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La madre ha più diritto del padre di stare con i figli?

27 Novembre 2022 | Autore:
La madre ha più diritto del padre di stare con i figli?

Quando i genitori si separano, il giudice deve automaticamente preferire il collocamento prevalente presso la madre?

Tutti sanno che, quando i genitori si separano, va a finire quasi sempre che i figli vengano affidati con prevalenza alla mamma, soprattutto se sono ancora piccoli. Sebbene la legge non faccia preferenze tra genitori, si tratta di una scelta spesso dettata dal legame quasi fisiologico (verrebbe da dire, viscerale) tra la figura materna e i propri figli. Questo significa che la madre ha più diritto del padre di stare con i figli?

Da un punto di vista strettamente legale, non dovrebbe essere così. Come vedremo nel prosieguo dell’articolo, infatti, non esistono norme che stabiliscono la superiorità del rapporto madre-figlio su quello padre-figlio. Tuttavia, se leggessimo le sentenze emesse dai giudici con riguardo all’affidamento della prole dopo la separazione, ci accorgeremmo che difficilmente il padre “prevale” sulla madre. È allora più che legittima la seguente domanda: la madre ha più diritto del padre di stare con i figli? Scopriamolo insieme.

Genitori: che diritti hanno sui figli?

Come anticipato, la legge non fa distinzioni tra madre e padre quando si parla di diritto di stare con i propri figli.

Ad esempio, il Codice civile [1] afferma che entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale, che è esercitata di comune accordo e che sopravvive perfino alla separazione e al divorzio.

Entrambi i genitori hanno lo stesso diritto a essere rispettati dai figli e, nel caso in cui costoro continuino a vivere in casa con mamma e papà anche da adulti, a ricevere un contributo per le spese domestiche [2].

E ancora, entrambi i genitori hanno l’usufrutto legale dei beni dei figli minori [3], il diritto a ricevere da costoro la corresponsione degli alimenti nel caso di gravi difficoltà economiche [4], il diritto a succedere nella loro eredità nel caso in cui premuoiano [5].

Genitori: che diritti hanno sui figli in caso di separazione?

I genitori hanno gli stessi diritti sui figli anche in caso di separazione o di divorzio. Secondo il Codice civile [6], i figli minorenni devono continuare ad avere rapporti con entrambi i genitori.

Quando deve stabilire con chi staranno a seguito della separazione, il giudice valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori; solo in subordine, se non è possibile l’affidamento condiviso, il giudice dovrà adottare diverse soluzioni.

Insomma: per la legge, vale il principio della bigenitorialità, che va applicato tanto nei confronti dei figli (che hanno diritto a stare con entrambi i genitori) quanto per i genitori (che hanno diritto a stare con la prole).

Collocamento dei figli: cos’è?

I problemi si pongono quando, nonostante l’affido condiviso, il giudice debba scegliere presso quale genitore il figlio minorenne debba essere collocato con preferenza.

Il collocamento è la scelta, effettuata dai genitori di comune accordo o, in mancanza, dal giudice, sulla residenza abituale del figlio minore dopo la separazione o il divorzio.

Si prenda il caso di mamma e papà separati che vivono in città diverse per motivi di lavoro: in un’ipotesi del genere sarebbe impensabile costringere i bambini a cambiare casa continuamente, essendo invece opportuno che abbiano una residenza stabile e prevalente presso uno dei genitori.

Nonostante quanto stabilito dalla legge, è innegabile l’orientamento maggioritario della giurisprudenza, rivolto a favorire le madri quando si tratta di affidamento dei figli. Approfondiamo la questione.

La madre ha più diritti del padre di stare con i figli?

Sebbene formalmente la madre non abbia più diritti del padre di stare con i figli, di fatto i giudici prediligono la figura materna a quella paterna, soprattutto quando si tratta di affidamento della prole a seguito di separazione.

Ciò deriva dall’importanza innegabile che hanno le madri nella crescita dei figli, soprattutto quando sono molto piccoli: sarebbe in effetti impensabile staccare un bambino appena nato dal seno materno.

La dipendenza che i figli sviluppano nei confronti della madre prosegue fino a quando non crescono, divenendo indipendenti.

Questa preferenza per la madre deriva quindi dal fatto che il suo ruolo viene considerato centrale e maggiormente adatto all’educazione dei figli.

Questo orientamento è stato sposato anche dalla Cassazione [7]: anche se il padre ha una condotta impeccabile, dovendo scegliere presso quale genitore collocare con prevalenza i figli piccoli, va indicata nella figura materna il genitore con il quale i figli devono convivere prevalentemente. Si tratta della cosiddetta “maternal preference”.

Non tutta la giurisprudenza, però, la pensa alla stessa maniera: secondo altre sentenze [8], quando non è possibile l’affido condiviso con collocamento paritario presso entrambi i genitori, deve essere scelto quello che maggiormente può garantire la serenità della prole e la possibilità della stessa di continuare ad avere relazioni con amici e parenti.

Ciò significa, ad esempio, che il minore deve permanere prevalentemente presso il padre se quest’ultimo ha maggiore tempo a disposizione rispetto alla madre e se questa scelta non intacca il benessere psicofisico del figlio.

Insomma: secondo questo orientamento, la madre non ha più diritti del padre di stare con i figli, visto che la legge non fa alcuna distinzione tra genitori.

In questo senso, anche la recente giurisprudenza della Corte di Strasburgo, secondo cui violano la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo le norme di legge che attribuiscono prevalenza alla madre per quanto concerne i diritti sui figli.

In altre parole, secondo la Corte europea sono illegittime le disposizioni dalle quali, seppur indirettamente, si evince il riconoscimento della superiorità del rapporto madre-figlio rispetto a quello padre-figlio.


note

[1] Art. 316 cod. civ.

[2] Art. 315 cod. civ.

[3] Art. 324 cod. civ.

[4] Art. 433 cod. civ.

[5] Art. 568 cod. civ.

[6] Art. 337-ter cod. civ.

[7] Cass., sent. n. 18087 del 14 settembre 2016.

[8] Cass., sent. n. 30191 del 20 novembre 2019; Trib. Milano, decreto del 9 ottobre 2016.

[9] Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), sent. del 30 giugno 2022 (Paparrigopoulos c. Grecia – ric. 61657/16).

Autore immagine: depositphotos.com


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