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Consultare siti porno e Onlyfans è infedeltà coniugale?

8 Luglio 2022 | Autore:
Consultare siti porno e Onlyfans è infedeltà coniugale?

Adulterio: tutte le forme previste dalla giurisprudenza. Vedere filmati erotici e contenuti per adulti è tradimento? Può scattare l’addebito?

Quando si sposano, marito e moglie si giurano amore eterno. Almeno per modo di dire. In realtà, la legge non impone ai coniugi di amarsi, ma di rispettarsi e di assistersi vicendevolmente, sia dal punto di vista materiale che umano. Ciò significa che marito e moglie devono esserci l’uno per l’altra. Se non è amore, poco ci manca. La facilità con cui è possibile reperire materiale pornografico in rete fa cadere molte persone sposate nella tentazione di dare una sbirciatina; alcuni, invece, ritengono che quello con il porno sia un appuntamento fisso. Si pone allora il seguente problema: consultare siti porno e Onlyfans è infedeltà coniugale?

Tutti sanno che marito e moglie, nel momento in cui si sposano, si promettono reciproca fedeltà. La legge non specifica, però, cosa debba intendersi per “essere fedeli”: se sicuramente in tale concetto rientra l’astensione dall’avere rapporti sessuali con altre persone, è pur vero che esistono tanti modi di tradire. Tra questi rientra anche visionare materiale pornografico? Consultare siti porno e Onlyfans è infedeltà coniugale? Vediamo cosa dice la legge e, soprattutto, cosa ne pensa la giurisprudenza.

Obbligo di fedeltà coniugale: cos’è?

Quando si sposano, marito e moglie assumono l’obbligo reciproco alla fedeltà [1]. La fedeltà consiste non solo nell’astenersi da rapporti sessuali con altre persone diverse dal coniuge [2], ma anche in generale nell’esimersi da qualsiasi tipo di relazione sentimentale che possa turbare l’equilibrio della vita matrimoniale.

Secondo la giurisprudenza, l’obbligo di fedeltà si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia [3].

Insomma: ciascun coniuge con il matrimonio si impegna a non tradire la fiducia reciproca e il rapporto di dedizione fisica e spirituale che lo lega all’altro.

Obbligo di fedeltà: quanto dura?

L’obbligo di fedeltà sussiste fino a quando dura la convivenza matrimoniale. La Corte costituzionale ha ritenuto che tale dovere venga meno quando i coniugi sono in regime di separazione [4].

Pertanto, una volta emesso il provvedimento di separazione, la violazione del dovere di fedeltà diventa irrilevante, potendo i coniugi intraprendere tranquillamente una nuova relazione sentimentale.

Infedeltà: cosa succede?

L’infedeltà è una delle più frequenti cause di separazione tra coniugi. Può manifestarsi in forme diverse: ai fini della separazione rilevano sia i continui atti di infedeltà e la stabile relazione extraconiugale, sia un singolo atto di adulterio.

Come vedremo nel prosieguo, secondo la giurisprudenza, a rilevare è anche la cosiddetta “infedeltà apparente“, consistente in quei comportamenti che, pur non costituendo adulterio, fanno sorgere sospetti di infedeltà e offendono la dignità e l’onore dell’altro coniuge (telefonate, messaggi, relazioni di amicizia) [5].

Infedeltà coniugale: quando c’è addebito?

L’infedeltà è causa di addebito della separazione giudiziale, con conseguente perdita del diritto al mantenimento e dei diritti successori (cioè, del diritto ad avere l’eredità dell’altro coniuge).

L’addebito è però pronunciato solo se la condotta infedele è causa determinante della crisi coniugale [6] e non quando è posteriore a una crisi già in atto, oppure quando è una conseguenza della preesistente situazione di intollerabilità della convivenza.

Detto in altri termini, la violazione dell’obbligo di fedeltà può fondare la pronuncia di addebito solo se da essa deriva l’intollerabilità della convivenza [7] o la lesione di diritti della personalità dell’altro coniuge.

Ad esempio, il marito che tradisce spudoratamente oppure che giunge fino a portarsi l’amante in casa, lede la dignità della moglie, la quale non solo potrà chiedere l’addebito della separazione ma perfino il risarcimento dei danni.

Se la crisi tra i coniugi era precedente all’infedeltà ed era già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale, il giudice può escludere l’addebito: in questo caso, infatti, l’infedeltà costituisce non la causa dell’intollerabilità ma una sua conseguenza.

Infedeltà: quanti modi di tradire ci sono?

