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Nuova convivenza e assegno di mantenimento figli

27 Giugno 2022
Nuova convivenza e assegno di mantenimento figli

Quanto incide una nuova stabile convivenza sugli alimenti che un genitore deve versare all’ex per il figlio?

Se l’avvio di una nuova convivenza può influire sull’assegno di mantenimento dovuto all’ex coniuge, le cose cambiano quando si tratta degli alimenti per i figli. Questi ultimi infatti hanno un diritto privilegiato che non subisce mutamenti a seconda dei rapporti tra i relativi genitori. Tant’è che viene determinato nella stessa misura indipendentemente che si tratti di una coppia sposata o di fatto. 

Detto ciò, vediamo come può influire una nuova convivenza sull’assegno di mantenimento per i figli e quando il genitore obbligato al versamento della somma mensile può chiedere una riduzione o l’altro un aumento. 

Chi deve pagare il mantenimento ai figli?

Obbligato a versare l’assegno di mantenimento ai figli è il genitore che non vive più quotidianamente con loro. Difatti, con tale importo, questi contribuisce – in quota parte – alle spese che l’altro sopporta quotidianamente per il loro mantenimento (il mantenimento dei figli infatti spetta ad entrambi i genitori, in proporzione alle rispettive capacità economiche). 

Oltre all’assegno ordinario mensile, il genitore non convivente deve partecipare alle spese straordinarie che di volta in volta si presentano (ad esempio quelle per gite scolastiche, visite mediche, ecc.), secondo una percentuale che, se non diversamente stabilito dal giudice, è pari al 50%.

A quanto ammonta il mantenimento dei figli?

Non esiste una regola aritmetica che fissi l’ammontare del mantenimento per i figli. La giurisprudenza ritiene che i genitori debbano garantire ai figli il loro stesso tenore di vita. Quindi tanto più sono benestanti i genitori, tanto maggiore sarà il contributo dovuto per i figli. Non perché un figlio debba “formarsi al rigore” lo si può privare dei mezzi di sostentamento se il genitore ha elevate disponibilità economiche. 

Il mantenimento non deve coprire solo le esigenze essenziali di sopravvivenza (vitto, alloggio, cure mediche) ma anche l’istruzione, la vita di relazione, lo sport e il divertimento. Il tutto – come sempre – in proporzione alle disponibilità economiche del padre e della madre.

Nuova convivenza e assegno di mantenimento all’ex

Il problema della revisione del mantenimento dovuto all’ex, in costanza di una nuova convivenza da parte di questi, si pone solo tra coppie sposate. Per quelle di fatto, invece, non è mai dovuto il mantenimento.

Il semplice fatto che l’ex coniuge conviva con un’altra persona non fa venir meno il suo diritto al mantenimento a meno che tale convivenza sia stabile e duratura. Ma cosa si intende con questi termini? Che non può trattarsi di una semplice convivenza momentanea, volta magari a sperimentare se nella coppia c’è sintonia. I due devono invece voler realizzare un’unione fondata sugli stessi principi del matrimonio, e quindi basata sulla solidarietà, sulla contribuzione ai bisogni della famiglia, e sulla reciproca assistenza morale e materiale. 

Per dimostrare che la convivenza è stabile e duratura si può verificare se vi sia un cambio di residenza, se l’uno si faccia carico delle spese per la ristrutturazione della casa dell’altro, ecc.

Tuttavia, anche in presenza di una convivenza stabile e duratura, l’assegno di mantenimento resta dovuto se l’ex, che durante il matrimonio ha rinunciato alla propria carriera per dedicarsi alla casa e alla famiglia, così garantendo all’altro la possibilità di concentrarsi sul lavoro e arricchirsi, non è in grado di badare a sé economicamente [1]. Mentre non basta, per avere l’assegno, indicare una generica «sperequazione notevole dei redditi» tra gli ex coniugi [2]. 

In particolare, la Cassazione ha ricordato come l’instaurarsi di una «stabile convivenza di fatto, giudizialmente accertata» incida sul diritto sia al riconoscimento di un assegno di divorzio, che alla sua revisione e alla sua misura, ma non determini necessariamente la perdita integrale del diritto all’assegno. Per mantenere l’assegno divorzile, la parte «dovrà fornire la prova del contributo offerto alla comunione familiare, della eventuale rinuncia concordata a occasioni lavorative e di crescita professionale in costanza di matrimonio, dell’apporto fornito alla realizzazione del patrimonio familiare e personale dell’ex coniuge, con connesso beneficio economico in capo a quest’ultimo. In mancanza di questa prova, la nuova convivenza fa decadere il diritto all’assegno divorzile».

Nuova convivenza e assegno di mantenimento figli

Vediamo come può incidere una nuova convivenza sull’assegno di mantenimento per i figli. 

A differenza dell’ipotesi precedente, qui il problema si pone sia per le coppie sposate che per quelle di conviventi. Difatti, anche in queste ultime, i genitori sono comunque tenuti a versare gli alimenti ai figli. 

Se ad instaurare la nuova convivenza è il genitore con cui i figli vivono, l’assegno deve essere comunque versato. E ciò perché l’obbligato resta pur sempre il genitore naturale, indipendentemente dal fatto che la prole viva con un’altra persona. C’è però da dire che le eventuali accresciute disponibilità economiche del genitore collocatario, che possa contare sul maggior reddito o sul patrimonio del nuovo partner, potrebbero portare il giudice a ridimensionare l’ammontare del mantenimento stesso (che, come detto, deve essere sempre rapportato alle condizioni economiche dei genitori).

Viceversa, se la nuova convivenza viene instaurata dal genitore obbligato a versare il mantenimento, nessuna deroga vi può essere in merito all’ammontare dell’assegno, anche perché – seppur è vero che la Costituzione garantisce il diritto a (ri)farsi una famiglia – ciascun genitore deve sempre garantire ai figli il mantenimento. Insomma, non perché si ha “a carico” un nuovo partner ci si può dimenticare dei propri bambini anche se nati da una precedente unione. 

Solo la nascita di nuovi figli potrebbe determinare una revisione dell’assegno versato a quelli già nati se il reddito del genitore obbligato è insufficiente a mantenere entrambe le famiglie. 


note

[1] Cass. SU sent. n. 32198/21 del 5.11.2021

[2] Cass. ord. n. 14256/22 del 5.05.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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