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Evitare le liti col fisco: come dribblare la causa e le sanzioni

27 Ottobre 2014
Evitare le liti col fisco: come dribblare la causa e le sanzioni

Il quadro degli istituti deflattivi del contenzioso.

 

Mentre si va delineando il restyling del ravvedimento operoso con il disegno di legge di Stabilità, vediamo quali sono, per il momento, le vie per chiudere le contestazioni con il fisco.

1 | ADESIONE AL VERBALE DI CONSTATAZIONE

Il contribuente può aderire integralmente al contenuto dei Pvc. Le sanzioni sono ridotte a 1/6 del minimo e non sono dovute sugli eventuali contributi. Per accedere va inviato entro 30 giorni il modello all’Agenzia e all’organo che ha redatto il verbale. Le somme vanno pagate entro 20 giorni dalla notifica dell’atto di definizione.

Se tutto sarà confermato, il Ddl di stabilità abroga questo istituto dal 1° gennaio 2016.

2 | ADESIONE ALL’INVITO AL CONTRADDITORIO

L’Agenzia notifica al contribuente una proposta di adesione, prima dell’emissione dell’avviso. Sono contenute le maggiori imposte, gli interessi e le sanzioni. Se il contribuente aderisce alla proposta, beneficia della riduzione a 1/6 delle sanzioni, pagando le somme entro 15 giorni dalla data indicata nell’avviso.

Se tutto sarà confermato, il Ddl di stabilità abroga questo istituto dal 1° gennaio 2016.

3 | ACQUIESCENZA

Se il contribuente rinuncia a impugnare l’avviso di accertamento o di liquidazione e a fare istanza di accertamento con adesione, può fare acquiescenza pagando entro 60 giorni dalla notifica le somme richieste. Le sanzioni sono ridotte a 1/3 (o a 1/6 se l’avviso non è stato preceduto dall’invito o da un Pvc definibile).

Se tutto sarà confermato, il Ddl di stabilità abroga questo istituto dal 1° gennaio 2016.

4 | ACCERTAMENTO CON ADESIONE

Il contribuente cui è stato notificato avviso di accertamento o di rettifica, non preceduto dall’invito al contraddittorio, può presentare istanza di accertamento con adesione entro il termine per fare ricorso. Si attiva così un contraddittorio con l’ufficio e – in caso di successiva adesione – le sanzioni sono ridotte a 1/3. La procedura sospende di 90 giorni il termine per impugnare

5 | RECLAMO E MEDIAZIONE

Per le controversie di valore non superiore a 20mila euro su atti delle Entrate va presentata, prima di fare ricorso, istanza di reclamo- mediazione alla Direzione provinciale che ha emanato l’atto. Si apre una fase di 90 giorni per il tentativo di accordo e, in caso positivo, le sanzioni sono ridotte al 40%, altrimenti si producono gli effetti del ricorso (ma il contribuente non può avvalersi della conciliazione).

6 | CONCILIAZIONE GIUDIZIALE

La conciliazione è proponibile, da ciascuna delle parti, solo dopo la presentazione del ricorso. Può avvenire solo davanti alla Ctp e non oltre la prima udienza. In caso di accordo è redatto verbale nel quale sono indicate le somme dovute a titolo d’imposta, sanzioni e interessi. Le sanzioni si applicano nella misura del 40% delle somme irrogabili

7 | AUTOTUTELA

L’autotutela è il potere-dovere dell’Agenzia di annullare una pretesa illegittima. Può essere attivata su iniziativa del contribuente o d’ufficio e non c’è termine di presentazione, ma l’istanza di autotutela non sospende il termine per il ricorso.

Gli atti sono annullabili anche se definitivi per non impugnazione; l’unico limite è quando c’è una sentenza passata in giudicato.

Analizziamo ora le varie possibilità di trattativa in base al tipo di accertamento.

1 | ACCERTAMENTO DA INDAGINI FINANZIARIE

Serve una giustificazione per ogni movimento

Questo accertamento si fonda sulla ricostruzione analitica delle movimentazioni bancarie. Il contribuente è tenuto a giustificare i prelevamenti e i versamenti e quanto non giustificato costituisce una presunzione legale in favore dell’amministrazione, che, dunque, determina il maggior reddito sommando i movimenti in entrata e in uscita. I diversi istituti deflattivi sono in linea di massima applicabili, ma trattandosi, di fatto, di un accertamento “analitico” il possibile accordo da raggiungere con l’ufficio dovrebbe fondarsi su giustificazioni riferite a ogni singolo movimento. L’unica eccezione si potrebbe ravvisare per un possibile riconoscimento di costi in via forfettaria, ove l’ufficio rettificasse il reddito di impresa o di lavoro autonomo.

2 | ACCERTAMENTO DA REDDITOMETRO

Va dimostrata la provenienza del denaro speso

Si tratta di un accertamento sintetico, fondato sulle spese sostenute dal contribuente o sui beni posseduti. Nella vecchia versione, la quantificazione del reddito era in prevalenza di carattere induttivo, fondata cioè su un reddito ipotetico attribuibile al contribuente in relazione ai beni posseduti. Nella nuova versione, invece, in vigore dal periodo di imposta 2009, è fondato solo sulle spese sostenute. In sede di accordo (sia in adesione che durante il reclamo o conciliazione) il contribuente deve dimostrare la provenienza del denaro usato per le spese, cosa che può essere difficile in caso di dismissioni effettuate in epoca più lontana. Va da sé che l’abbattimento della pretesa non è mai forfettario, ma legato alle singole giustificazioni.

3 | ACCERTAMENTO SU REDDITO DI IMPRESA

Riduzione forfettaria per circostanze aziendali

Nell’ambito delle rettifiche fondate su una “verosimile” realtà aziendale (accertamento induttivo o analitico-induttivo), per verificare i valori dichiarati viene determinato un dato standard (come il ricarico mediamente applicato nel settore o il riscontro delle rimanenze di magazzino rispetto agli acquisti). La rettifica del reddito di impresa si fonda sulle differenze. In sede di adesione – o reclamo e conciliazione – il contribuente può opporre variabili di carattere forfettario fondate su circostanze aziendali (ad esempio la percentuale di sconti medi alla clientela) che difficilmente possono essere quantificate in misura specifica e che potrebbero ridurre la pretesa.

4 | RETTIFICA DEL BENEFICIO PRIMA CASA

Margini stretti per la trattativa con l’ufficio

È l’atto con il quale l’ufficio rettifica il beneficio prima casa richiesto nella compravendita. Anche se nelle avvertenze del provvedimento è prevista la possibilità di adesione, di fatto non ci sono margini di “discussione” con l’ufficio. Infatti, salvo rare ipotesi (acquisti con più immobili ad esempio) il beneficio o spetta o non spetta. Il contribuente potrà chiedere un annullamento in autotutela, ma – in caso di esito negativo – dovrà ricorrere in Ctp. Inoltre, in assenza di argomentazioni su cui fondare una possibile adesione, l’istanza potrebbe rappresentare un fine dilatorio per impugnare con più tempo l’atto. A ciò potrebbe conseguire l’inammissibilità del ricorso perché tardivo.


note

Autore immagine: 123rf com


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