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Mansioni: la classificazione dei lavoratori

11 Luglio 2022 | Autore:
Mansioni: la classificazione dei lavoratori

Quali sono i criteri utilizzati per definire le categorie a cui appartengono i dipendenti di un’azienda. Che cos’è l’inquadramento unico.

A seconda delle capacità dei dipendenti, della loro esperienza e delle mansioni da svolgere, il datore di lavoro attribuisce a ciascuno di loro al momento dell’assunzione una collocazione all’interno dell’organizzazione aziendale, ruolo che può essere modificato durante il rapporto di lavoro. Ne consegue che all’interno dell’impresa c’è una struttura nella quale i dipendenti vengono classificati in diverse figure professionali che svolgono le varie mansioni. La classificazione dei lavoratori, però, come viene fatta? E quali sono le figure professionali previste?

La normativa che regola mansioni, qualifiche e categorie dei lavoratori è contenuta principalmente nel Codice civile [1], anche se molto viene delegato alla contrattazione collettiva di ogni settore. Ogni livello ha un trattamento specifico dal punto di vista economico e normativo che non può essere peggiorato durante il rapporto di lavoro. Si tratta di elementi come la retribuzione, il periodo di preavviso, l’orario, ecc.

I criteri per la classificazione dei lavoratori

Il personale in servizio in un’azienda viene classificato in base a questi criteri:

  • le mansioni, vale a dire le attività assegnate a ciascun lavoratore al momento dell’assunzione o in un momento successivo durante il rapporto di lavoro;
  • le qualifiche, cioè i gruppi uniformi di mansioni omogenee fra loro e stabilite dal datore di lavoro o dai contratti nazionali;
  • le categorie di lavoratori che sono state definite dalla legge o dai Ccnl.

Per quanto riguarda queste ultime, si possono distinguere le seguenti categorie legali:

  • dirigenti;
  • quadri;
  • impiegati;
  • operai.

La contrattazione o la giurisprudenza ne hanno aggiunte altre, cioè:

  • quadri direttivi: si tratta di lavoratori stabilmente investiti di particolari responsabilità e poteri direttivi, e/o incaricati del coordinamento e del controllo dell’attività di altri lavoratori;
  • impiegati di concetto: lavoratori adibiti formalmente o di fatto ad un ramo o servizio dell’attività svolta dall’imprenditore, con poteri di circoscritta supremazia gerarchica nei confronti di altri dipendenti e di collaborazione con il datore, con il dirigente o con l’impiegato che ha funzioni direttive;
  • impiegati d’ordine: lavoratori che prestano la propria attività come mera attuazione della volontà dell’imprenditore o del dirigente, senza alcuna autonomia o con una facoltà di iniziativa limitata alle modalità di esecuzione delle operazioni loro affidate dai superiori;
  • intermedi: operai di particolare fiducia e responsabilità, che guidano e controllano un gruppo di operai con apporto di competenza tecnico-pratica. Ad essi sono attribuite qualifica e mansioni superiori a quelle normalmente previste.

Classificazione dei lavoratori: i quadri

Un gradino sotto i dirigenti si trovano i lavoratori classificati come quadri. Si tratta di dipendenti che non appartengono alla categoria superiore ma che svolgono in maniera continuativa funzioni di rilevante importanza ai fini dello sviluppo e dell’attuazione degli obiettivi dell’impresa. Ecco perché vengono inseriti nell’organigramma aziendale tra i dirigenti e gli impiegati. Tuttavia, a livello contrattuale, si applica la disciplina prevista per questi ultimi, a meno che il Ccnl preveda diversamente.

Classificazione dei lavoratori: gli impiegati

Alla categoria degli impiegati appartiene la maggior parte dei lavoratori che non hanno un ruolo da operai. Si tratta fondamentalmente di dipendenti che svolgono attività professionale con funzioni di collaborazione con il datore di lavoro, tranne per le prestazioni di sola manodopera.

Classificazione dei lavoratori: gli operai

Nel gradino più basso dell’organigramma (ma non per questo meno importante, anzi: per qualsiasi azienda sarebbe impossibile andare avanti senza di loro) troviamo gli operai. In questo caso, si parla di dipendenti la cui principale caratteristica è la collaborazione nell’impresa mediante lo svolgimento di attività, generalmente di tipo manuale ed esecutivo, che attengono al solo processo produttivo.

Classificazione dei lavoratori: l’inquadramento unico

La maggior parte dei contratti nazionali, nel far riferimento alla classificazione dei lavoratori, non parla quasi più di «categorie» ma di «inquadramento unico». Si tratta di un sistema basato su una scala articolata in diversi livelli all’interno dei quali si possono anche trovare dipendenti appartenenti a categorie diverse. Essere inseriti in uno o in un altro livello dipende sostanzialmente dalle caratteristiche dell’attività prestata e dai diversi profili professionali specifici, cioè dalle mansioni o dalle professionalità comprese in ciascun livello.

Rivedendo, quindi, la classificazione precedente, la scala dell’inquadramento può prevedere questi livelli (prendiamo come esempio l’ultima versione del Ccnl dei metalmeccanici):

  • livelli D1 e D2 (prima livelli 2° e 3°): ruoli operativi;
  • livelli C1, C2 e C3 (prima livelli 3°s, 4° e 5°): ruoli tecnici specifici;
  • livelli B, B2 e B3 (prima livelli 5°s, 6° e 7°): ruoli specialistici gestionali;
  • livello A1 (prima 8° livello): ruoli di gestione del cambiamento e innovazione.

Come si può notare, pur mantenendo un’equivalenza con i vecchi livelli di inquadramento, si tende ora a raggruppare in macro-aree le varie mansioni dei lavoratori.

Resta, invece, ancorato al vecchio concetto di inquadramento il Ccnl del settore alimentare, dove troviamo questa classificazione:

  • 1° livello super: quadri;
  • 1° livello: ex impiegati;
  • 2° livello: ex impiegati, ex intermedi;
  • 3° livello A: ex impiegati, ex intermedi, ex operai;
  • 3° livello: ex impiegati, ex operai;
  • 4° livello: ex impiegati, ex operai;
  • 5° livello: ex impiegati, ex operai;
  • 6° livello: ex operai.

note

[1] Artt. 2095 e 2103 cod. civ.


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