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Quando muore l’usufruttuario cosa bisogna fare?

8 Gennaio 2023 | Autore:
Quando muore l’usufruttuario cosa bisogna fare?

Conseguenze della morte del titolare del diritto di usufrutto: attività e adempimenti da porre in essere.

Sei intestatario di una casa sulla quale aveva l’usufrutto un’anziana parente che vi abitava da tempo. Avendo con lei un legame affettivo, le avevi concesso tale diritto molti anni fa, in considerazione del fatto che non disponeva di un luogo dove vivere. Quasi avevi dimenticato di essere proprietario dell’immobile, non potendo utilizzarlo in nessun modo. Giorni fa, la vecchietta è morta. A questo punto, non sai cosa succede: infatti, ti chiedi se il diritto si trasmetta o meno ai suoi eredi, che in questo caso sono i figli. E se ciò non avviene, come puoi riacquistare pienamente il tuo diritto di proprietà? In questo articolo vedremo cosa bisogna fare quando muore l’usufruttuario o, se i titolari del diritto sono più di uno, alla morte di uno di loro. Prima di dare una risposta a questa domanda, però, spiegheremo in cosa consiste il diritto di usufrutto, in che misura limita le facoltà del proprietario e qual è la sua durata.

Come funziona l’usufrutto?

L’usufrutto [1] è il diritto di godere della cosa che forma oggetto di questo diritto, in modo pieno, esercitando quasi tutte le facoltà spettanti al proprietario. In particolare, l’usufruttuario può utilizzare il bene direttamente oppure darlo in affitto e percepire il canone di locazione, come se ne avesse la proprietà. Egli non può, invece, modificarne la destinazione e, meno ancora, venderlo.

Le ampie facoltà spettanti all’usufruttuario riducono al minimo il diritto del proprietario, che risulta svuotato di gran parte del suo contenuto. Per questo si parla di nuda proprietà.

Quanto alla durata, le parti possono concordare che l’usufrutto abbia una scadenza oppure che duri per tutta la vita dell’usufruttuario. In ogni caso, la morte di quest’ultimo fa venir meno il diritto, che non si trasmette ai suoi eredi. Anche nel caso in cui sia stato concordato un termine, qualora l’usufruttuario muoia, prima del suo spirare si verifica un’estinzione anticipata [2].

Il titolare dell’usufrutto può cedere il proprio diritto ad altri, a condizione che ciò non sia vietato dal contratto stipulato con il proprietario [3]; in ogni caso, esso si estingue alla morte del primo usufruttuario.

Cosa succede quando l’usufrutto si estingue?

Quando l’usufrutto si estingue, per effetto della scadenza o della morte dell’usufruttuario, si verifica il cosiddetto consolidamento dell’usufrutto: tutte le facoltà rientranti in questo diritto tornano al proprietario, che di conseguenza riacquista la piena proprietà sul bene.

L’immobile deve essere lasciato libero da persone e da cose e restituito mediante la consegna delle chiavi. Se è scaduto il termine deve essere l’usufruttuario a farlo; se quest’ultimo è morto, di tali incombenze devono farsi carico i suoi eredi.

Una situazione particolare è quella di più persone titolari del diritto di usufrutto sullo stesso bene. Questo si verifica, in particolare, quando usufruttuari sono dei coniugi. Un caso classico è quello dei genitori che cedono la nuda proprietà di un immobile al figlio, riservandosi l’usufrutto.

In simili ipotesi, cosa accade se uno degli usufruttuari muore? A tale domanda ha dato risposta la Corte di Cassazione [4], secondo cui bisogna distinguere due ipotesi.

La prima è che il titolo in base al quale è stato costituito l’usufrutto preveda l’accrescimento in capo a uno degli usufruttuari alla morte dell’altro.

L’accrescimento consiste nell’acquisizione, da parte dell’usufruttuario superstite, della quota di quello deceduto. Questo avviene non per successione ereditaria, nemmeno se i due sono coniugi o parenti, perché l’usufrutto non si trasmette agli eredi; avviene invece in base allo stesso titolo nel quale tale diritto trova fondamento.

Torniamo all’esempio dei genitori usufruttuari dell’appartamento donato al figlio. Può darsi che nel rogito notarile con il quale è avvenuta la donazione abbiano precisato che, in caso di morte di uno di loro, avvenisse l’accrescimento della sua quota di usufrutto in favore dell’altro. In tal caso, il coniuge superstite, che prima era intestatario del 50% del diritto, lo diviene del 100%.

La seconda ipotesi è quella che il titolo non preveda l’accrescimento. Di conseguenza, alla morte di uno degli usufruttuari, la sua quota si estingue e si consolida con la nuda proprietà, che diventa piena per il 50%. Egli potrà quindi continuare a godere del bene, consentendo anche al proprietario di farlo.

Morte dell’usufruttuario: cosa devono fare i suoi eredi?

