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Adozione mite: cos’è e quando si applica

4 Luglio 2022 | Autore:
Adozione mite: cos’è e quando si applica

Quando si può adottare un bambino senza fargli perdere il legame con la sua famiglia di origine.

In Italia, non esiste una forma unica di adozione: oltre all’adozione classica, è possibile anche l’adozione mite, che serve ad adottare un bambino senza fargli perdere il legame con i suoi genitori biologici. Così il bambino adottato potrà continuare, se vuole e se è possibile, a vederli, sentirli ed incontrarli, sia pure saltuariamente, in modo da mantenere un rapporto affettivo con loro.

L’adozione mite è, quindi, una forma “attenuata” di adozione, che presenta caratteristiche peculiari: ad esempio, la responsabilità genitoriale – cioè il potere di assumere tutte le decisioni necessarie per il bambino – passa agli adottanti, visto che i genitori biologici non sarebbero in grado di esercitarla; però il cognome originario del minore si mantiene, e ad esso si aggiunge quello dei genitori adottanti. Si tratta di un istituto flessibile e adatto alle varie esigenze educative e di tutela che possono presentarsi nella pratica. Dopo queste premesse, vediamo più in dettaglio cos’è e quando si applica l’adozione mite.

Adozione mite: perché va sempre più di moda?

Ti diciamo subito che la portata applicativa di questa forma di adozione mite è destinata ad incrementarsi sempre più in futuro, perché la giurisprudenza europea, ed anche quella italiana più recente [1], affermano che l’adozione tradizionale (detta anche adozione piena, o legittimante) è l’ultima ed estrema soluzione, da applicarsi solo nei casi in cui i genitori biologici mancano o comunque risultano del tutto incapaci ad occuparsi dei loro figli.

Se queste condizioni non si verificano, è sempre preferibile ricorrere alla soluzione morbida, più soft, dell’adozione mite, che in un certo senso accontenta sia i minori, sia gli adottanti, sia i genitori biologici che non vengono esclusi del tutto; tenendo sempre presente che ogni decisione giudiziaria deve essere assunta nel preminente interesse del minore, e non secondo le aspettative degli adulti. E questo criterio si sta diffondendo sempre più nei tribunali italiani.

Adozione mite: quando si applica?

L’adozione mite rientra nel gruppo di casi definiti dalla legge [2] come «adozione in casi particolari»: sono situazioni che non consentono di arrivare all’adozione piena, ma che richiedono comunque di trovare una soluzione opportuna per un minore. In particolare, l’adozione mite si applica «quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo» del bambino, che comunque deve essere sistemato in modo idoneo e, possibilmente, presso una famiglia stabile.

L’impossibilità di affidamento preadottivo può derivare da varie situazioni, come l’estrema difficoltà di trovare una coppia di genitori adottivi che vogliano prendersi cura di un minore problematico o già grande di età, o quando ci sarebbe la disponibilità di persone che non possono adottare con la procedura tradizionale, perché gli mancano alcuni requisiti, ma che comunque intrattengono un rapporto affettivo proficuo e stabile con il bambino. Può trattarsi, quindi, a seconda dei casi, di una impossibilità materiale o giuridica.

Con i vari tipi di adozione in casi particolari, i bambini ed i ragazzi possono essere adottati anche quando non versano in uno stato di abbandono, purché sia sempre garantito «il preminente interesse del minore» [3].

Adozione mite: come funziona?

La domanda di adozione mite va presentata – con l’assistenza di un avvocato – presso il tribunale per i minorenni del luogo in cui si trova il minore. Il tribunale deve accertare l’idoneità e la capacità educativa degli aspiranti adottanti e verificare le possibilità di un’idonea convivenza del bambino nel nuovo ambiente familiare. A tal fine, vengono svolte le opportune indagini con l’ausilio dei servizi sociali del Comune.

È richiesto il consenso del minore che ha compiuto i 14 anni di età; il minore deve comunque essere sentito personalmente dal giudice se ha più di 12 anni e, se il giudice lo ritiene opportuno, può ascoltare anche i bambini di età inferiore. Inoltre, anche i genitori biologici del minore da adottare devono prestare il proprio assenso all’adozione mite, a meno che non siano irreperibili o incapaci di esprimere un valido consenso.

In caso di esito positivo, il procedimento di adozione mite si conclude con una sentenza emessa dal tribunale dei minorenni, in base alla quale il minore adottato diviene figlio a tutti gli effetti dei suoi genitori adottivi, che così assumono il dovere di educarlo, istruirlo, mantenerlo ed amministrarne i beni.

Adozione mite: quando è vietata?

Il giudice che accerta lo stato di abbandono di un bambino non può contestualmente disporne l’adozione mite: è questo il dirompente principio affermato in una nuova ordinanza della Cassazione [1], a comprova del fatto che in questa delicata materia l’evoluzione giurisprudenziale è ancora in corso e ci sono numerosi dubbi e incertezze applicative, anche per i giudici minorili.

In quella vicenda, il tribunale dei minorenni aveva dichiarato lo stato di adottabilità di una bambina, perché la madre era deceduta e il padre non era in grado di occuparsene. Tuttavia, a quel genitore biologico era stato riconosciuto il diritto di vedere, almeno saltuariamente, la figlia; ma la procura generale ha proposto ricorso contro questa decisione, sostenendo che lo stato di abbandono precludeva la possibilità di un’adozione mite. E la Suprema Corte ha dato ragione a questa tesi: l’adozione – sia essa piena o in forma mite – è un procedimento separato e successivo rispetto a quello dello stato di abbandono del minore e della dichiarazione della sua adottabilità.

In definitiva, secondo i giudici di legittimità, non sono ammesse «soluzioni ibride» con le quali, da una parte, si accerta lo stato di abbandono di un minore – che è un requisito necessario per pronunciare l’adozione piena – e, dall’altro lato, si dispone comunque, nello stesso provvedimento giudiziario, l’adozione in forma mite. Per arrivare a questo risultato occorre, invece, compiere distintamente i passaggi che abbiamo descritto.

Approfondimenti

Per approfondire l’argomento leggi anche: “Arriva l’adozione mite dei bambini: in cosa consiste?” e “Adozione di minore: quali sono gli ostacoli?“.


note

[1] Cass. ord. n. 1476/2021.

[2] Art. 44, lett. d), L. n. 184/ 1983.

[3] Art. 57 L. n. 184/ 1983.

[4] Cass. ord. n. 21024 del 01.07.2022, che ha affermato il seguente principio di diritto: «Il giudizio di accertamento dello stato di adattabilità di un minore in ragione della sua condizione di abbandono, ai sensi degli artt. 8 e ss. L. 184/1983, e il giudizio volto a disporre un’adozione mite, ex art. 44, lett. d), legge 184/ 1983, costituiscono due procedimenti autonomi, di natura differente e non sovrapponibili fra loro, dato che il primo è funzionale alla successiva dichiarazione di un’adozione cd. piena o legittimante, ai sensi dell’art. 25 I. 184/1983, costitutiva di un rapporto sostitutivo di quello con i genitori biologici, con definitivo ed esclusivo inserimento in una nuova famiglia del minore, mentre il secondo crea un vincolo di filiazione giuridica coesistente con quello con i genitori biologici, non estinguendo il rapporto del minore con la famiglia di origine pur se l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta all’adottante. La diversità dei procedimenti e delle statuizioni adottate all’esito degli stessi impedisce che nell’ambito del giudizio di accertamento dello stato di adottabilità sia assunta alcuna statuizione che faccia applicazione dell’art. 44 L. 184/ 1983».


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