Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

È valida la notifica a mezzo PEC della cartella di pagamento?

28 Novembre 2022 | Autore: Federica Maria Bucci
È valida la notifica a mezzo PEC della cartella di pagamento?

Posta elettronica certificata: validità della notifica di pagamento dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Se hai qualche debito con una Pubblica Amministrazione – tributario, previdenziale, per multe e simili – è molto probabile che tu abbia ricevuto (o possa ricevere) la notifica di una cartella di pagamento o di una intimazione di pagamento, da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia S.p.A.).

Ma siamo proprio certi che le notifiche di questi atti siano valide e che quindi tu sia tenuto a provvedere al pagamento per evitare pignoramenti, fermi amministrativi sui veicoli o addirittura iscrizioni ipotecarie? È valida la notifica a mezzo PEC della cartella di pagamento?

In realtà, se hai ricevuto dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione una notifica via PEC è altamente probabile che questa sia affetta da un vizio insanabile che rende nullo il relativo atto. Di conseguenza, in questo caso, la cartella di pagamento non va pagata perché nulla e tale nullità si ripercuoterà, a cascata, su tutte le eventuali azioni successive, come ad esempio pignoramenti, fermi amministrativi, iscrizioni ipotecarie, etc.

Vediamo nel dettaglio perché.

Le regole per le notifiche via PEC

Per effettuare validamente una notifica utilizzando la posta elettronica certificata, la normativa prevede che gli indirizzi PEC, sia del destinatario sia del mittente, risultino presenti in un pubblico registro [1]. Solo in questo modo, infatti, può essere garantita la provenienza dell’atto da un soggetto qualificato, minimizzando i rischi di ricevere messaggi truffa, di spam o comunque contenenti virus informatici.

Il legislatore ha chiarito che i pubblici registri nei quali devono essere presenti gli indirizzi PEC di mittente e destinatario per la validità della notifica sono:

  • INIPEC;
  • Indice IPA;
  • Indice PP.AA.;
  • Reginde.

Pertanto, la notifica proveniente da un indirizzo PEC non presente in tali registri è inesistente o comunque viziata da nullità insanabile [2].

La normativa in materia di notifica delle cartelle di pagamento e degli altri atti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia S.p.A.) prevede che anche detti atti possano essere notificati tramite PEC [3].

Sebbene tale normativa non faccia chiaramente riferimento al fatto che anche l’indirizzo PEC del notificante debba essere presente nei pubblici registri, tale circostanza è stata ritenuta dalla giurisprudenza di merito comunque pacificamente necessaria per riconoscere validità alle notifiche effettuate via PEC dall’agente della riscossione [4].

Di conseguenza, gli atti dell’agente della riscossione notificati via PEC da un indirizzo di posta elettronica certificata non presente nei pubblici registri sono nulli per inesistenza e/o comunque nullità insanabile della relativa notifica [5].

Come riconoscere l’invalidità di una notifica via PEC?

Alla luce di quanto previsto dalla normativa e dalla giurisprudenza in materia di notifiche via PEC, prima di procedere al pagamento di una cartella di pagamento, di un’intimazione di pagamento o di qualsiasi altra richiesta proveniente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione dovrai prestare massima attenzione all’indirizzo di posta elettronica certificata di provenienza. Infatti, se tale indirizzo non è presente in uno dei pubblici registri sopra elencati, la notifica è inesistente e/o comunque affetta da nullità insanabile, con conseguente illegittimità della richiesta di pagamento per nullità del relativo provvedimento. In questo caso, quindi, non dovrai pagare nulla di quanto richiesto.

Attualmente, gli indirizzi di posta elettronica certificata riferibili all’agente della riscossione inseriti in pubblici registri sono solo due, ossia:

Tra gli indirizzi non inseriti in pubblici elenchi e che generalmente vengono utilizzati dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione per procedere a notifica via PEC vi sono, a titolo di esempio:

Pertanto, sulla scorta della recente interpretazione giurisprudenziale, se hai ricevuto una notifica via PEC da un qualsiasi indirizzo di posta elettronica certificata diverso da “[email protected]” e da “[email protected]”, allora la richiesta di pagamento è nulla e non sarai tenuto ad effettuare alcun versamento.

Notifica via PEC inesistente o nulla: conseguenze

Ferma la nullità dell’atto notificato da un indirizzo di posta elettronica non inserito in pubblici elenchi e quindi la non debenza di alcun importo richiesto con tale atto, ti starai forse chiedendo se il vizio insanabile di notifica comporti anche ulteriori conseguenze.

Sul punto, la risposta è certamente affermativa e riguarda due importanti effetti che si possono verificare, sia sotto il profilo processuale, sia sotto il profilo sostanziale.

Il primo attiene al termine di impugnazione dell’atto notificato da un indirizzo PEC non inserito in un pubblico elenco. Infatti, l’inesistenza e/o la nullità insanabile della notifica, da un lato, escludono la previsione di un termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto davanti al giudice competente e, dall’altro lato, escludono comunque che, in caso di impugnazione, il vizio sia sanato. Di conseguenza, indipendentemente dal momento in cui viene contestata l’invalidità della notifica, l’atto notificato sarà sempre e comunque nullo.

Il secondo attiene, invece, al tema della prescrizione del credito vantato dalla Pubblica Amministrazione con l’atto invalido per vizio insanabile di notifica. L’invalidità della notifica, infatti, esclude che si possa configurare un’ipotesi di interruzione della prescrizione dalla quale decorre un nuovo termine prescrizionale. Questo significa che, nel caso in cui un credito del luglio 2021 si prescriva in tre anni (come il caso del bollo auto) e la notifica nulla sia intervenuta nel maggio 2022, l’agente della riscossione dovrà provvedere a rinnovare la richiesta di pagamento entro il luglio 2024, per evitare la prescrizione del diritto.



Di Federica Maria Bucci

note

[1] Art. 3-bis L. 53/1994 in materia di notifiche degli atti giudiziari e stragiudiziari via PEC.

[2] Cfr. tra le molte, Cassazione, sentenza n. 17346 del 27.06.2019.

[3] Art. 26 DPR 602/1973.

[4] Cfr. tra le più recenti, Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sentenza n. 915 del 28.02.2022 e Commissione Tributaria Provinciale di Latina, sentenza n. 655 del 07.06.2022.

[5] oltre alle sentenze già citate alla precedente nota 4, si vedano anche Commissione Tributaria Regionale della Toscana, sentenza n. 1225 del 02.11.2021 e Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sentenza n. 11779 del 06.10.2021.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube