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Se vinci la causa ma rifiuti la transazione paghi le spese processuali

22 Ottobre 2014
Se vinci la causa ma rifiuti la transazione paghi le spese processuali

Paga metà spese di lite il danneggiato se rifiutò la riparazione del danno offerta dalla controparte: penalizzata la condotta poco collaborativa del creditore.

Chi perde paga. Ma non sempre. Il principio, rafforzato dalla recente riforma della giustizia, secondo cui chi è soccombente in una causa deve rimborsare alla controparte le spese legali (ossia quelle per il contributo unificato, le spese vive e l’avvocato), trova eccezione in due sole ipotesi:

– in casi gravi ed eccezionali (che devono essere rigorosamente motivati)qualora il giudice ritenga le ragioni della controparte soccombente comunque meritorie;

– se la parte vincitrice abbia rifiutato, senza una valida ragione, una ragionevole composizione della lite da parte del debitore (per esempio: la riparazione del muro danneggiato, il risarcimento del danno in una misura molto vicina a quella contenuta nella sentenza, ecc.).

Ciò perché la legge vuol evitare che i cittadini possano fare un uso distorto della giustizia, ai soli fini di “principio” o di capriccio.

Ed è proprio a quest’ultimo punto che si è riferita una sentenza della Cassazione pubblicata poche ore fa [1].

La vicenda

Il caso è quello del un proprietario di un’immobile che aveva fatto causa al vicino del piano superiore per ottenere il risarcimento dei danni causati da alcuni lavori eseguiti nell’appartamento di questi. Il responsabile si era offerto di far riparare le parti rovinate del muro, ma il danneggiato aveva rifiutato la mano tesa dell’avversario, insistendo nel giudizio; così, il giudice, con la sentenza definitiva, pur dandogli ragione, lo ha condannato a pagare metà delle spese legali sostenute da controparte che pure era soccombente. Una vittoria “di Pirro”, visto che le due poste (l’avere da un lato, il dare dall’altro) erano quasi identiche.

Insomma: a conti fatti non è affatto detto che ci si guadagni a fare causa se la controparte assume un atteggiamento collaborativo, ammettendo le proprie responsabilità.

Va bene la transazione, ma voglio comunque i soldi!

Non ci si può neanche impuntare nella pretesa di ottenere, sia pure in via transattiva, una somma di denaro. Se il danneggiante offre, piuttosto, di poter incaricare, a proprie spese, una ditta di propria fiducia affinché ripristini il bene rovinato (è ciò che viene definito, dai tecnici del diritto, “risarcimento in forma specifica”), il rifiuto fa scattare ugualmente la condanna. Infatti, sottolinea la Corte, la rimessione in pristino del bene basta e avanza per legittimare la compensazione parziale delle spese.


note

[1] Cass. sent. n. 22347/14 del 22.10.14.

Autore immagine: 123rf com


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