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Inquadramento praticante avvocato

16 Luglio 2022 | Autore:
Inquadramento praticante avvocato

Che inquadramento ha un tirocinante nello studio di un avvocato? Quanto guadagna? Deve aprire la partita Iva?

A dispetto dei luoghi comuni, quella in Giurisprudenza è una delle lauree più difficili e allo stesso tempo appetibili, offrendo diverse opportunità di lavoro, oltre che di guadagno. Si stima, infatti, che in Italia gli iscritti alle facoltà di diritto siano oltre i 17mila, con una percentuale di abbandono abbastanza alta. Per non parlare dei fuoricorso, che sarebbero addirittura l’82% degli studenti. Una volta finiti gli studi, la maggior parte dei laureati decide di svolgere la pratica forense, sperando di ottenere il titolo di avvocato. Si tratta di un percorso spesso duro che prevede un impegno decisamente elevato e costante nel tempo.

Sono molte, però, le domande che si pongono i tirocinanti, come quella sull’inquadramento del praticante avvocato o ancora quelle relative al rimborso spese e all’apertura della partita Iva. Scopriamo cosa fa il tirocinante presso uno studio legale, cosa vuol dire “inquadramento praticante avvocato” e quanto può guadagnare.

Chi è il praticante avvocato?

Il praticante avvocato è spesso uno studente da poco laureato che decide di intraprendere la carriera forense appoggiandosi allo studio di un difensore abilitato. La pratica dura diciotto mesi ed è finalizzata al raggiungimento delle capacità professionali forensi e all’acquisizione dei principi etici che servono per poter svolgere la professione. Il praticante, in primo luogo, deve iscriversi presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati, presentando una domanda corredata di marca da bollo, fotocopia della carta d’identità e altri documenti. Al tirocinante verrà poi consegnato un libretto nel quale dovrà registrare tutte le udienze a cui ha partecipato.

Il praticante, ovviamente, ha anche dei doveri. Ad esempio, dovrà partecipare ad almeno 20 udienze a semestre e dovrà essere presente nello studio legale per diverse ore a settimana. Dal 2022, inoltre, si sono aggiunti anche alcuni corsi che devono essere seguiti obbligatoriamente dal giovane e che complicano ulteriormente il percorso, rendendolo ancora più difficile.

In ultimo, dopo i primi sei mesi, il tirocinante potrà svolgere anche l’attività in sostituzione del suo dominus, cioè dell’avvocato dello studio presso cui sta svolgendo la pratica.

Quanto guadagna un praticante avvocato?

La legge forense stabilisce che, negli studi legali privati, al praticante avvocato è sempre dovuto il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio presso il quale svolge il tirocinio.

La stessa legge prevede che, decorso il primo semestre di tirocinio, al praticante possono essere riconosciuti con apposito contratto un’indennità o un compenso per l’attività svolta «commisurati all’effettivo apporto professionale».

Il guadagno del praticante avvocato è molto difficile da calcolare, per cui non è semplice stabilire quanto guadagna un praticante avvocato. In alcuni studi, i tirocinanti possono essere retribuiti 500 euro al mese, se non di più. Si tratta, in particolare, dei grandi studi del nord che, a fronte dell’impegno del giovane, riconoscono una cifra a titolo di rimborso spese.

In altri casi, invece, poiché è l’avvocato titolare dello studio a decidere, i giovani percepiscono somme davvero irrisorie o, nel peggiore dei casi, finiscono per svolgere l’attività anche per più di otto ore al giorno, senza ricevere alcuna retribuzione. Quest’ultima, in realtà, è una prassi molto diffusa anche se illegittima.

L’inquadramento del praticante forense

Per quanto riguarda l’argomento dell’inquadramento del praticante forense, questi resta un collaboratore esterno, senza alcuna instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato.

L’iscrizione nel registro dei praticanti abilitati al patrocinio e l’iscrizione all’Albo degli Avvocati deve inoltre ritenersi incompatibile con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato.

Il praticante quindi non potrebbe essere neanche assunto dallo studio legale presso cui fa pratica.

Il rapporto è quindi di tipo contrattuale, anche se verbale. Lo svolgimento della pratica va formalizzato al Consiglio dell’Ordine con la redazione di un apposito libretto in cui si tiene conto delle udienze e dei progressi conseguiti dal praticante. Alcun altro tipo di rapporto lavorativo si instaura tra il praticante e lo studio legale.

L’inquadramento fiscale del praticante avvocato

Se sei un praticante avvocato ed eserciti in forma abituale l’attività professionale, oltre a dichiarare i tuoi redditi, potresti dover aprire anche la partita Iva. Tuttavia, puoi beneficiare del regime forfettario se rispetti alcuni requisiti, tra cui il fatto di non avere sostenuto, nell’anno precedente, spese di un importo superiore ai 5.000 euro per lavoro dipendente, da collaboratore o accessorio. I vantaggi di tale regime sono: l’esonero dall’applicazione della ritenuta d’acconto, l’esenzione dal pagamento dell’Iva, il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef, Irap, ecc.

L’inquadramento previdenziale del praticante avvocato

In riferimento all’inquadramento previdenziale del praticante, il regolamento della Cassa Forense stabilisce che si possano iscrivere alla stessa tutti coloro che siano in possesso della laurea in Giurisprudenza e che siano iscritti nel registro dei praticanti. Inoltre, gli iscritti potranno anche domandare la retrodatazione degli anni di pratica, fino ad arrivare ad un massimo di 5 anni.

Nel caso in cui, però, si decida di non procedere all’iscrizione, le somme che sono state percepite dovranno essere assoggettate alla contribuzione della Gestione Separata Inps. Il tirocinante, quindi, potrà scegliere tra Cassa Forense e Inps.



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