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Dopo armi e aborto, la terza mossa della Corte Suprema Usa

1 Luglio 2022 | Autore:
Dopo armi e aborto, la terza mossa della Corte Suprema Usa

Fa discutere l’ultima decisione dei giudici statunitensi, una vittoria per l’industria del carbone e un’amara sconfitta per la lotta al cambiamento climatico.

Cosa sta succedendo negli Stati Uniti? Le ultime pronunce della Corte Suprema stanno ribaltando l’ordine della crescita in avanti del popolo americano, e hanno fatto fare agli Usa passi indietro di decenni. E come se le controverse decisioni su diritti civili e protezione non fossero già di per sé sufficienti, ieri i giudici più importanti degli States si sono pronunciati in una sentenza che va pesantemente a colpire le azioni in atto contro il cambiamento climatico. Un altro tiro messo a segno dai conservatori, sparato con un’imbarazzante leggerezza e che, anche questa volta, andrà a condizionare la vita di milioni di persone, che possono solo assistere passivamente a ciò che accade.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha tagliato i poteri dell’agenzia per l’Ambiente (Epa), stabilendo che non può imporre limiti alle emissioni di Co2 degli impianti per la generazione di elettricità. La sentenza, approvata 6 voti contro 3 dalla maggioranza ultraconservatrice della Corte, è un duro colpo per le politiche del presidente Joe Biden contro i cambiamenti climatici, mentre segna una vittoria per l’industria del carbone. L’Agenzia, infatti, negli anni è stata un importante strumento per impostare e applicare un’efficace politica di tutela ambientale che, essendo gli Stati Uniti una delle potenze più importanti a livello globale, assume una rilevanza per tutto il pianeta. Se gli Usa fanno un passo indietro sul clima ora potrebbe esserci davvero un punto di non ritorno ancor più precoce di quello prefissato dagli esperti.

«Porre un tetto alle emissioni di anidride carbonica ad un livello tale da costringere ad una transizione nazionale fuori dall’uso del carbone per generare elettricità può essere ‘una soluzione sensibile alla crisi del giorno’. Ma non è plausibile che il Congresso abbia dato all’Epa l’autorità di adottare questi schemi», ha scritto il giudice Roberts nel parere di maggioranza, usando parole che minimizzano la crisi climatica. Di tutt’altro tono il parere di minoranza, firmato da Elena Kagan. «Oggi la Corte priva l’Epa del potere che le ha dato il Congresso di rispondere alla ‘più pressante sfida ambientale del nostro tempo», ha detto, citando una sentenza precedente.

La sentenza si basa sui poteri concessi all’Epa dal Clean Air Act, una legge approvata decenni fa, prima che l’emergenza climatica fosse riconosciuta come una crisi globale. Ancora una volta – dopo la sentenza contro l’aborto e quella che liberalizza il porto d’armi- la Corte Suprema si pronuncia su una linea super conservatrice, grazie alla nuova maggioranza ottenuta con le tre nomine di giudici voluti da Donald Trump. L’ex presidente, va ricordato, aveva fatto uscire gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima.



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