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La scelta del modello di società più giusta

12 Novembre 2015
La scelta del modello di società più giusta

Società di persone (Snc, Sas, Società semplice) o di capitali (Srl, Spa, Sapa): quali differenze e quale modello è più adeguato rispetto all’attività da intraprendere?

Non esiste un modello di società più conveniente rispetto alle altre, ma la valutazione dipende da una serie di fattori che cambiano a seconda dell’attività da svolgersi, delle risorse dell’imprenditore, delle finalità e della struttura di cui si vale. Si tratta, comunque, di una scelta che può sempre essere modificata nel corso della vita della società, anche se, nel caso di passaggio da società di persone a società di capitali, per le obbligazioni contratte nel primo periodo di vita resta comunque la responsabilità solidale dei soci a titolo personale.

Nella scelta del modello di società assumono particolare rilevanza i seguenti elementi:

a) scopo ed attività: le società possono svolgere ogni attività, fatte salve alcune attività precluse alle società di persone (quali, l’attività bancaria o assicurativa) e con l’eccezione della società semplice, che può esercitare esclusivamente attività non commerciale. Lo scopo, quindi, non costituisce di norma un elemento particolarmente rilevante nella scelta del modello societario;

b) rischio: è questo l’elemento maggiormente distintivo tra le società di persone (dove, nel caso di incapienza del patrimonio sociale a soddisfare i creditori, questi ultimi potranno rivalersi nei confronti del patrimonio personale dei soci) e quelle di capitali (dove, per le obbligazioni contratte dalla società, risponde solo il patrimonio della stessa, senza possibilità di estendere l’esecuzione ai beni dei soci). Dunque, l’imprenditore, in base alla sua propensione al rischio può optare per limitare le eventuali conseguenze sfavorevoli dell’attività d’impresa, costituendo una società di capitali, che delimita il rischio d’impresa all’importo del capitale versato; oppure può assumersi completamente il rischio d’impresa con responsabilità patrimoniale illimitata, costituendo una società di persone (col beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale) ed assumendosi in tal modo anche il rischio di insolvenza e della conseguente dichiarazione di fallimento. La società in accomandita realizza una via di mezzo tra i due “livelli” di rischio a seconda della carica di socio accomandante (limitazione del rischio) o accomandatario (responsabilità illimitata), che si intende ricoprire;

c) organizzazione: la struttura delle società di persone è molto semplice sia dal punto di vista sostanziale (amministrazione diretta dei soci, nessun obbligo di convocazione dell’assemblea, ecc.) sia dal punto di vista formale (fiscale e contabile). È più facile la sua utilizzazione pratica ed ha modesti costi di gestione ed organizzazione. In una attività d’impresa a cui collaborano o partecipano i familiari dell’imprenditore la costituzione di una società di persone permette di controllare la partecipazione di estranei all’impresa, se si limita la libera commerciabilità delle quote. Di norma si sceglie la società di persone quando il lavoro è maggiormente organizzato sulla base delle attività personali svolte dai soci stessi; al contrario, nel caso di società di capitali ci si vale dell’ausilio di dipendenti e una dotazione strumentale più complessa. Insomma, se nelle società di persone viene in primo piano l’elemento dell’attività personale dei soci, in quelle di capitale emerge maggiormente il fattore (appunto) “capitale” di investimento;

d) volume dell’attività: se si prevede che l’attività societaria possa espandersi al punto da richiedere investimenti rilevanti, oltre all’apporto finanziario dei singoli soci, la scelta può ricadere su una società di capitali, per poter attingere capitale o finanziamenti da canali differenziati e ampi (azionisti, obbligazionisti, banche, ecc.). Aumentando il volume di affari e l’esposizione al rischio, aumentano anche le garanzie, patrimoniali e di trasparenza, che la società deve fornire ad investitori e finanziatori. Conseguentemente, i costi di amministrazione (compensi agli amministratori, ai sindaci, ecc.), finanziari (retribuzione del capitale di credito, restituzione dei finanziamenti, ecc.) e fiscali saranno sensibilmente maggiori;

e) investimenti: le società di persone hanno una struttura organizzativa essenziale che risponde ad esigenze di immediatezza operativa e gestionale. È consigliabile a chi intende partecipare attivamente all’esercizio dell’impresa. Chi, invece, ha intenti meramente speculativi o di investimento si deve orientare verso il modello delle società di capitali, in cui non partecipa all’amministrazione della società (o, al limite, verso una s.a.s. in qualità di socio accomandante);

f) profilo contabile: le società di persone che non superano determinate soglie di ricavi possono utilizzare la cosiddetta contabilità semplificata (nessun obbligo di redazione del bilancio e obbligo di tenuta solo di alcuni libri contabili), mentre quelle di capitali devono redigere il bilancio ordinario e sono obbligati alla tenuta dei libri contabili;

g) regime fiscale: ai fini dell’imposta sui redditi, la differenza principale tra le società commerciali è data dal fatto che nelle società di persone il reddito viene tassato pro quota in capo ai soci e ivi assoggettato alle aliquote progressive IRPEF, mentre in quelle di capitali è tassato, in via ordinaria, in capo alla società stessa con aliquota proporzionale IRES del 27,50%, salvo opzione, qualora ne ricorrano i presupposti, per regimi alternativi di tassazione (quali la tassazione per trasparenza o il consolidato fiscale).

La ripartizione del reddito e la sua imputazione diretta ai singoli soci, nelle società di persone, comporta a volte un risparmio fiscale sulle imposte dirette solo quando si tratta di società medio-piccole, con volumi di affari modesti. Anche nell’ipotesi in cui la società realizzi perdite, e non redditi imponibili, vige il principio dell’imputazione ai soci per le società di persone mentre per le società di capitali le perdite fiscali non possono essere trasferite a terzi, salvo opzione per regimi particolari di tassazione quali trasparenza fiscale e consolidato fiscale nazionale. In concreto se la perdita fiscale è stata realizzata da una società di persone o da una società di capitali in regime di trasparenza fiscale la stessa potrà essere utilizzata direttamente dai soci nella propria dichiarazione dei redditi personale al fine di ridurre il reddito complessivo imponibile. Tuttavia esistono particolari limitazioni all’utilizzo delle perdite da parte dei soci a seconda che la società che le ha generate svolga la propria attività in regime di contabilità semplificata o ordinaria.
Per evitare fenomeni di elusione fiscale, le società commerciali (di persone e di capitali) che realizzano ricavi inferiori rispetto a quelli presunti dalla legge o che si trovano in condizione di perdita sistematica sono soggette a un particolare regime di tassazione (c.d. regime delle società di comodo): in pratica esse devono versare le imposte sulla base di un reddito minimo presunto, anche se non effettivamente conseguito.
Pertanto nel caso di società di persone tale reddito minimo sarà tassato in capo ai soci mentre nel caso di società di capitale le imposte saranno corrisposte direttamente dalla società (con una aliquota IRES maggiorata di 10,5 punti percentuali rispetto a quella ordinaria del 27,5%).


note

Autore immagine: 123rf com


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