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Accertamenti fiscali anche alle casalinghe che spendono il reddito del marito

22 Ottobre 2014
Accertamenti fiscali anche alle casalinghe che spendono il reddito del marito

L’accertamento sintetico può essere bloccato solo se la casalinga riesce a dimostrare al fisco il reddito professionale del marito: in famiglia vige il principio della solidarietà economica.

Anche le casalinghe nell’occhio del fisco, nonostante non siano occupate e non abbiano redditi propri. Già, perché se la donna che si dedica al ménage familiare è, nello stesso tempo, intestataria di beni come l’auto o faccia acquisti consistenti, allora potrebbe scattare anche per lei il redditometro.

Secondo il nuovo accertamento sintetico, infatti, gli incrementi patrimoniali, al pari dei consumi e delle spese genericamente considerate, sono considerati per intero come maggior reddito nell’anno in cui viene sostenuta la spesa.

In questo caso, l’unica difesa nei confronti dell’accertamento sintetico è quella di dimostrare all’Agenzia delle Entrate – accortasi della discrepanza tra la situazione patrimoniale della donna e quella economica dichiarata al fisco – che i redditi provengono dal marito e, quindi, eccepire l’eventuale comunione dei beni. Ancora una volta,  comunque, la tracciabilità del trasferimento del denaro (ossia la trasmissione con strumenti come bonifici bancari o assegni) è il mezzo migliore per prevenire brutte sorprese.

La questione è stata sottolineata da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno [1].

Nell’ambito della famiglia rileva il concetto di solidarietà economica: pertanto l’amministrazione finanziaria, nella determinazione sintetica del reddito di una casalinga, deve tener conto anche del reddito professionale del coniuge, specie se gli incrementi patrimoniali contestati siano stati sostenuti con denaro del marito.

Dunque, se dovesse accadere che l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate contesti alla casalinga l’omessa dichiarazione, pur in presenza di beni e servizi indici di spese e d’incrementi patrimoniali (autovetture, appartamenti), è necessario innanzitutto eccepire la carenza dei presupposti qualora vi sia la comunione dei beni con il proprio coniuge titolare di un’adeguata redditività.

I giudici hanno sottolineato l’importanza della solidarietà economica nell’ambito della famiglia; l’Agenzia delle Entrate, nella determinazione sintetica del reddito della contribuente, deve tenere conto dei redditi conseguiti dal coniuge negli anni precedenti.


note

[1] CTP Salerno sent. n. 3702/14.

Autore immagine: 123rf com


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