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Esecuzione del concordato preventivo

10 Novembre 2015 | Autore:
Esecuzione del concordato preventivo

Omologazione ed esecuzione: natura della fase esecutiva del concordato preventivo, adesioni alla proposta di concordato.

Dopo l’omologazione del concordato, il commissario giudiziale:

– ne sorveglia l’adempimento, secondo le modalità stabilite nella sentenza di omologazione;

– deve riferire al giudice ogni fatto dal quale possa derivare pregiudizio ai creditori (art. 185 L. fall.);

– nel caso in cui rilevi che il debitore non sta provvedendo al compimento degli atti necessari a dare esecuzione alla proposta o ne sta ritardando il compimento, deve senza indugio riferirne al tribunale, che – sentito il debitore – può attribuire al commissario giudiziale i poteri necessari a provvedere in luogo del debitore al compimento degli atti (il debitore, infatti, è tenuto a compiere ogni atto necessario a dare esecuzione alla proposta di concordato presentata da uno o più creditori, qualora sia stata approvata e omologata).

Il soggetto che ha presentato la proposta di concordato, approvata e omologata dai creditori, può denunciare al tribunale i ritardi o le omissioni del debitore (mediante ricorso al tribunale notificato al debitore e al commissario giudiziale) chiedendo di attribuire al commissario giudiziale i poteri necessari a provvedere in sostituzione del debitore.

Il tribunale, sentiti in camera di consiglio il debitore e il commissario giudiziale, può revocare l’organo amministrativo, se si tratta di società, e nominare un amministratore giudiziario stabilendo la durata del suo incarico e attribuendogli il potere di compiere ogni atto necessario a dare esecuzione alla proposta, inclusi, qualora tale proposta preveda un aumento del capitale sociale del debitore, la convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci avente ad oggetto la delibera di tale aumento di capitale e l’esercizio del voto nella stessa.

Quando è stato nominato il liquidatore i compiti di amministratore giudiziario possono essere a lui attribuiti.

 

Natura della fase esecutiva del concordato preventivo

La pubblicazione del decreto di omologazione determina l’esaurimento della procedura di concordato preventivo, alla quale fa seguito l’apertura di una fase meramente esecutiva disciplinata dagli artt. 185 e 186 L. fall., durante la quale il commissario giudiziale deve:

– sorvegliare l’adempimento del concordato, secondo le modalità stabilite nel decreto di omologazione;

– adottare le iniziative per provocare l’intervento del tribunale, ai fini dei provvedimenti di cui agli artt. 137 e 138 L. fall. richiamati dall’art. 186, co. 1, L. fall.

Invece, spetta al giudice delegato la determinazione delle modalità per il versamento delle somme dovute alle scadenze in esecuzione del concordato, ove tale determinazione gli sia stata rimessa nella sentenza di omologazione (Cass. 22913/2011; Cass.15699/2011).

Nella fase esecutiva del concordato le funzioni degli organi della procedura si limitano ad un’attività di supervisione e controllo e trovano sostegno nelle specifiche istruzioni dettate dal decreto di omologazione.

L’art. 185 L. fall. attribuisce un potere di sorveglianza dell’esecuzione del concordato esclusivamente in capo al commissario giudiziale, come si evince dal fatto che il predetto articolo si limita a richiamare l’applicazione della L. fall., art. 136, in tema di concordato fallimentare solo relativamente al comma 2, che prevede il potere del giudice delegato di stabilire le modalità di deposito delle somme relative a crediti condizionati, contestati o facenti capo a soggetti irreperibili, senza richiamare, invece, il comma 1, il quale attribuisce il potere di sorveglianza in questione anche al giudice delegato. Da ciò consegue che l’intervento di quest’ultimo nella procedura risulta alquanto limitato e deve ritenersi che ogni potere inerente alla gestione effettiva spetti esclusivamente all’amministratore ove non sia stato nominato un liquidatore ai sensi dell’art. 182 L. fall.

Dopo l’omologa (tranne che nell’ipotesi di concordato con cessione di beni), con il venir meno della procedura ai sensi dell’art. 181 L. fall., viene meno ogni limitazione, e il debitore riacquista la piena disponibilità nella gestione del suo patrimonio.

L’attività demandata e svolta dal commissario giudiziale nell’ambito della fase esecutiva del concordato preventivo consiste nell’attività di sorveglianza e ciò a prescindere dall’eventuale erronea espressione formale di un parere, non previsto da alcuna norma e le cui conclusioni devono essere interpretate come legittima espressione del potere di sorveglianza attribuitogli dall’art. 185 L. fall. (Trib. Monza 13-2-2015).

Adesioni alla proposta di concordato

Nel verbale dell’adunanza dei creditori (art. 178 L. fall.):

– sono inseriti i voti favorevoli e contrari dei creditori con l’indicazione nominativa dei votanti e dell’ammontare dei rispettivi crediti;

– è inserita l’indicazione nominativa dei creditori che non hanno esercitato il voto e dell’ammontare dei loro crediti.

Il verbale è sottoscritto dal giudice delegato, dal commissario e dal cancelliere.

Se nel giorno stabilito non è possibile compiere tutte le operazioni, la loro continuazione viene rimessa dal giudice a un’udienza prossima, non oltre otto giorni, dandone comunicazione agli assenti.

I creditori che non hanno esercitato il voto possono far pervenire lo stesso per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei 20 giorni successivi alla chiusura del verbale. Le manifestazioni di voto sono annotate dal cancelliere in calce al verbale.

È stata così cancellata la disposizione del silenzio-assenso, in base alla quale i creditori avvisati che in adunanza non avevano esercitato il voto e che dopo l’adunanza non avevano espresso il loro dissenso erano considerati consenzienti e come tali erano considerati ai fini del calcolo della maggioranza dei crediti.

La nuova disciplina riguarda i procedimenti di concordato introdotti dopo il 21-8-2015.

Il-nuovo-volto-del-Processo-Civile-del-Concordato-Preventivo-e-del-Fallimento



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