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Lo sai che? Risarcimento per la causa troppo lunga: spetta anche a chi perde?

Lo sai che? Pubblicato il 26 ottobre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 ottobre 2014

Legge Pinto e l’equa riparazione per violazione della ragionevole durata del giudizio: diritto anche alla parte soccombente.

L’indennizzo dovuto per la durata irragionevole di un processo spetta anche a chi ha perso. A ribadire un orientamento ormai abbastanza solido in giurisprudenza è stata, qualche giorno fa, la Corte Costituzionale [1]. I giudici hanno chiarito che l’attuale norma [2], per come è scritta, consente di essere interpretata ed estesa anche a favore delle parti soccombenti della causa.

Per cui, non importa se tu abbia perso o vinto il giudizio: se il giudizio è durato più di sei anni (3 per il primo grado, 2 per il secondo e uno per la Cassazione), ti spetta l’equo indennizzo (per approfondimenti sui presupposti leggi: “Chiedere il risarcimento per le cause lunghe” e “Legge Pinto: sempre dovuto il risarcimento del danno morale da irragionevole durata del processo”).

L’indennizzo, in ogni caso, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice. Tale parametro si applica sia se il richiedente il risarcimento è la parte che ha avuto la meglio in causa, sia che si tratti, invece, di chi è stato sconfitto.

Insomma, conclude la Corte, l’attuale legge non comporta l’impossibilità di liquidare un indennizzo a titolo di equa riparazione della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, in favore di chi, attore o convenuto, sia risultato, nello stesso, soccombente.

Seguendo un orientamento giurisprudenziale consolidato, la cassazione [3] ha anche ribadito che l’equa riparazione per irragionevole durata del processo può essere richiesta solo tenendo in considerazione l’intero procedimento, dal primo grado all’esecuzione della sentenza. Non è quindi possibile richiedere l’equa riparazione basandosi sulla durata di un solo grado di giudizio che ha sforato il limite stabilito dalla legge in quanto tale eccesso di durata potrebbe essere compensato dal minor dispendio di tempo in un grado di giudizio diverso.

note

[1] C. Cost. sent. n. 240/14 del 22.10.2014.

[2] Art. 2bis commma 3, L. n. 89/2001.

[3] Cass. sent. n. 13712 del 17.06.2014.


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