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Verbale per musica alta

12 Luglio 2022
Verbale per musica alta

Contravvenzione per disturbo alla quiete pubblica a causa dello stereo auto troppo alto: quando c’è reato?

Qualche giorno fa, un nostro lettore ha lasciato l’auto in sosta, accanto al marciapiedi, con il volume dell’autoradio particolarmente alto: tanto alto da destare l’attenzione di due poliziotti. Gli agenti si sono avvicinanti a lui, minacciando di elevare un verbale per musica alta. A detta dei pubblici ufficiali, lo stereo infatti disturbava la “quiete pubblica”. Il nostro lettore ha fatto rilevare che, nelle adiacenze, c’era principalmente vegetazione; tuttavia, ci chiede se l’operato dei due poliziotti sia corretto o meno. Cerchiamo allora di fare chiarezza.

Il reato di disturbo del riposo e delle attività delle persone, previsto dall’articolo 659 del Codice penale (meglio noto come «disturbo alla quiete pubblica»), può essere integrato con una serie di comportamenti indicati dalla norma. Si può trattare della condotta di chi:

  • fa schiamazzi (ossia grida o urli scomposti) o rumori; 
  • oppure abusa oltre i limiti (ossia usa oltre i limiti legali e della buona consuetudine sociale) di strumenti sonori (ad esempio: pianoforti, trombe, batteria, stereo, televisione); 
  • oppure utilizza segnalazioni acustiche (si pensi al clacson di auto o alle sirene); 
  • oppure suscita o non impedisce strepiti di animali (naturalmente quando si ha l’obbligo e la possibilità di farlo).

Tali comportamenti devono essere in grado di disturbare le occupazioni o il riposo delle persone, oppure gli spettacoli, i ritrovi o gli intrattenimenti pubblici. 

La pena prevista dalla legge per tale reato è l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 309 euro.

Trattandosi tuttavia di un reato minore punito con la reclusione non superiore a 5 anni nel massimo edittale, è possibile usufruire dell’assoluzione per particolare tenuità del fatto, sebbene la fedina penale resti macchiata per 10 anni.

Secondo la giurisprudenza, affinché possa essere accertato il reato non basta la semplice attività rumorosa: è necessario anche arrecare disturbo a un «numero indeterminato di persone», indipendentemente da quante di queste si lamentino (del resto, il reato è procedibile d’ufficio, ragion per cui non è necessaria la segnalazione del privato). Questo significa che quando i rumori vengono prodotti in una zona non abitata o possono essere avvertiti solo da pochi soggetti, ben identificabili (ad esempio la persona che vive al primo piano di un palazzo), non sussiste alcun reato ma un semplice illecito civile. Illecito a fronte del quale, tutt’al più, è possibile chiedere il risarcimento, sempre che un danno possa essere dimostrato. 

Dunque, il verbale per la musica alta può essere elevato dai poliziotti solo se in un centro urbano o comunque in una zona abitata, quando le immissioni acustiche possono dar fastidio a tutto il vicinato e non solo a due o tre appartamenti ben individuabili.

Il reato, come detto, può essere contestato a prescindere dalla denuncia del privato e quindi dalle lamentele dei residenti. Pertanto, non è necessaria la prova di un effettivo disturbo.

La volontà di giocare e divertirsi, secondo la giurisprudenza, non elimina il reato. Quindi, anche chi si ferma con l’auto in un quartiere abitato e – anche se solo potenzialmente – molesta le persone a causa della musica alta rischia un’incriminazione penale. 

Ci si potrà allora chiedere: ma allora anche le campane delle chiese, alla domenica mattina, sono illegittime? In tali casi, per come riporta la dottrina, la contravvenzione sussiste solo quando il loro uso non sia conforme alle prescrizioni delle Autorità Ecclesiastiche e alle consuetudini. Il che significa quindi che il rintocco della campana una volta all’ora, benché negli orari della prima mattina, non è illegittimo. 



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