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Quanto si può sequestrare dal conto corrente?

8 Luglio 2022
Quanto si può sequestrare dal conto corrente?

Limiti al sequestro e alla confisca del conto corrente da parte della Procura della Repubblica: sono gli stessi del pignoramento.

La legge fissa dei limiti al pignoramento del conto corrente, almeno per chi in banca deposita solo lo stipendio da lavoro dipendente. Ci si è più volte chiesto se tali limiti operino solo nell’ambito civile o valgano anche in caso di sequestro penale. Può, ad esempio, la Procura della Repubblica bloccare l’intero conto corrente del contribuente che evade le tasse o dell’imputato inquisito in un reato di truffa? A spiegare quanto si può sequestrare dal conto corrente è una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1]. Il principio sancito dai giudici supremi (che peraltro conferma un orientamento già sancito in precedenza nelle aule di tribunale) è il seguente: in caso di sequestro preventivo e di successiva confisca per equivalente vale lo stesso tetto per il pignoramento degli stipendi, salari o altre indennità relative al rapporto di lavoro dipendente, comprese quelle per licenziamento e pensione, previsto in ambito civile; con esclusione soltanto degli emolumenti dovuti agli amministratori. 

Vediamo meglio qual è dunque la disciplina applicabile.

Se il creditore pignora il conto corrente su cui il lavoratore dipendente riceve l’accredito della busta paga, non può pignorare l’intera somma depositata in banca ma solo una parte. In particolare:

le somme già depositate sul conto alla data di notifica dell’atto di pignoramento all’istituto di credito possono essere pignorate solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale, ossia 1.404,30 euro (468,10 x 3 = 1.404,30). Questo significa che se il conto corrente ha solo 1.000 euro, quanto in esso depositato alla data della notifica del pignoramento non può essere bloccato. Se invece presenta un saldo di 2.000 euro, si possono pignorare solo 595,70 euro (pari alla differenza tra 2.000 e 1.404,30).

Per quanto riguarda invece i successivi stipendi che affluiscono sul conto dopo la notifica del pignoramento, su questi verrà effettuata una trattenuta mensile di un quinto, fino ad estinzione totale del debito.  

Ebbene, secondo le Sezioni Unite della Cassazione tali limiti valgono anche in caso di sequestro preventivo penale e successiva confisca per equivalente.

Le Sezioni Unite hanno evidenziato che la Corte costituzionale, investita più volte della questione, ha chiarito che lo scopo dell’articolo 545 del codice di procedura civile – quello che appunto fissa i predetti limiti al pignoramento degli stipendi e delle pensioni accreditate sul conto corrente – è di contemperare la protezione del credito con l’esigenza del lavoratore di avere, attraverso una retribuzione congrua, un’esistenza libera e dignitosa. Peraltro, nella generalità dei casi il lavoratore dipendente trae i mezzi ordinari di sostentamento per le necessità della vita da un’unica fonte e come tale facilmente aggredibile.

Ne consegue che la privazione anche solo di una parte del salario, in vantaggio del creditore, potrebbe risultare molto gravosa per il lavoratore scarsamente retribuito.

La norma quindi si pone nel giusto equilibrio graduando il “sacrificio” in misura proporzionale all’entità della retribuzione. Per tale ragione i limiti previsti dalla norma si debbano applicare anche alla confisca per equivalente ed al sequestro preventivo a essa finalizzato.

Tuttavia, tali limitazioni non sono applicabili agli emolumenti dell’amministratore di una società di capitali, nel presupposto che sussista un’immedesimazione organica tra persona fisica (amministratore) ed ente e quindi in concreto, non si possa parlare di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato. 

Per gli emolumenti non si applicano le citate limitazioni alla pignorabilità, salva l’ipotesi di dimostrata autonomia del rapporto tra amministratore ed ente.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 26252/22.


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