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Cartella esattoriale non notificata

13 Luglio 2022
Cartella esattoriale non notificata

Come opporsi alla notifica di un’intimazione di pagamento, un pignoramento, un’ipoteca o un fermo se prima non è mai stata ricevuta la cartella di pagamento? 

È possibile fare ricorso contro una cartella esattoriale non notificata a patto però che l’agente per la riscossione invii un’ulteriore richiesta di pagamento o attivi la procedura di riscossione esattoriale con il pignoramento dei beni, il preavviso di fermo o di ipoteca. Questo a seguito di una recente modifica legislativa che impedisce al contribuente di impugnare l’estratto di ruolo. 

Inoltre, nell’eventuale ricorso contro l’intimazione di pagamento, l’Agenzia delle Entrate Riscossione non può limitarsi a dimostrare l’avvenuta notifica della cartella esattoriale tramite la produzione dell’estratto di ruolo che, di per sé, è un atto interno che non dimostra l’invio della cartella stessa. 

Ma procediamo con ordine e vediamo come deve difendersi il contribuente in caso di cartella esattoriale non notificata.

Cartella esattoriale non notificata: come comportarsi?

Il primo atto che dà il via alla procedura di riscossione forzata esattoriale è la notifica della cartella di pagamento da parte dell’Agente per la Riscossione (che, per i crediti erariali, è Agenzia Entrate Riscossione). Senza la notifica della cartella tutti i successivi atti sono illegittimi e non devono essere pagati. 

Ciò nonostante può avvenire che il contribuente riceva un’intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca, oppure un atto di pignoramento da parte di Agenzia Entrate Riscossione senza che, prima, sia mai stata notificata la cartella esattoriale. Ciò potrebbe avvenire perché la raccomandata non è mai partita, perché è andata dispersa oppure perché consegnata a un indirizzo errato. 

Cosa bisogna fare in questi casi? Bisogna impugnare l’atto appena ricevuto entro 60 giorni, contestando l’omessa notifica della cartella medesima. 

Se la cartella si riferisce a multe stradali o al canone dell’acqua, la competenza è del giudice di pace (solo in tal caso i termini per il ricorso sono di 30 e non di 60 giorni). Se si tratta di contributi Inps o Inail, la competenza è del tribunale ordinario sezione lavoro. In tutti gli altri casi, la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale.

Come dimostrare la cartella esattoriale non notificata?

Non spetta al contribuente fornire la prova di non aver ricevuto la cartella ma, al contrario, all’esattore dimostrare l’avvenuta notifica. E a tal fine non basta produrre soltanto gli estratti di ruolo. C’è bisogno della relata di notifica (in caso di notifica a mani) o dell’avviso di ricevimento della raccomandata contenente l’atto (in caso di notifica a mezzo del servizio postale) [1].  

Questo perché l’estratto di ruolo fa fede soltanto sull’ammontare del debito nei confronti del fisco ma non documenta affatto l’avvenuta notifica della cartella. 

Come sapere se una cartella è stata notificata?

Il contribuente può sempre rivolgersi all’ufficio di Agenzia Entrate Riscossione e chiedere un estratto di ruolo per verificare l’ammontare dei debiti iscritti a proprio nome. Tuttavia, se dall’estratto dovessero risultare delle cartelle mai notificate, il contribuente non potrebbe contestare l’estratto stesso. Questo perché una recente riforma ne impedisce l’impugnazione dinanzi al giudice. Il contribuente dovrà quindi attendere la notifica di un successivo atto da parte dell’Esattore e impugnare quest’ultimo. Insomma, non è più ammessa una tutela preventiva. 

In ogni caso, per sapere se una cartella esattoriale è stata notificata correttamente, il contribuente può presentare, all’ufficio stesso dell’Agente per la riscossione, un’istanza di accesso agli atti con cui chiede di verificare la copia della relata di notifica o dell’avviso di ricevimento. Sulla base di tale documentazione, che va mostrata entro 30 giorni dalla richiesta, il cittadino può verificare se la firma eventualmente apposta sull’atto sia effettivamente la propria. Qualora non lo sia, dovrà procedere con una «querela di falso», un iter civile che si instaura nel corso della procedura di opposizione alla cartella (o meglio, all’atto successivo alla cartella), onde dimostrare la non autenticità della sottoscrizione. Il che avverrà con una perizia di un perito calligrafico. 


note

[1] CTR Lazio sent. n. 3797/20

Autore immagine: depositphotos.com


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