Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Quali sono gli obblighi del dipendente?

27 Novembre 2022 | Autore:
Quali sono gli obblighi del dipendente?

Che cosa si intende per diligenza, obbedienza e fedeltà? Quando si può rifiutare un ordine e quando si può rischiare il licenziamento o una sanzione penale?

Si parla spesso di quello che il capo può o non può fare, di abusi di potere da parte del datore, di diritti nel mondo del lavoro. Ma quali sono gli obblighi del dipendente? Quando gli conviene stare zitto, incassare il proprio errore o la propria mancanza e pensare ai doveri che è tenuto a rispettare?

Tutti gli obblighi del dipendente si racchiudono in tre concetti, che analizzeremo tra poco nel dettaglio: la diligenza, l’obbedienza e la fedeltà. Questi tre princìpi comprendono l’impegno, la riservatezza, il rispetto delle direttive ricevute, la volontà di non danneggiare in alcun modo l’azienda. Vediamo come si traducono nella pratica.

Obblighi del dipendente: la diligenza

Uno degli obblighi del dipendente è quello di svolgere l’attività usando la diligenza richiesta dalla natura della prestazione e dall’interesse dell’azienda. È quello che normalmente viene chiamato «impegno», esattezza e scrupolosità del fare il proprio lavoro.

La diligenza dipende, tra le altre cose, dalle mansioni e viene richiesta con più forza a chi occupa i ruoli più alti nell’organizzazione aziendale. È necessaria, però, non solo al momento di svolgere l’attività ma anche in ogni comportamento idoneo a rendere oggettivamente proficua la prestazione e professionalmente corretto il suo svolgimento.

Non si circoscrive, inoltre, al lavoro del singolo: la diligenza è collegata alle esigenze organizzative dell’impresa e si coordina, quindi, con il lavoro degli altri.

La violazione di questo obbligo del dipendente comporta un inadempimento contrattuale e può essere oggetto di sanzioni disciplinari conservative o di licenziamento a seconda della gravità del caso. Non solo: se il comportamento del lavoratore ha provocato un danno all’azienda, ci sarà il dovere di provvedere al risarcimento, purché il datore riesca a provare il danno subìto ed il rapporto di causalità tra condotta del lavoratore e danno provocato.

Dal canto suo, il dipendente deve dimostrare di avere adottato la diligenza normalmente richiesta e, quindi, di non avere alcuna colpa sul danno riscontrato.

Obblighi del dipendente: l’obbedienza

Rispettare il dovere di obbedienza al datore di lavoro non significa essere «servo del padrone». Vuol dire semplicemente eseguire le disposizioni dettate dai superiori per l’esecuzione e la disciplina del lavoro. In parole semplici: se il capo dice che una cosa va fatta e la si deve fare in un determinato modo, il dipendente non può decidere di testa sua contraddicendo l’ordine di servizio ricevuto.

Insomma, un conto è non fare una cosa perché non si è capaci o perché non è stata capita la disposizione impartita e un’altra ben diversa – e contraria all’obbligo di obbedienza del dipendente – è non farla perché non si vuole o perché non si è d’accordo con quello che ha chiesto il capo.

Anche in questo caso, la legge prevede delle sanzioni disciplinari che possono arrivare dal richiamo al licenziamento a seconda della gravità e delle conseguenze del comportamento dimostrato dal lavoratore.

Discorso ben diverso è quello di chi non esegue un ordine illegittimo: non può essere sanzionato, ad esempio, chi si rifiuta di spiare la concorrenza in maniera illecita per poi riferire al superiore, chi disattende l’ordine di appoggiare di nascosto un dito nella bilancia per aumentare il peso del prosciutto o del formaggio e truffare in questo modo il cliente, chi rimanda al mittente la richiesta di lavorare otto ore al giorno in cambio di uno stipendio da part-time, chi si nega a fare la vita impossibile ad un collega per convincerlo ad andare via in cambio di una promozione, chi non ascolta la richiesta di evadere il Fisco per risparmiare in tasse.

Obblighi del dipendente: la fedeltà

Terzo obbligo del dipendente: la fedeltà. Comporta il divieto di:

  • trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con l’imprenditore nello stesso settore commerciale o produttivo (è, in altre parole, il divieto di concorrenza);
  • divulgare notizie riguardanti l’organizzazione e i metodi di produzione, oppure farne uso in modo da creare un danno all’impresa (è l’obbligo di riservatezza).

Divieto di concorrenza

Un dipendente si mette in concorrenza con il datore quando:

  • svolge un’attività che potenzialmente può creare un danno economico all’azienda per la quale lavora;
  • predispone efficaci strumenti concorrenziali, senza necessariamente raggiungere un certo profitto, ma violando comunque la fiducia del datore di lavoro nei suoi confronti.

Il divieto di concorrenza cessa quando avviene la risoluzione del rapporto, a meno che le parti abbiano stipulato un apposito patto che vieti all’ex dipendente di lavorare contro gli interessi del suo ex datore.

L’obbligo di riservatezza

È vietato al lavoratore divulgare le notizie attinenti all’impresa, che si tratti di quelle coperte da segreto o delle informazioni che, pur non essendolo, possono costituire un pregiudizio per il datore di lavoro se diffuse all’esterno. Non si tratta soltanto di favorire l’impresa concorrente che viene a sapere certe cose «spifferate» da un dipendente: c’è, infatti, il rischio che determinate cose raccontate all’esterno ed in un certo modo possano danneggiare l’immagine del datore.

Non viene, invece, ritenuta violazione dell’obbligo di riservatezza la divulgazione di fatti inerenti ad attività illecite poste in essere dal datore di lavoro (si pensi all’evasione fiscale) e nemmeno l’utilizzo delle informazioni ricevute come elemento di base del bagaglio di conoscenze professionali acquisite.

L’inosservanza del divieto di rivelare segreti professionali e scientifico-industriali è sanzionata penalmente.

Secondo la giurisprudenza, inoltre, il dovere di fedeltà al datore racchiude in sé anche l’obbligo di tenere un comportamento leale, improntato alla buona fede e correttezza, mirato a salvaguardare l’azienda contro il possibile uso pregiudizievole delle informazioni di cui il lavoratore è a conoscenza per l’attività che svolge. Tale obbligo deve essere rispettato anche al di fuori dell’orario di lavoro e durante la sospensione del contratto.

La violazione dell’obbligo di fedeltà è fonte di responsabilità disciplinare (sanzioni o licenziamento) e del relativo obbligo di risarcimento dell’eventuale danno causato, sempre che il datore riesca a provarlo.



Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube