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Putin ci taglia il gas: il piano italiano per sopravvivere

11 Luglio 2022 | Autore:
Putin ci taglia il gas: il piano italiano per sopravvivere

Ecco come l’Italia prevede di sopravvivere senza le forniture russe di gas: dalla riduzione degli utilizzi alla possibilità di usare i rifornimenti stoccati.

La guerra che Putin sta combattendo con l’Occidente, a differenza di quella che avviene sul campo di battaglia ucraino, è realizzata a suon di tagli di gas e aumenti di prezzo del petrolio. L’ultimo colpo inferto all’Italia è la comunicazione diffusa dalla compagnia russa Gazprom, che ha annunciato che per la giornata di oggi fornirà a Eni volumi di gas pari a circa 21 milioni di metri cubi/giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni di metri cubi/giorno. A riferirlo è stata la stessa Eni, che fornirà ulteriori informazioni in caso di nuove e significative variazioni dei flussi.

A noi, comunque, è andata meglio che alla Germania, verso la quale è stato disposto uno stop di dieci giorni alle forniture di gas dalla Russia, ufficialmente per lavori di manutenzione programmati al Nord Stream 1. Le forniture dovrebbero essere ripristinate alle prime ore del 21 luglio dopo l’interruzione annunciata a partire dalle 6 di questa mattina, ma il timore è che possano non riprendere mentre prosegue la guerra in Ucraina dopo l’invasione russa. In passato, lavori simili a quelli annunciati hanno richiesto dai dieci ai 14 giorni e non sempre sono stati completati entro la scadenza prevista. Gazprom, il colosso del gas russo, ha già ridotto in modo significativo il flusso attraverso il gasdotto di 1.200 chilometri, parlando di ritardi nei lavori di riparazione attribuiti da Mosca alle sanzioni occidentali contro la Russia.

Ma l’Italia, come intende far fronte a quella che sembra essere una progressiva e inarrestabile diminuzione di forniture da parte della Russia? Il piano che il nostro Paese si appresta a mettere in campo in caso di bisogno consiste in tre fasi, con una serie di interventi che comportano un razionamento del gas alle industrie che ne fanno maggiore utilizzo; l’introduzione di politiche che limitano i consumi, e l’utilizzo del gas che in questi mesi l’Italia sta stoccando proprio in vista di tempi più duri.

Già da tempo in tutta Europa a causa del taglio del gas si sono riaccese vecchie centrali a carbone che erano destinate, almeno in teoria, a spegnersi per sempre per lasciare il passo a soluzioni più green. Per quanto riguarda l’Italia, il piano d’emergenza del Governo Draghi ha previsto di aumentare la produzione di elettricità di sei centrali a carbone ancora in attività. Di queste, due si trovano in Sardegna mentre le altre sono sparse tra Venezia, Monfalcone, Civitavecchia e Brindisi: tutte si sono già attivate e sono riuscite a coprire l’8% dell’energia elettrica utilizzata, con l’obiettivo di riuscire in futuro a coprire 5 miliardi di metri cubi di gas.

Il secondo strumento che il Governo italiano intende utilizzare per far fronte ai tagli del gas russo è quello di assicurarsi forniture alternative, che però potrebbero non bastare in inverno. Proprio per questo motivo, il piano di emergenza ha previsto anche una riduzione dei consumi. Per ora i destinatari sono solo uffici pubblici e aziende (che, ad esempio, non possono avere temperature superiore ai 19 gradi in inverno e inferiori ai 27 in estate), mentre i cittadini sono solo invitati ad utilizzare le risorse con moderazione, ma non è escluso che le regole da rispettare cambino in futuro.

Per dare il buon esempio, a subire modifiche sarà anche l’illuminazione pubblica, che vedrà spenti i lampioni sulla rete stradale cittadina ed extra-urbana, i monumenti e gli edifici storici. Fortunatamente presto non vedremo più, si spera, palazzi inutilmente illuminati a giorno anche in piena notte.

Infine, è importante sottolineare che il piano di emergenza messo in campo dal Governo prevede che le misure sopra citate, come l’interruzione delle forniture a industrie particolarmente dispendiose e la possibilità di attingere dalle risorse di riserva, scattino solo nel caso di passaggio all’effettivo stato di emergenza, per il momento ancora lontano.



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