Quando muore l’usufruttuario i suoi eredi dell’usufruttuario devono darne comunicazione al proprietario, lasciare l’immobile libero da persone e da cose e restituirne le chiavi.

Se il bene non viene liberato in un tempo ragionevole dopo il decesso, il proprietario deve innanzitutto inviare agli eredi una diffida perché vi provvedano, assegnando loro un termine. La lettera può essere inviata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, posta elettronica certificata (pec) o atto notificato tramite ufficiale giudiziario: in tal modo, si ha certezza della data di ricezione da parte dei destinatari.

In caso di inadempimento ostinato, occorre rivolgersi a un avvocato e iniziare una causa per l’occupazione illegittima dell’immobile, chiedendone la restituzione oltre al risarcimento dei danni.

Morte dell’usufruttuario: cosa deve fare il proprietario?

Come abbiamo visto, quando muore l’usufruttuario si verifica il consolidamento dell’usufrutto e il proprietario riacquista la piena proprietà sul bene. Cosa bisogna fare perché questo effetto si produca? Vi sono particolari adempimenti da porre in essere? Vediamo di rispondere ai dubbi più frequenti.

Se muore l’usufruttuario bisogna andare dal notaio?

Per costituire l’usufrutto su un immobile occorre recarsi dal notaio. Il professionista redige un documento che viene sottoscritto dalle parti; poi, ne cura la registrazione e la trascrizione presso la Conservatoria dei registri immobiliari. Tali adempimenti servono a versare allo Stato le imposte che sono richieste per l’atto e a rendere quest’ultimo opponibile ai terzi. In particolare, con la trascrizione tutti (in particolare, eventuali acquirenti del bene) sono in grado di sapere dell’esistenza dell’usufrutto.

La buona notizia è che, in caso di morte dell’usufruttuario, il consolidamento dell’usufrutto si verifica automaticamente e per produrre questo effetto non è necessario recarsi nuovamente dal notaio. Occorre, tuttavia, curare alcuni adempimenti perché tale diritto, ormai estinto, venga ufficialmente cancellato.

Morte dell’usufruttuario: come si cancella l’usufrutto?

La cancellazione (detta anche ricongiunzione o riunione) dell’usufrutto è un adempimento che deve essere eseguito obbligatoriamente alla morte dell’usufruttuario o comunque quando tale diritto si estingue.

La ragione di questo adempimento risiede nella necessità, per il fisco e per i terzi, di conoscere la reale situazione di un bene. In particolare, sotto l’aspetto fiscale, la tassazione cambia a seconda che un soggetto abbia su un immobile la piena o la nuda proprietà; pertanto, è un preciso obbligo a carico del proprietario comunicare l’avvenuto consolidamento dell’usufrutto. A tal fine, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate una domanda di voltura catastale, compilando un apposito modulo e allegando un certificato di morte dell’usufruttuario o anche una dichiarazione sostitutiva dell’avvenuto decesso.

Sono previsti dei costi comunque contenuti: una marca da bollo da 16,00 euro e un tributo speciale catastale da 55,00 euro.

Il termine per eseguire il suddetto adempimento è di 30 giorni dalla morte dell’usufruttuario o comunque dall’evento che ha prodotto l’estinzione del diritto.

Non occorre eseguire alcuna trascrizione del consolidamento dell’usufrutto presso la Conservatoria dei registri immobiliari. Una volta presentata la domanda di voltura, infatti, vi provvederà la stessa Agenzia delle Entrate.

Che succede se il proprietario è erede dell’usufruttuario?

Abbiamo visto cosa bisogna fare quando muore l’usufruttuario. Cosa accade qualora il proprietario sia erede dell’usufruttuario? In questa ipotesi bisogna fare qualcosa?

In realtà, alla luce di quanto abbiamo detto finora, la risposta è semplice. L’usufrutto non si trasmette agli eredi. Pertanto il proprietario, semplicemente, riacquista la piena proprietà per effetto del suo consolidamento.

Nel caso particolare dei genitori usufruttuari di un immobile del figlio, se muore uno di essi possono verificarsi i seguenti effetti, già spiegati in precedenza:

  • se nell’atto costitutivo dell’usufrutto è previsto l’accrescimento di tale diritto in favore del coniuge superstite, quest’ultimo diventerà usufruttuario al 100%;
  • se, viceversa, l’accrescimento non è previsto, il genitore ancora in vita manterrà il suo diritto per il 50%, mentre il figlio, per effetto del consolidamento della quota di usufrutto del genitore deceduto, riacquisterà la piena proprietà sul bene per la quota del genitore deceduto (sempre il 50%).

note

[1] Art. 981 cod. civ.

[2] Art. 979 cod. civ.

[3] Art. 980 cod. civ.

[4] Cass. civ. ord. n. 21450/19 del 19.08.2019.


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