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In una causa posso fare il consulente di parte di me stesso?

16 Luglio 2022
In una causa posso fare il consulente di parte di me stesso?

Sono parte in un processo e ho le competenze tecniche appropriate considerato l’oggetto della causa. Posso svolgere il ruolo di consulente tecnico di parte nel mio stesso interesse? 

La giurisprudenza e la dottrina hanno espresso parere favorevole rispetto alla possibilità (nei limiti che saranno esposti) che la parte processuale possa svolgere le funzioni di consulente tecnico di parte nel proprio interesse.

Innanzitutto, la dottrina afferma che: «È discusso se la parte, purché dotata di cognizioni tecniche relativa all’oggetto della controversia, possa assumere il ruolo di consulente di se stesso. Poiché al riguardo non valgono le regole dell’obbligatoria assistenza previste per il difensore, in assenza di un divieto espresso, la soluzione positiva sembra imporsi in relazione a quanto previsto dall’articolo 194 [del Codice di procedura civile] che consente alle parti, anche di persona, di partecipare alle operazioni, potendo presentare al consulente osservazioni e istanze sia a voce che per iscritto». (Commentario al Codice di procedura civile, a cura di Paolo Cendon, edizioni Giuffrè, 2012, pag. 744, sub art. 201 c.p.c.).

La dottrina riportata ammette quindi la possibilità che la parte, se dotata delle necessarie competenze tecniche (in relazione all’oggetto del contendere), possa svolgere le funzioni di consulente di parte di sé stessa.

La giurisprudenza si è occupata molto poco di questo tema. Non ho reperito sentenze della Corte di Cassazione, ma un precedente giurisprudenziale positivo esiste. Infatti, il tribunale di Napoli, con sentenza del 23.10.1994 (reperibile in Giurisprudenza italiana, 1996, I, 2, 325), stabilì che: «La parte che sia professionalmente competente in merito alla materia oggetto di consulenza tecnica, o perché dotata di una specifica abilitazione oppure perché ritenuta competente dal giudice, può svolgere la funzione di consulente tecnico di parte nel proprio interesse».

Anche questa sentenza milita perciò a favore della possibilità che la parte, tecnicamente preparata sulla materia oggetto del giudizio che la coinvolge, possa svolgere le funzioni di consulente tecnico di parte.

Le consiglio, pertanto, quando avanzerà al giudice la sua richiesta di essere nominato come consulente di parte, di accompagnare l’istanza con la documentazione utile a dimostrare le sue competenze tecniche sulle questioni dibattute in giudizio (ad esempio, certificazione di iscrizione all’albo).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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