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Cocoprò continuativo? Non è dipendente. Conta la natura del progetto

26 Ottobre 2014
Cocoprò continuativo? Non è dipendente. Conta la natura del progetto

Non basta la continuità del rapporto a fare del cocoprò un contratto di lavoro subordinato tradizionale: conta la natura del progetto.

In un rapporto di collaborazione coordinata, come il co.co.pro., il fatto che il contratto sia stato puntualmente rinnovato a ogni scadenza non è un elemento chiave per fare di esso un contratto di lavoro subordinato. Se, infatti, la prestazione ha un contenuto prevalentemente personale – perché ad esempio consiste nei progetti di un professionista – la durata nel tempo e la continuità del rapporto, anche per più anni, non è sufficiente per chiedere, al giudice, l’equiparazione a un dipendente tradizionale. Ciò che più conta, invece, è il tipo di incarico affidato, ossia la natura del progetto.

Lo ha precisato la Cassazione lo scorso venerdì [1].

Tra lavoro autonomo e lavoro subordinato bisogna fare delle distinzioni che tengano conto non solo di indici astratti come la durata del rapporto, il luogo ove esso è stato svolto, la retribuzione, ecc.; ma, al contrario, bisogna scendere nel concreto, verificando, per esempio, se il lavoratore abbia eseguito specifiche direttive provenienti dai vertici aziendali (circostanza che, questa sì, è segnale di subordinazione).

Anche il lavoratore autonomo può ben avere il suo staff in azienda, nei confronti del quale può proporre assunzioni, promozioni, aumenti di stipendio e ferie senza per ciò solo il rapporto si trasformi in subordinato.

Quanto alla durata del contratto, nel caso della prestazione che ha un contenuto molto peculiare, ad esempio perché connotata da alta professionalità, la continuità è insufficiente a far scattare la subordinazione. Piuttosto è il contenuto della prestazione a rilevare su ogni altro indice.


note

[1] Cass. sent. n. 22690/14 del 24.10.2014.

Autore immagine:123rf com


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