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Lo sai che? Il fisco italiano contribuisce a provocare la ludopatia

Lo sai che? Pubblicato il 27 ottobre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 ottobre 2014

Italia condannata perché tassa le vincite del gioco d’azzardo se provengono da altri Stati Ue.

Pagare le tasse fa male”, predicava Antonio Albanese, nei panni di “Cetto La Qualunque” in un noto film. Ma non pagarle fa ancora più male. Almeno alla mente. Perché, a quanto pare, il nostro regime fiscale aumenta le possibilità di ammalarsi di ludopatia, patologia purtroppo oggi in forte aumento, in contraddizione peraltro con le note difficoltà economiche degli italiani.

Ad accorgersene non è stato né uno psicologo, né un’associazione di tutela dei consumatori o dei minori. Ma niente di meno che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale, con una recente sentenza [1], ha condannato l’Italia per la sua politica discriminatoria nei confronti delle vincite da gioco d’azzardo.

In pratica, ciò che di illecito fa il nostro Paese – ad avviso dei giudici di Lussemburgo – è non tassare il ricavato delle vincite provenienti da casinò italiani e, invece, tassarlo se proviene da un casinò di un altro Stato dell’Unione Europea. Si tratta, di certo, sotto l’aspetto giuridico, di una disparità di trattamento incompatibile con le norme comunitarie, ma che, sotto il profilo pratico, non fa che incentivare – piuttosto che contrastare – la dipendenza da gioco. Insomma, il nostro fisco non fa che incentivare migliaia di scommettitori a tentare la fortuna – che spesso li porta alla rovina – proprio nel nostro Paese, dietro l’angolo di casa.

In Italia, oggi, le vincite realizzate in case da gioco situate nel territorio della Repubblica sono esonerate dall’imposta sul reddito in quanto la ritenuta è compresa nell’imposta sugli intrattenimenti. Per le persone residenti nel Belpaese, dunque, soltanto le vincite ottenute in case da gioco situate all’estero entrano nella base imponibile Irpef.

La normativa italiana dunque è euroincompatibile anzitutto perché le istituzioni della Repubblica non possono presumere, in maniera generale e senza distinzioni, che gli organismi e gli enti stabiliti in un altro Stato membro si dedichino ad attività criminali. Poi l’esclusione generalizzata dal beneficio dell’esenzione disposta dall’Italia va al di là di quanto è necessario per lottare contro il riciclaggio di capitali.

È incompatibile con le norme dell’Unione Europea la normativa italiana che tassa le vincite da giochi d’azzardo provenienti da altri Stati membri ed esonera invece quelle ottenute nei casinò nostrani: la restrizione sulla libera prestazione dei servizi non può essere giustificata con le esigenze della lotta contro il riciclaggio di capitali e la ludopatia.

note

[1] C. Giust. UE C-344/13 e C-367/13, del 22.10.2014.

Autore immagine: Cassazione.net


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