Diritto e Fisco | Editoriale

Migliaia di multe notificate in ritardo: come contestarle

23 Ottobre 2014
Migliaia di multe notificate in ritardo: come contestarle

Eccesso di velocità e autovelox: lo slittamento oltre i 90 giorni è consentito solo qualora siano necessari ulteriori accertamenti per individuare il proprietario.

Quello che, in questi giorni, sta accadendo a Milano è emblematico per farsi una vaga idea di quale abuso stiano perpetrando numerosi Comuni d’Italia ai danni degli automobilisti: abuso che si sostanzia, in pratica, nell’inviare le multe per eccesso di velocità, rilevate con apparecchiature fotografiche automatiche, ben oltre il termine massimo previsto dalla legge. Tale termine corrisponde a 90 giorni dopo l’accertamento fotografico. Invece, già solo nel capoluogo lombardo, l’amministrazione ha spedito, negli ultimi due mesi, circa 300 mila sanzioni, di cui una gran parte illegittime per il motivo appena detto.

Il punto della questione – che sembra nascondere più che altro una spudorata necessità dei Comuni di fare cassa – è il seguente. Le amministrazioni locali sostengono un’interpretazione del tutto scorretta – ma a loro vantaggiosa – del codice della strada. In particolare, il termine dei 90 giorni viene conteggiato non dalla data del rilevamento fotografico, ma da quando la foto viene visionata dai funzionari nell’ufficio. Il che, in determinate ipotesi, vuol dire anche diverse settimane dopo. Invece, solo in un caso la legge consente di far decorrere da un momento successivo il termine dei 90 giorni: e cioè qualora siano necessari ulteriori  accertamenti per individuare il proprietario del mezzo. Ben si comprende, allora, come, in ipotesi di multe con autovelox, dove la targa dell’auto è di tutta evidenza e la polizia ha la possibilità (grazie al collegamento telematico con il PRA) di risalire in un attimo all’intestatario del mezzo, lo slittamento del termine è puramente pretestuoso. Insomma, è un modo per giustificare l’inerzia e l’inefficienza delle amministrazioni e, di conseguenza, sanare tutti i ritardi!

Sostenere la tesi dei Comuni è assurdo, oltre che illegittimo. Se così fosse, verrebbe di chiedersi a cosa serva il termine dei 90 giorni previsto dalla legge, se la pubblica amministrazione potrebbe, a suo piacimento, farlo slittare secondo le proprie esigenze.

Per difendersi, a questo punto, non resta che fare ricorso:

– entro 60 giorni al Prefetto

– entro 30 giorni al Giudice di pace.

Senonché il ricorso, a volte, presenta criticità pratiche non di minimo rilievo. Quello al Prefetto perché, statisticamente, viene più spesso rigettato (non si dimentichi, infatti, che il Prefetto è pur sempre un organo dell’amministrazione). Quello al giudice di pace rischia di diventare antieconomico per via dei costi di contributo unificato e, per chi non ha un amico o un parente avvocato, per quelli del legale.

Per le modalità pratiche leggi: “Opposizione alle multe e alle contravvenzioni amministrative: come fare e modello di atto”.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA