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Diritto del genitore di visionare i temi del figlio

26 Ottobre 2014
Diritto del genitore di visionare i temi del figlio

Diritto di accesso, Scuola e concorsi, test psicoattitudinali e registri di classe: sin dove si spinge il diritto di vigilare gli orientamenti del figlio e l’operato dell’insegnante.

Con una sentenza di qualche giorno fa [1], che farà probabilmente storia, il Tar Lecce ha affermato il diritto di ogni genitore di “entrare nella borsa” dell’insegnante di italiano del proprio figlio per leggere il tema consegnato da quest’ultimo. Finisce così l’epoca in cui la prova scolastica era di esclusivo appannaggio dell’insegnante che la custodiva gelosamente. Da oggi, al contrario, dovrà essere garantito un pieno diritto di accesso ai genitori dello studente. Una stretta collaborazione tra scuola e genitori non certo per contestare il voto ricevuto dal giovane, ma (nell’interesse del genitore stesso) per poter comprendere, leggendo i pensieri del figlio, la personalità di quest’ultimo in evoluzione.

Anche se l’andamento scolastico è ottimo e l’alunno ha sempre avuto “9”, ogni genitore ha diritto di conoscere e vigilare sugli orientamenti culturali del figlio durante il percorso scolastico. A condizione, però, che quest’ultimo sia minore d’età. Diversamente – sembra di poter intuire dalla sentenza – a prevalere dovrebbe essere il diritto alla privacy del giovane.

Per tale motivo, il tribunale ha imposto alla segreteria scolastica, che negava l’accesso ritenendolo invasivo e inutile, l’esibizione degli elaborati, affinché il genitore potesse avere piena cognizione di gusti, aspettative e orientamenti culturali che si andavano acquisendo e sviluppando.

L’ambiente della scuola, sottolinea il Tar, partecipa alla crescita e alla maturazione dell’individuo, captando le aspettative di vita che, spesso, sfuggono a un dibattito in ambito strettamente familiare.

Si pone, però, un altro problema ancora più delicato: al ragazzo deve essere data comunicazione dell’esercizio, da parte dei suoi genitori, del diritto d’accesso sul suo tema in classe? Sembrerebbe di sì. La legge [2] impone l’informativa nei confronti di chi subisca la richiesta di accesso, per evitare indagini su argomenti riservati. Ma, se così fosse, probabilmente, la spontaneità del giovane – e quindi l’effettività del controllo – verrebbe meno.

Il genitore, invece, non ha diritto di chiedere l’accesso ai compiti di altri studenti, per ricostruire ipotetiche disparità di trattamento: l’orientamento dei giudici [3], infatti, è sfavorevole a tale possibilità, in quanto non è possibile un controllo generalizzato sulla scuola. La funzione docente non è infatti diretta alla scelta dei più meritevoli, bensì alla formazione dei ragazzi e alla verifica dei risultati da ognuno conseguiti.

E il registro di classe con i voti di tutti gli alunni?Secondo il Tar Toscana [4] si può escludere l’accesso dei genitori al testo integrale dei registri di una classe, per verificare un presunto clima di ostilità nei riguardi del figlio: l’accesso è stato limitato alle parti del registro che riguardavano il singolo studente.

Diverso il discorso in caso di concorsi, dove il diritto di accesso e di verifica viene tutelato a 360 gradi. Se, infatti, le procedure diventano comparative, è possibile ipotizzare una disparità di trattamento. Per tale motivo il Tar Lazio [5] ha ammesso la visione degli elaborati altrui, perché i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno implicitamente acconsentito a misurarsi in una competizione.

Quando poi si dubita dell’operato della commissione e si chiede l’accesso ad appunti, brogliacci o pro-memoria, il diritto di accesso diminuisce, perché tali atti sono destinati a rimanere nella sfera interna e privata dell’autorità procedente, senza diritto di accesso [6].

Ritorna pieno il diritto di accesso quando l’interesse è concreto, come nel caso di test psicoattitudinali: non vi sono infatti ostacoli che possano derivare da copyright o licenze d’uso della Società che predispone i test [7]. In sintesi, l’aspirante ufficiale dei carabinieri (come nel caso della sentenza citata) e i genitori dello studente hanno diritto di conoscere giudizi o aspetti della personalità che emergano da dati in possesso dell’amministrazione. Ma senza sguardi su dati altrui o su chi è chiamato a giudicare.


note

[1] Tar Puglia sent. n. 2597 del 20.10.2014.

[2] Art. 3 del Dpr 184/2006.

[3] Cons. St., sent. n. 7650/2010.

[4] Tar Toscana sent. n. 6266/2004.

[5] Tar Lazio sent. n. 6450/2008.

[6] Cons. St. sent. n. 6019/2009.

[7] Cons. St. sent. n. 5467/2007.

Autore immagine: 123rf com


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