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Lavoro a domicilio: quali tutele?

11 Luglio 2022 | Autore:
Lavoro a domicilio: quali tutele?

Come funziona il rapporto a distanza tra datore e dipendente? Quali sono i diritti in materia di retribuzione, orari e assenze?

Il lavoratore a domicilio è colui che ha un rapporto subordinato e che esegue da casa sua o da un locale per lui disponibile un’attività remunerata per conto di uno o più imprenditori. Affinché possa operare in maniera lecita, deve essere iscritto al Registro dei lavoratori a domicilio. Le aziende che a causa di programmi di ristrutturazione, di riorganizzazione o di riconversione hanno fatto ricorso a licenziamenti non possono avvalersi dalle prestazioni di questi lavoratori per un anno dall’ultima cessazione o sospensione. Queste sono, dunque, le premesse. Ma chi svolge il lavoro a domicilio, quali tutele ha?

Come abbiamo detto all’inizio, si parla a tutti gli effetti di un dipendente che, anziché lavorare nella sede dell’azienda, lavora a casa sua. Pertanto, si tratta di un rapporto di subordinazione. Vediamo le caratteristiche e le tutele del lavoro a domicilio.

Lavoro a domicilio: caratteristiche del rapporto

Chi svolge il lavoro a domicilio ha un rapporto di «subordinazione tecnica o attenuata», cioè:

  • deve rispettare le indicazioni del datore circa modalità di esecuzione, caratteristiche e requisiti del lavoro da svolgere. Le direttive possono essere impartite anche solo inizialmente una volta per tutte oppure mediante consegna di un modello da riprodurre in tutti i particolari, per escludere margini di autonomia esecutiva;
  • effettua un lavoro sottoposto a controllo al momento della consegna. Il contratto può prevedere che il datore richieda il rinnovo dell’esecuzione del prodotto non conforme alle prescrizioni impartite o al campione;
  • è inserito continuativamente nel ciclo produttivo dell’azienda, in qualità di elemento integrativo, anche se esterno. A tal fine, è sufficiente che il lavoratore esegua lavorazioni analoghe o complementari a quelle eseguite all’interno dell’azienda;
  • deve svolgere personalmente la propria prestazione. Può avvalersi e farsi aiutare da membri della famiglia conviventi e a carico ma non di manodopera salariata o di apprendisti. Tuttavia, è stato anche ritenuto compatibile con la subordinazione l’utilizzo di collaboratori esterni, sempre che esso non concretizzi un’organizzazione imprenditoriale.

Il lavoratore, inoltre, è tenuto a:

  • operare con diligenza e nel rispetto delle istruzioni impartite dal datore;
  • custodire il segreto sui modelli di lavoro che gli vengono affidati;
  • osservare il divieto di concorrenza, nel caso in cui la quantità del lavoro affidato sia tale da assicurare al lavoratore una prestazione continuativa corrispondente al normale orario di lavoro.

Infatti, nel caso in cui il carico di lavoro non comporti un impegno pari al normale orario giornaliero, il lavoratore a domicilio può instaurare un secondo rapporto subordinato part-time con un altro imprenditore. La retribuzione, infatti, viene determinata attraverso le tariffe di cottimo pieno applicabili alla sola quantità di lavoro svolta e non al tempo impiegato e alla durata della prestazione.

Lavoro a domicilio: caratteristiche del contratto

La legge non impone di sottoscrivere per iscritto il contratto di lavoro a domicilio, anche se resta la forma più consigliabile per avere maggiori tutele in caso di controversie.

L’accordo deve contenere necessariamente:

  • l’oggetto della prestazione;
  • l’ammontare del compenso (con eventuale espresso rinvio alle tariffe di cottimo stabilite nel contratto nazionale di categoria);
  • il rimborso delle spese sostenute dal lavoratore per l’esecuzione del contratto (ad esempio, utenze energetiche e canone per l’uso in affitto dei locali);
  • le modalità di trasporto della merce in arrivo e in partenza se la prestazione del lavoratore consiste nella produzione di determinati beni;
  • gli obblighi di riservatezza e di non concorrenza del lavoratore.

Lavoro a domicilio: gli adempimenti necessari

Per poter svolgere un lavoro a domicilio, è necessario iscriversi all’apposito Registro istituito presso i Servizi per l’impiego. Dal canto suo, il datore deve procedere all’iscrizione del lavoratore nel Libro unico del lavoro indicando:

  • nominativo;
  • domicilio;
  • misura della retribuzione corrisposta;
  • data e ora di consegna e di riconsegna (stimata) del lavoro;
  • descrizione del lavoro eseguito;
  • specificazione della quantità e qualità del lavoro eseguito.

Lavoro a domicilio: quali tutele economiche?

Non è semplice per il datore sapere con esattezza quante ore è effettivamente impegnato chi svolge un lavoro a domicilio. Ecco perché la retribuzione viene calcolata sulla base delle tariffe di cottimo pieno, stabilite dalla contrattazione collettiva tenendo conto del tempo impiegato da un lavoratore di normale capacità lavorativa ad eseguire la lavorazione oggetto della commessa. In altre parole, si considera quello che un normale dipendente ci mette per una determinata prestazione.

In questo caso, l’unità di tempo per calcolare la retribuzione può essere il minuto, l’ora, il giorno o il mese.

Nel caso di tariffa oraria, ad esempio, la retribuzione è pari a ore impiegate × quota oraria della retribuzione.

La maggior parte dei contratti nazionali prevedono delle maggiorazioni in percentuale che corrispondono a:

  • tredicesima, ferie, festività e Tfr;
  • rimborso spese per l’uso di macchine, energia, locali ed accessori;
  • lavoro notturno, festivo, ecc.

Lavoro a domicilio: le tutele sulle assenze

Per quanto riguarda ferie e permessi, il lavoratore a domicilio non è obbligato ad avvisare il datore di lavoro delle sue assenze. Alcuni contratti collettivi prevedono comunque una maggiorazione a titolo di indennità sostitutiva delle ferie e delle festività.

Le lavoratrici madri e i lavoratori padri hanno diritto:

  • al congedo di maternità e di paternità;
  • al computo dell’anzianità di servizio per i periodi di congedo;
  • a vedere osservato il divieto di licenziamento e di sospensione nel periodo protetto;
  • all’indennità economica.


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