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Come provare una calunnia?

5 Luglio 2022
Come provare una calunnia?

Quando c’è calunnia, come denunciare chi ti calunnia ed entro quanto tempo. 

Se una persona ti incolpa di qualcosa che non hai commesso e vuoi denunciarla, ti sarai sicuramente chiesto come provare una calunnia. Probabilmente, penserai di dover dimostrare di essere stato accusato ingiustamente, di dover raccogliere testimonianze, documenti e quante più prove ci siano. In realtà, la questione è molto più semplice di quanto possa apparire a prima vista. Difatti, per come ti spiegheremo a breve, la prova della calunnia è data dalla calunnia stessa. Se non hai ancora compreso ciò che stiamo dicendo ti conviene leggere questo articolo.

Cos’è la calunnia? 

Contrariamente a quanto spesso si pensa, la calunnia non è il reato che commette chi, genericamente, incolpa qualcuno di un fatto che non ha compiuto. Né la semplice offesa all’altrui reputazione (nel qual caso infatti parleremmo di diffamazione). Affinché scatti la calunnia è necessario che una persona sporga denuncia o querela (anche anonima) nei confronti di un’altra pur sapendo che è innocente. 

Elementi essenziali quindi del reato sono:

  • la denuncia o la querela presentata alle autorità competenti a riceverla (polizia, carabinieri, finanza, Procura della Repubblica, ecc.);
  • la consapevolezza dell’altrui innocenza ossia la malafede di chi agisce. 

Non commette quindi calunnia chi:

  • accusa una persona dinanzi a soggetti diversi da quelli indicati, come ad esempio il datore di lavoro, un gruppo di amici, ecc.;
  • accusa una persona nell’erronea convinzione che questa abbia davvero commesso il fatto (ciò che si verifica ad esempio se il denunciante non ha prove a sufficienza o se sbaglia nell’interpretare la legge penale).

Si può verificare la calunnia anche simulando a carico di taluno tracce di reato (è la cosiddetta «calunnia indiretta o materiale»).

Non rientra nella calunnia la distruzione di un decisivo mezzo di prova dell’innocenza dell’incolpato. 

Come provare la calunnia?

Per dimostrare la calunnia è quindi necessario essere oggetto di un procedimento penale in quanto, come anticipato, intanto si ha calunnia in quanto vi sia stata una denuncia o una querela che non doveva essere sporta. Quindi, la prima prova è proprio l’atto depositato dal reo alla Procura della Repubblica o presso le pubbliche autorità come polizia e carabinieri. Il fatto di subire un procedimento penale o anche solo delle indagini è il primo passo per poter provare la calunnia. 

Come anticipato, poi, la calunnia richiede il dolo del responsabile, ossia la malafede, la consapevolezza di accusare una persona innocente. L’erroneo convincimento che il denunciato sia effettivamente colpevole esclude la calunnia. Se però il denunciante è in dubbio, la sua responsabilità sussiste a meno che egli non abbia sposto in modo chiaro e sicuro i motivi della sua perplessità.

La calunnia colposa, ossia commessa per errore, non è punibile.

Dunque, la prova potrà essere costituita dal fatto che il denunciante era ben consapevole, per i rapporti pregressi tra le parti, dell’innocenza del denunciato e che, pur conoscendola, ha inteso ugualmente procedere nei suoi confronti. 

Secondo la Cassazione, in tema di calunnia, la prova della malafede del denunciante può desumersi dalle concrete circostanze e modalità esecutive dell’azione criminosa. Provano, quindi, il dolo: l’astio intercorrente tra le parti dopo la cessazione del rapporto di lavoro, precedenti contenziosi sorti tra le parti e il tempo in cui è stata depositata la querela o la denuncia [1].

Come scritto dalla giurisprudenza [2], in tema di calunnia, l’individuazione della consapevolezza, da parte del denunciante, dell’innocenza del calunniato, è evidenziata, di norma, dalle concrete circostanze e dalle modalità esecutive che definiscono l’azione criminosa, dalle quali è possibile risalire alla volontà del reo. «Ne consegue che l’accertamento del dolo nel delitto di calunnia consiste nella considerazione e nella valutazione delle circostanze e delle modalità della condotta che evidenziano la cosciente volontà dell’agente».

La Corte di Appello di Catanzaro [3] ha scritto che «È noto che il delitto di calunnia è imputabile soltanto a titolo di dolo; il dolo è costituito dalla volontà dell’incolpazione, unita alla consapevolezza che l’incolpato è innocente per non aver commesso il fatto falsamente attribuitogli. L’intenzionalità dell’incolpazione e la precisa coscienza dell’innocenza dell’incolpato costituiscono due dati, che sono e vanno tenuti concettualmente distinti, in quanto ciò che rileva per il calunniatore è sapere che l’incolpato è innocente. Quanto alla prova dell’elemento soggettivo, essa può desumersi dalle concrete circostanze e modalità esecutive dell’azione criminosa, attraverso le quali, con processo logico-deduttivo, è possibile risalire alla sfera intellettiva e volitiva del soggetto, in modo da evidenziarne la cosciente volontà di un’accusa mendace nell’ambito di una piena rappresentazione del fatto attribuito all’incolpato, ed ha chiarito che “il dolo di calunnia va invero apprezzato con giudizio da condursi ex ante, per ricostruzione dello stato di fatto esistente al momento dell’iniziativa assunta dal denunciante».

Sempre secondo la Cassazione [4], deve escludersi il dolo nella calunnia allorquando il soggetto abbia formulato l’accusa prospettando circostanze poi risultate non veritiere in forza di un atteggiamento colposo, imprudente o negligente o addirittura temerario, pur potendosi ammettere, sotto il profilo della prova dell’elemento soggettivo, che proprio un atteggiamento deliberato di somma imprudenza nella rappresentazione dei fatti e, quindi, nella formulazione dell’accusa rivelatasi falsa possa consentire di dimostrare la consapevolezza del carattere arbitrario dell’accusa. In tale ultima evenienza, peraltro, l’articolazione della prova del dolo potrebbe essere effettuata solo nel caso della rappresentazione di fatti storicamente non avvenuti, ma non in quello dell’enunciazione di inferenze tratte da circostanze di fatto correttamente rappresentate all’autorità giudiziaria.

Come denunciare chi calunnia?

Per denunciare chi calunnia non ci sono termini, se non quelli di prescrizione del reato stesso. Non esiste quindi la decadenza di 3 mesi prevista per i reati perseguibili a querela di parte. Si può quindi sporgere denuncia in qualsiasi momento. 


note

[1] Cass. sent. n. 39084/2014. 

[2] Tribunale Trieste, 21/07/2020, n.660

[3] C. App. Catanzaro, sent. n. 1426/2019.

[4] Cass. sent. n. 34173/2014.


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