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La password dei social non muore con il defunto

7 Luglio 2022 | Autore:
La password dei social non muore con il defunto

In una recente sentenza, è stato concesso a una donna di poter ricevere la password per accedere ai profili social del marito defunto.

Quando muore una persona cara è difficile riuscire ad andare avanti senza averla più accanto, senza poter condividere ancora la vita con lei. Per questo, l’unica cosa che ci resta da fare, è aggrapparci con forza ai ricordi che abbiamo e a tutto ciò che può darci l’illusione di poterla sentire ancora vicina. Col passare degli anni e la presenza sempre più costante di tutti sui social, anche i profili dei nostri cari diventano preziosi strumenti per rivivere avventure e momenti passati, ormai irripetibili.

Proprio su questo tema si è recentemente espresso il tribunale di Milano che, con una rivoluzionaria sentenza, ha autorizzato una donna a ricevere le password dei social del marito defunto. Nel caso specifico, una donna ha portato il proprio caso in giudizio con la richiesta di poter essere autorizzata ad accedere alle piattaforme di Apple, Microsoft e Meta Platform (WhatsApp) del marito defunto. Nella motivazione della ricorrente veniva spiegato che la richiesta nasceva dalla necessità di verificare se, in questi profili, il marito avesse lasciato appunti, dichiarazioni di ultima volontà o lettere d’addio per lei e per i figli, oltre a preziosi ricordi composti dalle foto e dai video protetti dalle password, come fossero cassetti di una scrivania gelosamente custoditi.

Il tribunale, valutate le motivazioni e ritenendo lecita la richiesta, ha acconsentito a rilasciare l’autorizzazione che consentirà alla donna di accedere ai profili social e i-cloud del marito. Come previsto dal Gdpr, infatti, agli eredi non spetta un diritto incondizionato all’accesso ai dati del defunto, ma – in assenza del testamento digitale – questo diritto è condizionato a una previa valutazione giuridica circa la sussistenza di un interesse meritevole di tutela. Si tratta di un importante passo in avanti verso la tutela dell’eredità digitale, che va ad aggiungersi alle possibilità che il Garante prevede per accedere alle password del defunto, ad oggi concesse solo con finalità limitate.

Con questa pronuncia torna lampante la necessità di disciplinare il «testamento digitale», lo strumento con il quale chiunque dovrebbe poter mettere nero su bianco le proprie volontà in merito a tutti i dati e le informazioni informatiche che sempre più arricchiscono la nostra vita, in modo che non sia necessaria la pronuncia di un giudice per consentire agli eredi digitali di accedere ai profili informatici del defunto.

Quando i diritti di accesso si riferiscono ai dati personali di persone defunte possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione, come appunto nel caso degli eredi. E se solitamente queste richieste sono giunte in relazione alla possibilità di accedere all’online banking, alle caselle di posta elettronica, agli spazi di archiviazione su cloud, ai file multimediali, a dati Inps, dell’Agenzia Entrate e alla cartella clinica, questa importante decisione consente un’apertura anche sull’accesso ai profili social.



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