Come anticipato, ci sono diversi modi di tradire il proprio coniuge; oltre al classico adulterio, consistente nell’andare a letto con un’altra persona, la giurisprudenza ha tracciato le seguenti ipotesi di infedeltà, tutte rilevanti ai fini della separazione e perfino dell’addebito, in quanto configurabili come tradimento vero e proprio:

  • infedeltà tentata ma non concretizzata perché le avances non sono state accettate [8];
  • prostituzione del coniuge [9];
  • tradimento fittizio (cioè, mai avvenuto) ammesso solo per ferire e umiliare il coniuge [10];
  • profondo e intimo rapporto di amicizia con persona dell’altro sesso (in questo caso, però, la giurisprudenza non ha riconosciuto i presupposti per la richiesta di addebito) [11];
  • presunto tradimento intervenuto in una situazione di intollerabilità della convivenza causata dalla scoperta della cattiva gestione del patrimonio familiare da parte del coniuge infedele (anche in questo caso, però, è troppo poco per poter chiedere l’addebito) [12].

Ci sono poi tutte le ipotesi di “infedeltà apparente”, in cui rientrano:

  • il semplice appuntamento, in un periodo immediatamente successivo alla riconciliazione, con persona con la quale uno dei due coniugi ha convissuto durante la separazione dall’altro [13];
  • la forte attrazione provata per altra persona causa dell’allontanamento dal domicilio coniugale per un intero mese [14];
  • gli approcci pubblici e insistenti verso un’altra persona, anche non accompagnati da rapporti sessuali [15];
  • l’intrattenere con un estraneo una relazione platonica che, dagli aspetti esteriori con cui il sentimento è coltivato, dà luogo a plausibili sospetti di infedeltà, comportando offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge [16].

Infedeltà virtuale: c’è separazione?

Avvicinandoci al problema della consultazione di video porno e di Onlyfans come possibile forma di tradimento, va detto che anche l’infedeltà coniugale virtuale può essere legittima causa di separazione.

Per “infedeltà virtuale” si intende il rapporto che si intrattiene con una persona diversa dal proprio coniuge mediante gli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia.

Classico esempio di infedeltà virtuale è quello di chi comincia una relazione sentimentale con una persona trovata in chat o su un sito di incontri.

Secondo la giurisprudenza, l’infedeltà virtuale è causa di addebito quando il coniuge:

  • ricerca relazioni extraconiugali nei siti di incontri [17];
  • intraprende una relazione platonica consistente in contatti telefonici o via Internet [18];
  • invia messaggi amorosi ad altra persona [19].

Consultare siti porno e Onlyfans è tradimento?

Guardare video pornografici sui siti online oppure su piattaforme come Onlyfans può essere considerata un’infedeltà coniugale?

Sul punto non si registra giurisprudenza di rilievo; quelle poche sentenze in cui il tema è affrontato (solo incidentalmente, peraltro) [20] sembrano orientate nel senso di ritenere che la mera visione di materiale pornografico (immagini, foto, video, ecc.) non costituisca un tradimento in senso stretto.

In effetti, una cosa è flirtare online con qualcuno, altra cosa è limitarsi a guardare filmati e immagini pornografiche di persone che non si conoscono affatto.

In altre parole, la pornografia non rivela alcun contatto con una persona (sempre che questo materiale non sia stato inviato nell’ambito di una relazione virtuale). Dunque, il porno non può, di norma, considerarsi causa di separazione per tradimento; né tantomeno di addebito.

In questo senso anche una sentenza del Tribunale di Ancona [21]: non può essere addebitata la separazione al marito appassionato di pornografia, in quanto trattasi di circostanza che, da sola, non può ritenersi causa d’intollerabilità della vita coniugale, a meno che non ne sia fornita una rigorosa prova.

È pur vero però, come ampiamento visto nei precedenti paragrafi, che per costante giurisprudenza ogni comportamento che rechi offesa e violi la dignità dell’altro coniuge, finendo per essere causa irrimediabile del venire meno della fiducia e della necessaria esigenza di esclusività, può integrare violazione dei doveri matrimoniali.

Da questo punto di vista, consultare siti pornografici e piattaforme come Onlyfans può essere considerata una violazione della reciproca fiducia che deve sussistere tra i coniugi, fiducia che, come visto, può rientrare nel concetto di “fedeltà” inteso in senso lato.

Alla luce di tutto ciò, potremmo distinguere le ipotesi in cui consultare siti porno e Onlyfans, rendendo intollerabile la prosecuzione della convivenza, è causa di separazione, dalle ipotesi in cui tale condotta possa perfino giustificare l’addebito.

