La legge di stabilità è un flop: c’è un buco di 10,4 miliardi

25 ottobre 2014


La legge di stabilità è un flop: c’è un buco di 10,4 miliardi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 ottobre 2014



La manovra crea un indebitamento per 10 miliardi che il Governo vorrebbe spendere, ma che per l’Europa è un pericolo.

Mancano solo 9 giorni al varo della nuova manovra economica –già famosa per la previsione dell’aumento dell’IVA e il bonus bebé – ma la bocciatura da parte dell’Unione Europea è ormai sicura. Bruxelles parla di deviazione significativa rispetto gli obiettivi di bilancio il cui pareggio è stato rinviato dal governo al 2017. Insomma, le promesse fatte all’U.E. non sono state mantenute.

L’insieme di misure espansive messe in campo dal Governo avranno un impatto, in termini di maggiore indebitamento sull’anno venturo, di 10,4 miliardi. E ciò nonostante un 1,1 miliardo di euro in meno recuperato proprio ieri dall’Esecutivo. Insomma, anziché diminuire, il nostro debito pubblico aumenterà. Ed è esperienza comune come, poi, nella realtà, i numeri siano sempre superiori rispetto a quelli previsti sulla carta.

In queste condizioni, il funzionamento della clausola di salvaguardia che determinerà nel 2016 l’aumento dell’IVA è purtroppo assai più probabile di quanto non voglia far credere il governo.

Sul fronte della spending review l’impatto del saldo articolato sul deficit si ferma complessivamente a 4,8 miliardi per il 2014, 3,7 per il 2016 e 3 miliardi per il 2017. Mentre in termini di riduzione delle entrate il saldo finale sul 2015 si attesta a 1,9 miliardi. Se a questi si volessero aggiungere i 3 miliardi di taglio delle agevolazioni fiscali previsti dal Governo Letta come clausola di salvaguardia, si arriverebbe ai 5 miliardi di minori entrate indicate ieri sera dal Mef.

I PRINCIPALI INTERVENTI DELLA STABILITÀ

DECONTRIBUZIONE

Meno contributi sui nuovi contratti di lavoro stabili

Per promuovere forme di occupazione stabile, la legge di stabilità prevede l’esonero dal versamento dei contributi a carico dei datori di lavoro – per un periodo massimo di trentasei mesi e nel limite di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua – per quel che riguarda le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico, decorrenti dal 1° gennaio 2015 e stipulati entro il 31 dicembre 2015.

BONUS 80 EURO

Sconto reso strutturale, ma non si amplia la platea.

Il bonus Irpef di 80 euro diventa strutturale: l’importo di 960 euro anni è fisso se il reddito complessivo non è superiore a 24mila euro, ma decresce una volta superato il limite fino ad azzerarsi a 26mila euro. Il decreto legge che istituiva il bonus prevedeva lo sconto per i lavoratori con un reddito compreso tra gli 8 e i 24mila euro. In un primo tempo si era parlato anche della sua estensione ad altre platee (come i pensionati o le partite Iva), ma per mancanza di risorse l’ipotesi è stata poi accantonata.

AMMORTIZZATORI

Due miliardi annunciati per la riforma e le deroghe

Per far fronte agli oneri derivanti dall’attuazione dei provvedimenti normativi di riforma degli ammortizzatori sociali, e per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, vengono stanziati 2 miliardi per il 2015. Questi oneri si riverberano sull’indebitamento netto in termini di maggiori prestazioni sociali per 1.500 milioni a decorrere dal 2015, tenuto conto che si stima che i restanti 500 milioni annui siano destinati a finanziare le contribuzioni figurative.

TAGLIO REGIONI

Dalle Regioni in arrivo risparmi per 4 miliardi

La legge di stabilità chiede un contributo anche agli enti locali per quel che riguarda i risparmi nella finanza pubblica. Per le Regioni, in particolare, sono previsti tagli per 4 miliardi. La ripartizione tra gli enti, e gli ambiti di spesa da coinvolgere, dovranno essere individuati dalle Regioni stesse entro il 31 gennaio 2015. In caso di mancata intesa, sarà il governo a decidere la ripartizione tenendo conto del Pil e della popolazione residente.

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