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4 nuove startup che possono migliorarci la vita

11 Luglio 2022 | Autore:
4 nuove startup che possono migliorarci la vita

Un «Google» per medici di famiglia, il riciclo del litio grazie alla buccia dell’arancia, la lampada per comunicare con i camerieri, la mascherina intelligente.

Il genio umano e la tecnologia fanno ogni giorno passi da gigante viaggiando spesso velocemente e alla pari. Così, c’è chi continua a sviluppare delle nuove opportunità per risolvere problemi e rendere la vita e il lavoro di tutti più agevole (il genio umano e la tecnologia dovrebbero servire a questo, a creare e non a distruggere). Di recente, sono state presentate delle applicazioni che vanno da una sorta di «Google» per i medici di famiglia alle soluzioni innovative per la ristorazione o alle mascherine intelligenti. Tanto per fare qualche esempio, ecco 4 nuove startup che possono migliorarci la vita. Invenzioni a cui finora nessuno aveva mai pensato ma che adesso sono una realtà applicabile al quotidiano. A nostro beneficio. Vediamole in veloce rassegna.

MedQuestio: un «Google» per i medici di base

Si dice che Internet sia il peggior dottore che ci sia ma questo pregiudizio, oggi in parte vero, sembra destinato a scomparire del tutto grazie a MedQuestio, un motore di ricerca che offre ai medici di famiglia contenuti scientifici immediati a supporto della visita al paziente. In altre parole, una specie di «Google» per medici di base. Dice il co-fondatore della startup, Roberto Malva, all’agenzia Adnkronos: «Sono un medico di famiglia e MedQuestio nasce dall’esigenza di fornire ai miei colleghi risposte rapide e immediate durante la visita a beneficio del paziente».

Il sistema mette a disposizione del dottore una barra di ricerca in cui è possibile inserire delle domande e ricevere risposte immediate per prendere decisioni su diagnosi e terapie. L’applicazione è stata testata in Puglia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, dove oggi viene utilizzata da un medico di famiglia su quattro. Ma si attende che presto si diffonda a livello nazionale.

Arabat: il riciclo sostenibile delle batterie al litio

Altra innovazione di recente presentazione è Arabat, una startup che si occupa del riciclo di batterie al litio a fine vita attraverso il riutilizzo degli scarti alimentari, proprio come le bucce d’arancia. La tecnologia – dicono i fondatori della società – è stata sviluppata attraverso il supporto di partner come l’Università di Foggia.

Il sistema – spiega Raffaele Nacchiero, di Arabat – consiste in una tecnica idro-metallurgica innovativa, un trattamento chimico di lisciviazione verde che utilizza un mix inedito al mondo basato sull’acido citrico (un acido organico debole), e le bucce d’arancia. Questo mix permette di trattare le batterie ed estrarre i metalli preziosi come litio, cobalto, nichel, manganese e altro che intendiamo reinserire nel mercato». Una soluzione nuova e sostenibile per un mercato molto importante. «Nell’ambito del riciclo – conclude Nacchiero – tutti hanno una soluzione impattante e ancora non c’è un riciclatore attivo. Un investitore canadese è interessato a supportarci per realizzare il nostro primo impianto industriale».

6DOF Labs: la lampada per comunicare al ristorante

Una soluzione che può essere utile nella vita di tutti i giorni arriva anche da a 6DOF Labs, la lampada smart Lumen pensata per il settore ristorazione, che agevola la comunicazione tra staff e clientela e supporta nell’offrire un servizio eccellente tramite un’esperienza interattiva.

«Sappiamo che al momento alcune interazioni sono un po’ deboli – commentano i vertici di 6DOF Labs –, nel senso che il personale ma anche i clienti fanno fatica a richiedere attenzione piuttosto che a consultare e a chiedere il conto e noi vogliamo migliorare questo rapporto. Questa è una lampada smart pensata ad hoc per il settore della ristorazione e noi ci occupiamo di tutto quello che riguarda l’ideazione e la produzione di software». In pratica, consente per esempio ai clienti di richiamare l’attenzione dei camerieri per far consultare il menù o chiedere il conto tramite tag NFC oppure permette al titolare del locale di controllare insieme gli effetti di luce delle lampade.

A3k: la mascherina intelligente

Sarà che dalla pandemia di Covid è stata presa una certa familiarità con i dispositivi di protezione individuale, sarà che c’è chi ha deciso di non abbandonarle del tutto per via del continuo susseguirsi di varianti. Il fatto è che se qualcuno inventasse una mascherina intelligente, potrebbe aver centrato un obiettivo molto remunerativo. Ci ha pensato A3K, una startup che ha ideato una mascherina stampata in 3D con all’interno nanoparticelle di rame in grado di attivare questo processo: rilevare i parametri vitali di chi la indossa attraverso dei sensori e mandarli al cellulare attraverso un’applicazione per predire patologie vascolari e polmonari e capire quando una persona è sana, quando ha una leggera influenza e quando «ha incontrato il Covid» in una delle sue varianti.



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