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Concordato: accordo di ristrutturazione e di moratoria con le banche

9 Novembre 2015 | Autore:
Concordato: accordo di ristrutturazione e di moratoria con le banche

Concordato preventivo: l’accordo di ristrutturazione dei debiti con intermediari finanziari e l’accordo di moratoria con banche e intermediari finanziari.

Il nuovo art. 182 septies L. fall. accorda al debitore il quale, per sistemare il passivo della propria impresa, intenda percorrere la via dell’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis, uno strumento che gli consenta di superare il dissenso di uno o più creditori.

Nella pratica applicativa questo dissenso solitamente proviene da un’azienda di credito, meno propensa delle altre banche creditrici a concedere nuova finanza all’imprenditore o, comunque, ad accordargli dilazioni di pagamento o riduzioni del debito.

Accade così che il debitore, pur avendo raggiunto l’accordo con la maggioranza delle altre banche, veda naufragare la possibilità di ottenere nuovi finanziamenti.

Da tale impossibilità deriva spesso la necessità del concordato preventivo in continuità o, nei casi più gravi, liquidatorio, a fronte del dissenso di una sola banca.

Il nuovo art. 182 septies tenta di rimediare a questa stortura del sistema attribuendo al debitore la possibilità di estendere gli affetti dell’accordo di ristrutturazione anche ai creditori non aderenti, purché appartengano a una medesima categoria.

In particolare, la norma prevede che quando un’impresa ha la maggior parte di indebitamento (superiore al 50%) verso banche e intermediari finanziari, l’accordo di ristrutturazione dei debiti può individuare una o più categorie tra i creditori finanziari che abbiano fra loro posizione giuridica e interessi economici omogenei.

In tal caso il debitore può chiedere che gli effetti dell’accordo vengano estesi anche ai creditori finanziari (banche e intermediari finanziari) che non abbiano aderito all’accordo, purché al predetto accordo abbiano aderito i titolari di crediti finanziari pari ad almeno il 75% dell’ammontare complessivo.

Occorre, quindi:

– che il dissenso delle aziende di credito sia minoritario all’interno della loro stessa categoria (in quanto i crediti delle banche e degli intermediari finanziari non aderenti possono rappresentare al massimo il venticinque per cento dei crediti della classe);

– che il passivo dell’impresa sia formato per almeno la metà da debiti verso aziende di credito: il che significa che l’estensione degli effetti dell’accordo alle banche ed agli intermediari finanziari non aderenti può aver luogo solo se il risanamento dell’impresa interessi in modo preponderante il ceto bancario e degli intermediari finanziari.

Una banca o un intermediario finanziario può essere titolare di crediti inseriti in più di una categoria.

Il debitore deve notificare il ricorso e la documentazione alle banche e agli intermediari finanziari ai quali chiede di estendere gli effetti dell’accordo.

Per costoro il termine per proporre opposizione (art. 182 bis, co. 4, L. fall.) decorre dalla notifica del ricorso. Il tribunale procede all’omologazione previo accertamento, avvalendosi ove occorra di un ausiliario, che le trattative si siano svolte in buona fede e che le banche e gli intermediari finanziari ai quali il debitore chiede di estendere gli effetti dell’accordo:

a) abbiano posizione giuridica e interessi economici omogenei rispetto a quelli delle banche e degli intermediari finanziari aderenti;

b) abbiano ricevuto complete e aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore nonché sull’accordo e sui suoi effetti, e siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative;

c) possano risultare soddisfatti, in base all’accordo, in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.

 

L’accordo di moratoria con banche e intermediari finanziari

Quando fra l’impresa debitrice e una o più banche o intermediari finanziari venga stipulata (a partire dal 27-6-2015) una convenzione diretta a disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi attraverso una moratoria temporanea dei crediti nei confronti di una o più banche o intermediari finanziari e sia raggiunta la maggioranza del 75% dei crediti delle banche e degli intermediari finanziari, la convenzione di moratoria, in deroga agli artt. 1372 e 1411 c.c., produce effetti anche nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari non aderenti, qualora:

– siano stati informati dell’avvio delle trattative;

– siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede,

– un professionista attesti l’omogeneità della posizione giuridica e degli interessi economici fra i creditori interessati dalla moratoria.

