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Durata del matrimonio: quanto incide sul mantenimento?

27 Ottobre 2014 | Autore:
Durata del matrimonio: quanto incide sul mantenimento?

La brevità del matrimonio può condizionare la misura dell’assegno, ma non il diritto a percepirlo.

Diciamo la verità: sono ormai lontani i tempi in cui era facile vedere un matrimonio durare tutta la vita. Quali che siano le ragioni, oggi è sempre più facile assistere a matrimoni di breve, se non brevissima durata.

Una domanda che molti si (e ci) pongono è se, anche in questi casi, la legge riconosca un diritto, in capo al coniuge economicamente più debole, a percepire comunque dall’altro un assegno di mantenimento.

Sembra, infatti, iniquo che, anche nell’ipotesi di matrimonio di pochissimi anni (se non mesi), possa trovare tutela la posizione di quel coniuge che ben potrebbe, con le proprie forze, rendersi economicamente autonomo.

Si pensi, solo per fare degli esempi, a quelle donne che posseggono un titolo professionale o di studio, ma non lo hanno mai impiegato nella ricerca di un lavoro o a chi abbia alle spalle una famiglia perfettamente in grado di provvedere ai suoi bisogni.

In realtà, in queste ipotesi, la brevità del matrimonio può incidere sulla quantità della somma dovuta a titolo di mantenimento, ma non sul suo riconoscimento.

A ribadirlo è la Cassazione in una recente pronuncia [1].

La finalità dell’assegno di mantenimento, precisano i Supremi Giudici, è quella di consentire al coniuge che non dispone di redditi adeguati un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio. Un matrimonio breve semmai rende anche più debole il vincolo familiare da cui scaturisce l’obbligo di versare l’assegno, con conseguente riduzione del suo importo.

Un indice del tenore di vita dei coniugi, ricorda la Corte, può essere dato proprio dall’esistenza di una disparità di posizioni economiche tra i due coniugi [2].

Quando tale disparità sussiste (si pensi, come nel caso di specie, all’ipotesi in cui il coniuge abbia perso il posto di lavoro), il giudice deve tenerne conto, seppur unitamente al fattore della durata del rapporto coniugale.

In parole semplici, il mantenimento che spetterebbe in caso di matrimonio durato a lungo potrà essere riconosciuto dal magistrato in misura inferiore in caso di matrimonio breve, ma non potrà essere negato in assoluto.

Tale regola trova la sua eccezione nel solo caso in cui il coniuge che dovrebbe beneficiare dell’assegno sia responsabile della rottura del matrimonio, cioè gli sia stata addebitata la separazione. (Per un approfondimento sulle cause dell’addebito: “Addebito nella separazione: quando la colpa della rottura è di uno dei due coniugi?”).

Inoltre, ricorda la Corte, nella quantificazione dell’assegno di mantenimento, il magistrato deve sì valutare una serie di parametri stabiliti dalla legge [3], ma non è comunque tenuto a considerarli tutti in maniera analitica, ben potendo anche valutare quelli che egli ritiene più rilevanti [4]. Si tratta, in particolare, delle condizioni dei coniugi, dei motivi della decisione, del reddito di ciascuno, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare, alla formazione del patrimonio individuale o di quello comune.

Pertanto, se il coniuge tenuto al mantenimento porta alla luce una delle predette circostanze (si pensi, come nel caso all’esame della Corte, allo scarso contributo dell’ex alle esigenze della famiglia e alla sua capacità lavorativa), deve anche essere in grado di provarle nel corso del giudizio. In mancanza di tale prova, il giudice non può basare la propria decisione su una semplice enunciazione di principio.

Resta, comunque, fermo che, anche nel caso in cui tale prova venga fornita, essa potrà influire solo sulla misura dell’assegno ma non sul diritto del coniuge più debole di percepirlo; a quest’ultimo, infatti, ai fini del riconoscimento del diritto, viene richiesto semplicemente di provare l’assenza di mezzi economici e l’impossibilità di ovviarvi.


note

[1] Cass. ord. n. 21597 del 13.10.2014.

[2]Cass. sent. n. 2156/10.

[3] Art. 5, l. n. 898/1970.

[4]Cass. sent. n 5178/12.

 

Autore immagine: 123rf com


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