Pornografia: quando è causa di separazione?

La pornografia è causa di separazione se si intromette in modo irrimediabile tra i coniugi. Si pensi al marito che comincia a trascurare la moglie perché le preferisce i filmati in Internet oppure su Onlyfans: in un’ipotesi del genere, la donna potrebbe chiedere la separazione.

È invece da escludersi che la visione di un solo filmato pornografico o di altro materiale erotico possa essere giusta causa di separazione.

Insomma: un unico caso di pornografia non dovrebbe causare quella impossibilità di proseguire la convivenza che è richiesta dalla legge affinché il giudice pronunci la separazione.

Pornografia: quando è causa di addebito?

La pornografia rappresenta una rilevante infedeltà coniugale (nel senso non di tradimento vero e proprio, ma di violazione della fiducia) quando l’abitudine di uno dei partner a consultare siti porno e Onlyfans è talmente invasiva all’interno della vita privata da minare il sano rapporto matrimoniale.

Si pensi, ad esempio, al marito dedito in modo compulsivo alla visione di filmati pornografici: una condotta del genere potrebbe isolare la moglie, la quale potrebbe sentirsi abbandonata sia sentimentalmente che fisicamente.

In un caso simile, un uomo talmente preso dalla pornografia (leggi Dipendenza dalla pornografia) da trascurare completamente la moglie sarebbe causa legittima di separazione, non potendosi più tollerare la prosecuzione della convivenza.

Ma c’è di più: considerato che, secondo la Cassazione, fare sesso con la moglie o il marito è obbligatorio, nel senso che l’intimità caratterizza il matrimonio e lo distingue da qualsiasi altra relazione affettiva, l’uomo che rifiuta di avere rapporti con la moglie perché preferisce la pornografia può addirittura subire l’addebito della separazione.

Per non parlare, poi, dell’uomo che, ossessionato dal porno, voglia costringere la moglie a sottoporsi a qualche pratica sgradita: in casi del genere, oltre che l’addebito potrebbe scattare anche il reato di violenza sessuale.

Ancora, possiamo ipotizzare che la pornografia costituisca addebito della separazione quando non solo incrina il rapporto sentimentale e/o fisico tra i coniugi, ma anche quando sia fonte di sperpero di denaro. È il caso dell’uomo che spende un sacco di soldi per prendere visione dei contenuti (erotici) esclusivi di Onlyfans.

In un’ipotesi del genere, il coniuge che dilapida il patrimonio familiare in pornografia può senz’altro vedersi addebitata la separazione.

Infine, un una sentenza del 2010 [22], sembra ammettere la possibilità di riconoscere l’addebito della separazione nel caso di “depravazioni erotiche”, tra cui rientrerebbe anche il consumo smodato di pornografia.


note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 9287 del 18 settembre 1997; Trib. Roma, sent. del 29 maggio 2013.

[3] Trib. Terni, sent. n. 6 del 7 gennaio 2021.

[4] Corte Cost., sent. n. 99 del 18 aprile 1974.

[5] Cass., sent. n. 8929 del 12 aprile 2013; Trib. Milano, sent. del 25 giugno 2012.

[6] App. Milano, sent. del 6 maggio 2019; Trib. Rieti, sent. n. 563 del 9 novembre 2018.

[7] Cass., sent. n. 27730 dell’11 dicembre 2013; Cass., sent. n. 13431 del 23 maggio 2008.

[8] Cass., sent. n. 9472 del 7 settembre 1999.

[9] Cass., sent. n. 20256 del 19 settembre 2006.

[10] Cass., sent. n. 25337 del 16 dicembre 2015.

[11] Trib. Perugia, sent. del 14 marzo 2000.

[12] Trib. Genova, sent. del 29 marzo 2012.

[13] Cass., sent. n. 26 del 3 gennaio 1991.

[14] Cass., sent. n. 23939 del 22 settembre 2008.

[15] Cass., sent. n. 9472 del 7 settembre 1999.

[16] Cass., sent. n. 21657 del 19 settembre 2017.

[17] Cass., sent. n. 9384 del 16 aprile 2018.

[18] Cass., sent. n. 8929 del 12 aprile 2013.

[19] Cass., sent. n. 5510 del 6 marzo 2017.

[20] Trib. Larino, sent. n. 398/2017.

[21] Trib. Ancona, sent. n. 1362 del 29 luglio 2016.

[22] Trib. Ragusa, sent. n. 662 del 13 luglio 2010.

Autore immagine: depositphotos.com


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