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Chi deve pagare l’Imu in caso di separazione?

27 Novembre 2022 | Autore:
Chi deve pagare l’Imu in caso di separazione?

Affidamento della prole e assegnazione della casa coniugale: le regole che deve seguire il giudice. Chi paga l’imposta comunale?

Quando marito e moglie si separano occorre stabilire non solo con chi continueranno a vivere i figli minorenni, ma anche a quale coniuge andrà assegnata la casa che, fino al momento della separazione, ha rappresentato la residenza comune. In effetti, il giudice decide l’assegnazione dell’abitazione proprio in ragione dell’affidamento dei figli, nel senso che, per evitare traumi alla prole minorenne, continua a vivere nella casa coniugale il genitore a cui i bambini sono affidati in maniera prevalente o esclusiva. Con questo articolo risponderemo, tra le altre, a una domanda precisa: chi deve pagare l’Imu in caso di separazione?

È chiaro infatti che alle casse pubbliche poco importa se in casa non vive più la coppia ma solo una delle persone che la costituiva: l’Imu (se dovuta) va comunque pagata. Ma da chi? Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme chi deve pagare l’Imu in caso di separazione.

Separazione: a chi è assegnata la casa?

Quando marito e moglie si separano, se le parti non hanno provveduto autonomamente con un accordo consensuale, il giudice deve adottare una serie di provvedimenti che incide non solo sul patrimonio dei coniugi ma anche sul prosieguo della loro vita familiare: è ciò che accade quando il magistrato deve assegnare la casa e stabilire a chi andranno affidati i figli.

Secondo la legge, l’abitazione in cui i coniugi hanno dimorato fino alla separazione (cosiddetta casa coniugale) deve essere assegnata al genitore presso cui la prole trascorrerà la maggior parte del tempo, e ciò a prescindere da chi sia il proprietario effettivo dell’immobile.

Ora, se è chiaro che con l’affido esclusivo non si pongono problemi, nel senso che continuerà a vivere in casa il genitore a cui la prole è stata affidata in maniera totale, con le più recenti norme riguardanti l’affidamento condiviso le cose potrebbero complicarsi; in realtà, solo in apparenza. Vediamo perché.

Affido condiviso dei figli: come funziona?

La legge impone al giudice di prediligere l’affidamento condiviso: i figli devono continuare a trascorrere il loro tempo con entrambi i genitori, in maniera possibilmente paritaria. Ciò significa che la prole minorenne ha diritto di stare sia col padre che con la madre, nei limiti del possibile.

L’affidamento esclusivo deve quindi essere l’ultima soluzione, da adottare solamente quando non è possibile fare altrimenti. Si pensi al padre che ha lasciato tutto e si è rifatto una nuova vita all’estero, oppure alla madre totalmente incapace di badare alla prole, tanto da essere già stata condannata in sede penale.

A parte questi casi estremi, il giudice deve sempre optare per l’affido condiviso, il che non significa che i figli debbano suddividere equamente, al 50%, il tempo che trascorrono con i genitori. Vediamo perché.

Affido condiviso paritario e privilegiato

L’affido condiviso può essere di due tipi:

  • paritario, quando i figli trascorrono tendenzialmente la stessa quantità di tempo con un genitore e con l’altro;
  • privilegiato (o prevalente) quando i figli trascorrono più tempo con un genitore (definito collocatario), quello a cui è stata assegnata la casa.

È evidente come sia davvero difficile, nella pratica, potersi “dividere” i bambini esattamente a metà, sia perché ciò sarebbe molto destabilizzante per loro, sia perché i genitori potrebbero avere impegni lavorativi differenti e, soprattutto, abitare molto distanti tra loro.

Ecco perché, il più delle volte, il giudice predilige l’affidamento condiviso con collocazione privilegiata presso uno dei genitori (quasi sempre la madre) a cui rimane anche il diritto di continuare a vivere nella casa coniugale.

Separazione: chi deve pagare l’Imu?

Veniamo ora ad aspetti molto più “venali”. Chi deve pagare l’Imu in caso di separazione? La risposta è piuttosto semplice: a pagare l’Imu è il coniuge assegnatario, cioè colui che continua a vivere nella casa coniugale insieme alla prole.

La motivazione di questa conclusione appare del tutto ovvia: è giusto che paghi chi continua a vivere nell’immobile, beneficiando dello stesso.

E così, anche se la casa coniugale è del marito ma a viverci è la moglie in virtù di provvedimento di assegnazione del giudice, l’Imu dovrà pagarla la moglie.

Separazione: quando non si deve pagare l’Imu?

L’Imu non deve tuttavia essere pagata se si tratta di prima casa. Questa regola vige anche in caso di separazione, con la conseguenza che, se il coniuge che ci vive non ha altre abitazioni, allora nulla sarà dovuto al Comune in quanto si tratterà di prima casa a tutti gli effetti.

Ciò non vale, però, se la casa coniugale è classificata come immobile di lusso (categorie catastali A1, A8, A9): in questo caso, l’Imu è dovuta.

Coniuge non assegnatario: deve pagare l’Imu?

Dal proprio canto, il coniuge non assegnatario non deve considerare come seconda casa l’immobile assegnato dal giudice all’altro coniuge a seguito della separazione.

Quindi, l’eventuale pagamento dell’Imu è esclusivamente a carico del soggetto assegnatario. Il coniuge non assegnatario non è più tenuto ad inserire l’abitazione nella propria dichiarazione dei redditi, cosa che, invece, deve fare l’assegnatario.

Imu: va pagata se la casa è di altri?

Quanto detto sinora vale anche nel caso in cui la casa coniugale sia di proprietà di terze persone, come ad esempio dei genitori di uno dei coniugi o perfino di un estraneo. Ciò significa che l’Imu (se dovuta) va pagata dall’assegnatario anche se la casa appartiene a terzi estranei alla famiglia.

Ugualmente, l’Imu è dovuta a prescindere dalla formale residenza nell’abitazione per l’assegnatario dell’immobile.



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