L’art. 182 septies prevede, quindi, un istituto a tutela del debitore in crisi, frutto dell’esperienza: infatti, normalmente, prima di proporre un accordo di ristrutturazione dei debiti o un concordato preventivo, l’imprenditore privo di liquidità ma con risultati economici ancora positivi, prova a ottenere, presso i creditori, una dilazione nel pagamento dei crediti. Tale proroga dei termini di adempimento, accompagnata da esiti economici favorevoli, può portare all’eliminazione dello stato di crisi/insolvenza.

Nell’ambito dell’accordo raggiunto con la maggioranza dei creditori può esserci, però, un creditore che neghi il consenso alla dilazione oppure lo conceda a condizioni diverse e per sé più favorevoli.

Questa nuova moratoria è ora prevista dalla norma per il caso in cui intervenga “tra l’impresa debitrice e una o più banche o intermediari finanziari”.

La convenzione tra debitore e banche, diretta a disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi attraverso una moratoria temporanea dei crediti, se è stipulata con la maggioranza del 75% dell’ammontare del passivo riferibile a banche e intermediari, in deroga agli artt. 1372 e 1411 c.c., è efficace anche nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari non aderenti. L’estensione degli effetti della moratoria è condizionata al fatto che questi ultimi siano stati informati dell’avvio delle trattative e siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede.

In sostanza, è prevista un’adunanza deformalizzata nella quale i creditori interessati (aderenti e non aderenti) possono confrontarsi ed esprimere le ragioni del loro consenso o dissenso.

L’accertamento circa «l’omogeneità della posizione giuridica e degli interessi economici fra i creditori interessati dalla moratoria» deve essere fatto da un professionista in possesso dei requisiti previsti dall’art. 67, lett. d), L. fall.

È prevista, inoltre, una fase giurisdizionale di controllo dell’operato su opposizione dei creditori non aderenti: le banche e gli intermediari finanziari non aderenti alla convenzione possono proporre opposizione entro 30 giorni dalla comunicazione della convenzione stipulata, accompagnata dalla relazione del professionista.

La comunicazione deve essere effettuata, alternativamente, mediante lettera raccomandata o posta elettronica certificata.

Con l’opposizione, la banca o l’intermediario finanziario può chiedere che la convenzione non produca effetti nei suoi confronti.

Il tribunale, con decreto motivato, decide sulle opposizioni, verificando che le trattative si siano svolte in buona fede e che le banche e gli intermediari finanziari ai quali il debitore chiede di estendere gli effetti dell’accordo:

– abbiano posizione giuridica e interessi economici omogenei rispetto a quelli delle banche e degli intermediari finanziari aderenti;

– abbiano ricevuto complete e aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore nonché sull’accordo e sui suoi effetti, e siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative;

– possano risultare soddisfatti, in base all’accordo, in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.

Nel termine di 15 giorni dalla comunicazione, il decreto del tribunale è reclamabile alla corte d’appello ai sensi dell’art. 183 L. fall.

In nessun caso ai creditori non aderenti possono essere imposti:

—      l’esecuzione di nuove prestazioni;

—      la concessione di affidamenti;

—      il mantenimento della possibilità di utilizzare affidamenti esistenti;

—      l’erogazione di nuovi finanziamenti.

Non è considerata nuova prestazione la prosecuzione della concessione del godimento di beni oggetto di contratti di locazione finanziaria già stipulati.

Il-nuovo-volto-del-Processo-Civile-del-Concordato-Preventivo-e-del-Fallimento


note

Autore immagine: 123rf com


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