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Amministratore di sostegno: quando non è necessario

12 Luglio 2022 | Autore:
Amministratore di sostegno: quando non è necessario

In quali casi la persona anziana, disabile, malata o inferma non ha bisogno di chi lo assiste nel compimento degli atti patrimoniali e di vita quotidiana.

L’amministratore di sostegno è una figura utilissima per tutte le persone che, a causa dell’età avanzata, di invalidità o di malattie neurodegenerative, non sono capaci di badare a sé stesse e di provvedere ai propri interessi. A volte, però, si tende a ricorrere troppo spesso a questa “stampella”, anche in casi in cui non ve ne sarebbe bisogno perché l’interessato è ben cosciente, vigile e capace di autodeterminarsi. Ci sono, ad esempio, persone molto anziane, anche ultracentenarie, ancora perfettamente lucide e fisicamente efficienti.

Così alcune richieste di nomina di amministratore di sostegno vengono respinte dal giudice e sono bocciate in partenza; altri provvedimenti, invece, vengono annullati a seguito di ricorso presentato dai familiari della persona amministrata. Tutto questo, però, comporta parecchi costi e numerose incertezze negli aspetti di vita pratica. E allora bisogna chiedersi in anticipo: quella persona può farcela da sé o ha davvero bisogno di essere assistita? Ecco perché è bene sapere quando non è necessario l’amministratore di sostegno: conoscendo le regole si evita il rischio di intraprendere un procedimento inutile, o di vederselo annullare a distanza di anni, com’è accaduto in un recente caso deciso dalla Corte di Cassazione [1].

In effetti, da tempo, la giurisprudenza sta interpretando in senso piuttosto restrittivo i requisiti richiesti per la nomina dell’amministratore di sostegno; questo rigore serve per non comprimere eccessivamente e senza ragione la libertà di autodeterminazione della persona amministrata.

Amministratore di sostegno: chi è?

L’amministratore di sostegno è un soggetto nominato per assistere una persona che non è in grado di provvedere ai propri interessi, per una qualsiasi infermità o menomazione psico-fisica, comprese quelle derivanti dall’età avanzata.

Può essere designato come amministratore di sostegno un familiare stretto (il coniuge, un figlio, un fratello) o un soggetto esterno, come un avvocato o un curatore patrimoniale. L’art. 408 del Codice civile vieta di nominare amministratori di sostegno gli operatori dei servizi, pubblici o privati, che hanno in cura o in carico il beneficiario e dispone che in ogni caso «la scelta dell’amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario».

Amministratore di sostegno: come viene nominato?

Il procedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno inizia con la domanda proposta con ricorso al giudice tutelare del luogo in cui il soggetto da assistere ha la residenza o il domicilio. Possono chiedere la nomina dell’amministratore di sostegno questi soggetti:

  • la persona che dovrà essere assistita;
  • il coniuge o il convivente di fatto;
  • i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo;
  • il tutore o il curatore del beneficiario;
  • il pubblico ministero;
  • il responsabile dei servizi sanitari e sociali.

Il giudice tutelare valuta, in base alla documentazione prodotta dagli istanti, il grado di capacità di agire dell’interessato, e deciderà se occorre nominare o meno l’amministratore di sostegno: quindi, a seconda dei casi, potrà accogliere, oppure respingere, la richiesta.

Amministratore di sostegno: cosa fa?

In caso di accoglimento della richiesta di nomina dell’amministratore di sostegno, il decreto del giudice tutelare indica, secondo quanto prevede l’art. 405 del Codice civile, i compiti  dell’amministratore di sostegno, specificando quali sono gli atti che egli dovrà compiere al posto del beneficiario e quelli che, invece, l’assistito potrà continuare a compiere in piena autonomia.

L’ampiezza ed il contenuto dei poteri dell’amministratore di sostegno, quindi, variano in relazione alle condizioni di salute fisica e psichica della persona assistita. A tal fine, la norma prevede che il decreto del giudice deve indicare la durata dell’incarico (che può essere anche a tempo indeterminato) ed i limiti delle spese che l’amministratore di sostegno può compiere. L’amministratore di sostegno deve anche presentare il rendiconto del proprio operato, con la periodicità stabilita dal giudice (normalmente, una volta l’anno).

Amministratore di sostegno: quando non serve?

L’amministratore di sostegno non è necessario in tutti i casi in cui la capacità di agire del soggetto da assistere non risulta gravemente compromessa e perciò non occorre affiancargli un soggetto per provvedere ai suoi bisogni di vita (come la spesa quotidiana, il pagamento delle bollette e la tenuta del conto corrente bancario) ed ai suoi interessi patrimoniali e reddituali, come l’incasso di stipendi, pensioni ed altre indennità. Molto dipende dall’entità del patrimonio e dalla complessità degli atti di gestione: ad esempio, per un ottantenne che ha molti beni immobili affittati ed è amministratore di varie società potrebbe essere opportuno avere un amministratore di sostegno, mentre lo stesso anziano non ne avrebbe bisogno se fosse un modesto pensionato che vive dei propri redditi e non svolge altre attività.

L’amministrazione di sostegno è sempre una misura di protezione prevista a tutela di soggetti che, per varie ragioni, risultano “fragili”; perciò, se questa esigenza non è ravvisabile, non c’è alcun bisogno di nominarne uno ad un soggetto che risulta capace di curare autonomamente le sue necessità e di svolgere senza aiuto esterno le proprie incombenze. In ogni caso, si tratta di un provvedimento «flessibile» che va adattato alle varie situazioni concrete che possono presentarsi, e possono anche mutare nel corso del tempo. Anche per questo motivo l’art. 413 del Codice civile dispone che l’amministrazione di sostegno può essere revocata se vengono meno le condizioni che avevano determinato la nomina.

L’ultima pronuncia della Corte di Cassazione sul tema [1] ha affermato che l’amministratore di sostegno non è necessario quando il beneficiario può contare sulla «protezione di una rete familiare»: in quella vicenda, era emersa la presenza del coniuge della persona assistita, che ben poteva, ad avviso del Collegio, svolgere una «funzione vicaria» nella gestione del patrimonio, senza necessità di ricorrere ad un amministratore esterno. La Suprema Corte ha ricordato che, nell’amministrazione di sostegno, la tutela si deve realizzare con la minore limitazione possibile della capacità di agire delle persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana.

Approfondimenti


note

[1] Cass. ord. n. 21887 del 11.07.2022.


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