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La chiusura del fallimento

15 Novembre 2015 | Autore:
La chiusura del fallimento

Casi di chiusura del fallimento ed effetti per il fallito e i creditori.

La procedura di fallimento si chiude (art. 118 L. fall.):

1) se nel termine stabilito nella sentenza dichiarativa di fallimento non sono state proposte domande di ammissione al passivo;

2) quando, anche prima che sia compiuta la ripartizione finale dell’attivo, le ripartizioni ai creditori raggiungono l’intero ammontare dei crediti ammessi o questi sono in altro modo estinti e sono pagati tutti i debiti e le spese da soddisfare in prededuzione;

3) quando è compiuta la ripartizione finale dell’attivo;

4) quando nel corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, né i crediti prededucibili e le spese di procedura.

Nei casi di chiusura di cui ai nn. 3 e 4), ove si tratti di fallimento di società, il curatore ne chiede la cancellazione dal registro delle imprese.

In presenza di una delle ipotesi previste dall’art. 118 L. fall. nessuna facoltà discrezionale è data agli organi fallimentari di protrarre la procedura e di differirne chiusura.

La chiusura della procedura di fallimento della società nei casi di cui ai nn. 1) e 2) determina anche la chiusura della procedura estesa ai soci (ai sensi dell’art. 147 L. fall.), salvo che nei confronti del socio sia stata aperta una procedura di fallimento come imprenditore individuale.

La chiusura della procedura di fallimento quando è compiuta la ripartizione finale dell’attivo non è impedita dalla pendenza di giudizi, rispetto ai quali il curatore può mantenere la legittimazione processuale, anche nei successivi stati e gradi del giudizio.

Le somme necessarie per spese future ed eventuali oneri relativi ai giudizi pendenti, nonché le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi non ancora passati in giudicato, sono trattenute dal curatore.

Dopo la chiusura della procedura di fallimento le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti definitivi e gli eventuali residui degli accantonamenti sono fatti oggetto di riparto supplementare fra i creditori secondo le modalità disposte dal tribunale.

In relazione alle eventuali sopravvenienze attive derivanti dai giudizi pendenti non si fa luogo a riapertura del fallimento.

Qualora alla conclusione dei giudizi pendenti consegua, per effetto di riparti, il venir meno dell’impedimento all’esdebitazione (art. 142, co. 2, L. fall.), il debitore può chiedere l’esdebitazione nell’anno successivo al riparto che lo ha determinato.

È esclusa la cancellazione dell’iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento, non essendo prevista da alcuna norma di legge, contrariamente a quanto stabilito espressamente dall’art. 17 e dall’art. 119, co. 1, L. fall., in tema di iscrizione nel registro delle imprese della sentenza dichiarativa di fallimento e del decreto di chiusura (Trib. Roma 16-9-2010).

Effetti della chiusura del fallimento.

Con la chiusura del fallimento (art. 120 L. fall.):

– cessano gli effetti del fallimento sul patrimonio del fallito e le conseguenti incapacità personali;

– decadono gli organi preposti al fallimento;

-le azioni esperite dal curatore per l’esercizio di diritti derivanti dal fallimento non possono essere proseguite;

– i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti per capitale e interessi. In particolare, tale disposizione si riferisce alle azioni individuali, tra le quali non rientra l’istanza di fallimento, la quale non può parificarsi a una domanda giudiziale in senso proprio, per la specifica finalità dell’istanza ed i limiti della cognizione giudiziale, dai quali è escluso l’accertamento sul credito e che si sostanzia nel suo contenuto proprio di azione a contenuto meramente processuale, intesa a pervenire alla dichiarazione di fallimento.

Il decreto o la sentenza con la quale il credito è stato ammesso al passivo costituisce prova scritta per gli effetti di cui all’art. 634 c.p.c.

Nell’ipotesi di chiusura in pendenza di giudizi ex art. 118, co. 2, L. fall. il giudice delegato e il curatore restano in carica ai soli fini di quanto previsto da tale disposizione (legittimazione processuale, autorizzazione di transazioni o di rinuncia alla lite, ecc.). In nessun caso i creditori possono agire su quanto è oggetto dei giudizi medesimi.

Il-nuovo-volto-del-Processo-Civile-del-Concordato-Preventivo-e-del-Fallimento


note

Autore immagine: 123rf com


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