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Come le dimissioni di Johnson influenzano la guerra

7 Luglio 2022 | Autore:
Come le dimissioni di Johnson influenzano la guerra

Con le dimissioni del Primo ministro britannico gli ucraini perdono un grande alleato, anche se Johnson li rassicura durante una telefonata a Zelensky.

Delle tante colpe che si possono imputare all’ormai ex leader dei conservatori Boris Johnson, che vanno dai party durante il lockdown della prima ondata alla nomina di un deputato accusato di molestie sessuale, di certo non gli si può negare il riconoscimento di grande sostenitore dell’Ucraina, a parole e a fatti.

Johnson è stato uno dei primi leader europei a raggiungere il presidente ucraino Zelensky a Kiev a poche settimane dall’inizio dello scontro armato, a metà aprile, quando già dai primi di marzo inviava armi all’Ucraina, imponendo alla Russia sanzioni economiche più stringenti di quelle stabilisce dall’Occidente.

Per questo la notizia delle dimissioni da leader del partito dei conservatori, date proprio oggi, e quelle da Primo ministro, che arriveranno a ottobre, infliggono un duro corpo a Kiev, che perde così un alleato prezioso. Non a caso Johnson, dopo la conferenza stampa con l’annuncio delle sue dimissioni, nel corso della quale ha ringraziato il presidente ucraino «per tutto a quello che sta facendo per la libertà, per la sua amicizia e per la gentilezza del popolo ucraino», ha chiamato personalmente Volodymyr Zelensky concludendo la telefonata con un quasi nostalgico «Sei un eroe, tutti ti amano».

Secondo quanto ha reso noto un portavoce di Downing Street, riferendo della telefonata tra Johnson e Zelensky, il Primo ministro britannico ha ribadito che «il Regno Unito continuerà a fornire aiuto vitale all’Ucraina fino a quando sarà necessario». Il premier uscente ha poi assicurato che «continuerà a lavorare con i partner per cercare di mettere fine nelle prossime settimane al blocco del grano». Da parte sua, il presidente Zelensky ha ringraziato il primo ministro per la sua azione decisiva in favore dell’Ucraina ed ha detto che il popolo ucraino è grato per gli sforzi del Regno Unito, riconoscendo la leadership del premier britannico «che si è assunto la responsabilità nei momenti più difficili. Si è dimostrato un leader, è stato il primo ad arrivare a Kiev, nonostante gli attacchi missilistici».

Il rischio che la Gran Bretagna, una volta eletto un nuovo premier, vada controcorrente rispetto a quanto fin qui stabilito è, naturalmente, un’ipotesi remota. Ma di questi tempi è comprensibile che l’Ucraina sia preoccupata anche dei risvolti politici britannici. Infatti, se fosse stato per l’Ucraina, «BoJo» sarebbe rimasto per sempre, mentre la Russia è in vena di festeggiamenti. Sui social russi spopolano commenti di festa, insulti e compiacimento.

«Al primo ministro Boris Johnson non piace la Russia e a Mosca non piace il premier britannico» ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov nel corso della conferenza stampa quotidiana commentando l’annuncio delle dimissioni di Johnson.



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