Diritto e Fisco | Articoli

Quali sono i dati personali da non pubblicare?

18 Luglio 2022 | Autore:
Quali sono i dati personali da non pubblicare?

Cosa sono i dati sensibili? Quando possono essere trattati?

Il termine “privacy” identifica il diritto alla riservatezza, o meglio il diritto di ogni persona a tutelare i propri dati personali. Ma quali sono i dati personali da non pubblicare? È lecito divulgare i dati relativi alla salute, alla religione, al pensiero politico di un individuo? Si può comunicare il suo codice fiscale, l’Iban del conto corrente, l’indirizzo di casa o il numero di telefono di una persona? Chiunque tratti i dati personali di un individuo, prima di diffonderli, dovrebbe farsi queste domande.

Per evitare che una persona possa subire contestazioni sia di carattere penale che civile (con relativa richiesta di risarcimento) sarà meglio, qui di seguito, dare alcune importanti informazioni, soprattutto a beneficio di quanti, sui social network, nelle chat WhatsApp o in qualsiasi altra occasione, sono soliti rivelare questioni private di altre persone. Vediamo dunque quali sono i dati personali da non pubblicare.

Quali sono i dati personali da non pubblicare?

I dati personali sono tutti quelli che permettono l’identificazione, diretta o indiretta, di una persona. Sono, quindi, quei dati che possono fornire informazioni sullo stile di vita di un individuo, sulle sue abitudini, sulle sue relazioni personali, ma anche sulla sua situazione economica.

Rientrano nella categoria dei dati personali le informazioni che identificano direttamente o indirettamente un individuo:

  • il nome e il cognome;
  • le fotografie;
  • il numero di telefono;
  • il codice fiscale;
  • il numero di targa dell’auto;
  • il codice Iban del conto corrente;
  • la dichiarazione dei redditi;
  • i dati giudiziari ossia quelli relativi a condanne penali e reati oppure inerenti a giudizi civili o sentenze di fallimento.

Si potrà dire che molti di questi dati sono già pubblici. Ad esempio, è facile individuare l’identità del titolare di un immobile facendo una ricerca nei pubblici registri immobiliari; allo stesso modo, si può conoscere la targa di un’auto facendo una ricerca al Pra. Anche i bilanci delle società sono pubblici con una visura alla Camera di Commercio. La legge però vieta che tali dati vengano diffusi in contesti differenti rispetto a quelli in cui sono reperibili. Non perché una persona ha dato il proprio numero di telefono ad alcuni amici questi possono rivelarlo ad altri o inserire i relativi intestatari in una chat WhatsApp senza chiedere loro il permesso.

Insomma, i dati personali appena indicati non possono essere diffusi. E questo perché, così facendo, si violerebbe la privacy del relativo titolare.

Ma non è tutto. Ci sono altri dati che non possono essere pubblicati e la cui diffusione è ancora più grave: si tratta dei dati sensibili di cui parleremo qui di seguito.

Quali sono i dati sensibili da non pubblicare?

I dati sensibili sono una categoria particolare di dati personali, tutelati in forma ancora più accentuata dal nostro ordinamento. Si tratta delle informazioni più delicate e intime di un individuo. I dati sensibili sono quelli che rivelano:

  • l’origine razziale o etnica;
  • le convinzioni religiose, filosofiche o politiche;
  • l’appartenenza sindacale;
  • lo stato di salute;
  • la vita sessuale e le relative abitudini;
  • i dati genetici;
  • i dati sull’orientamento sessuale;
  • i dati biometrici (es. l’impronta digitale).

Ebbene, come per i dati personali, anche i dati sensibili non possono essere pubblicati. Ma in tal caso la misura del risarcimento che il giudice potrà determinare sarà più elevata.

Cosa vuol dire trattare i dati?

Per trattamento si intende qualsiasi operazione che riguardi le informazioni personali [1]. Nel trattamento dei dati personali, quindi, sono inclusi:

  • la raccolta e la registrazione;
  • l’organizzazione e la conservazione;
  • l’adattamento e la modifica;
  • l’estrazione e la consultazione;
  • l’uso e la comunicazione;
  • la diffusione;
  • la limitazione, la cancellazione o la distruzione.

Tuttavia, esistono diverse eccezioni a tale divieto. Ne parleremo nel seguente paragrafo.

Quando possono essere trattati i dati sensibili?

In linea di principio, i dati sensibili (o dati particolari) non possono essere trattati. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD), infatti, vieta di trattare tali dati [2].

Esistono, però, diverse eccezioni. La prima si verifica quando l’interessato (la persona a cui appartengono i dati personali) esprime il suo consenso esplicito al trattamento. Ad esempio, nel caso in cui l’interessato presti il consenso al trattamento dei propri dati personali per le finalità pubblicitarie in un contratto.

In altre circostanze, invece, i dati sensibili possono essere trattati anche senza il consenso dell’interessato. I casi sono i seguenti:

  • quando il trattamento è necessario per tutelare un interesse vitale dello stesso interessato o di un’altra persona. Si pensi, ad esempio, a un compagno di calcio che ha un malore durante una partita. In questa circostanza, i suoi dati potranno essere trattati per chiamare l’autoambulanza;
  • quando il trattamento è necessario per l’interesse pubblico. Ad esempio, il trattamento dei dati dei minori da parte delle istituzioni scolastiche è giustificato per motivi di interesse pubblico. Per trattare i dati personali, quindi, le scuole non hanno bisogno del consenso degli studenti;
  • quando è stato lo stesso interessato a rendere pubblici i suoi dati. Si pensi a una persona che rende noto in TV il suo orientamento politico;
  • quando il trattamento è necessario per finalità di medicina preventiva o medicina di lavoro;
  • quando il trattamento è necessario per far valere, difendere o accertare un diritto in sede giudiziaria;
  • quando i dati devono essere trattati in materia di diritto del lavoro. Si pensi al datore che deve trattare i dati dell’interessato ai fini pensionistici;
  • quando fondazioni, associazioni o altre organizzazioni senza scopo di lucro devono trattare i dati dei loro membri o degli ex membri;
  • quando il trattamento è necessario per ragioni di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, come nel caso della protezione da gravi minacce per la salute dei cittadini.

In tutti questi casi, la diffusione di dati personali o sensibili è lecita anche senza il consenso del relativo titolare. 

Cosa si rischia a pubblicare i dati personali di una persona?

Non sempre pubblicare i dati personali o sensibili di una persona è un reato. Lo è ad esempio quando il titolare è un minorenne. Negli altri casi, invece, si tratta di un illecito civile che consente di ottenere il risarcimento del danno. Spetta al titolare dei dati però dimostrare l’entità del danno subito in un’apposita azione civile, per la quale è necessario chiedere l’assistenza di un avvocato.


note

[1] Art. 4 GDPR.

[2] Art. 9 GDPR.


Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube