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Quanto può durare un contratto a termine?

8 Luglio 2022 | Autore:
Quanto può durare un contratto a termine?

Fino a quando si può tenere un dipendente a tempo determinato? In quali casi questo rapporto di lavoro è vietato?

Il contratto a tempo determinato è, solitamente, il primo passo per entrare nel mondo del lavoro, dopo un eventuale tirocinio. All’azienda va bene così, perché prima di impegnarsi «a vita» in un tempo indeterminato con il nuovo dipendente ha la possibilità di conoscerlo, di vedere come si muove sul campo, di capire se è il caso di investire più a lungo su quella risorsa. E anche al nuovo dipendente va bene così, perché è l’unico modo che ha per dimostrare le sue capacità e per giocarsi l’opportunità di avere un posto stabile. Infatti, alla fine che conta è quello: il poter avere quel minimo di stabilità che consenta di poter fare dei progetti di vita. Il che significa che, prima o poi, il tempo determinato deve finire. Quindi, la domanda è: quanto può durare un contratto a termine?

In teoria, è possibile instaurare questo rapporto di lavoro per qualsiasi esigenza e per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, senza alcuna specifica causale, solo per contratti di durata fino a 12 mesi. Tempi, però, che si possono raddoppiare se ci sono dei validi motivi. Vediamo.

Quando si può fare un contratto a termine?

La legge non vieta il contratto a termine, anzi: come abbiamo detto, resta un primo approccio molto valido per creare un primo rapporto di lavoro stabile tra azienda e dipendente che potrebbe consolidarsi una volta arrivati alla scadenza.

Significa che il tempo determinato è fattibile da chiunque? Sì ma con alcuni limiti. Il contratto a termine è vietato, infatti:

  • per la sostituzione di un lavoratore in sciopero;
  • in un’unità produttiva in cui sono stati fatti nei sei mesi precedenti dei licenziamenti collettivi che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a termine, salvo che il contratto serva a sostituire lavoratori assenti, ad assumere dipendenti iscritti alla mobilità o abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;
  • in un’unità produttiva in cui c’è una sospensione del rapporto o una riduzione d’orario, in regime di cassa integrazione, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine;
  • da parte di datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi.

Ogni violazione di una di queste regole comporta la trasformazione del contratto a termine in tempo indeterminato.

Contratto a termine: qual è la durata massima?

La durata massima stabilita per i contratti a termine è di 12 mesi. Tuttavia, è possibile superare questa scadenza, ma non eccedere i 24 mesi, solo se sussiste almeno una delle seguenti causali legate a esigenze:

  • temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività dell’azienda;
  • di sostituzione di altri lavoratori;
  • connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Il rispetto delle causali è necessario anche in caso di:

  • proroghe successive del contratto che comportano il superamento del limite dei 12 mesi;
  • rinnovi del contratto, in ogni caso.

Nel caso in cui venisse stipulato un contratto di durata superiore a 12 mesi senza una delle citate causali, il rapporto si trasforma a tempo indeterminato dalla data di superamento del termine. Tuttavia, i contratti a termine per attività stagionali sono esclusi dalla disciplina delle causali.

Durata contratto a termine: che succede dopo i 24 mesi?

Superato il termine dei 24 mesi, è possibile stipulare un ulteriore contratto a termine solo presso l’Ispettorato territoriale del lavoro (Itl). Ma anche in questo caso sarà necessaria una causale, visto che si tratta di un rinnovo. Inoltre, c’è bisogno di una pausa tra il vecchio rapporto di lavoro e quello nuovo. Al datore conviene rispettare questo vincolo visto che, in caso contrario, si ritroverà ad assumere obbligatoriamente il dipendente a tempo indeterminato.



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