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Ricorso per Cassazione: omesso esame di un fatto decisivo e vizi di motivazione

26 Ottobre 2014
Ricorso per Cassazione: omesso esame di un fatto decisivo e vizi di motivazione

I chiarimenti delle Sezioni Unite sugli elementi da indicare nell’atto di ricorso.

 

Il ricorso per cassazione può proporsi solo se esistono alcuni motivi tassativamente elencati dalla legge, tra i quali l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio [1].

L’omesso esame deve riguardare un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (ossia che, se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia).

Lo hanno ricordato le Sezioni Unite della Cassazione con una recente sentenza [2].

Secondo le sezioni unite, nel ricorso per cassazione le parti devono quindi indicare tutti i seguenti elementi:

1. il “fatto storico” il cui esame sia stato omesso;

2. il “dato“, della sentenza o dagli atti processuali, da cui ne risulti l’esistenza;

3. il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le

parti nel quadro processuale;

4. la “decisività” del fatto stesso.

La Corte specifica inoltre che l’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé il vizio di omesso esame di un fatto decisivo se il fatto storico rilevante in causa è stato comunque preso in considerazione dal giudice, anche se la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

Violazione o falsa applicazione di legge: vizi della motivazione

Sempre nella sentenza in commento, le Sezioni Unite specificano che, malgrado sia stato eliminato dal testo della norma ogni riferimento al vizio di motivazione [3], alcuni vizi di motivazione possono tuttavia essere motivo di ricorso in cassazione in quanto rientranti nella nozione di violazione di legge [1].

A tal proposito, i giudici precisano che costituisce violazione di legge costituzionalmente rilevante solo il vizio di motivazione che emerge immediatamente e direttamente dal testo della sentenza e che riguarda:

1. la mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico;

2. la motivazione apparente;

3. il contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili;

4. la motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile.

In sostanza, le sezioni unite spiegano come, a seguito della riforma del 2012, scompaia il controllo sulla motivazione con riferimento al parametro della sufficienza, restando però il controllo sull’esistenza (sotto il profilo dell’assoluta omissione o della mera apparenza) e sulla coerenza (sotto il profilo della irriducibile contraddittorietà e dell’illogicità manifesta) della motivazione.


note

[1] Art. 360 co. 1 n. 3 cod. proc. civ.

[2] Cass. S.U. sent. n. 19881 del 22.09.2014.

[3] Contenuto nell’art. 360 c. 1 n. 5 cod. proc. civ. prima della sua modifica ad opera del DL 83/2012 conv. in L. 134/2012.

Autore immagine: 123rf com


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