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Se il lavoratore vuol contestare il datore senza causa in tribunale

28 Ottobre 2014
Se il lavoratore vuol contestare il datore senza causa in tribunale

Rivendicazioni per arretrati, salari, differenze retributive in busta paga: oltre al giudice c’è la commissione di conciliazione presso la DTL, l’arbitrato, o le commissioni di certificazione.

Non esiste solo il tribunale. Il lavoratore che abbia delle contestazioni nei confronti del proprio datore di lavoro può anche risolvere la questione in via stragiudiziale, ossia senza bisogno del giudice, davanti ad arbitri. In questo modo, peraltro, egli avrà le stesse tutele di quelle che potrebbe ottenere se avesse tra le mani una sentenza.Difatti, per come si vedrà a breve, il lodo arbitrale (ossia il provvedimento con cui si pone fine alla lite) costituisce un “titolo esecutivo” che consente al dipendente di agire direttamente in esecuzione forzata,in caso di inadempimento da parte dell’azienda.

Le soluzioni sono indicate dal cosiddetto “Collegato Lavoro” del 2010 [1] che ha indicato quattro alternative. Vediamole singolarmente con una preventiva precisazione. Tali strumenti si pongono in aggiunta a quelli che abbiamo indicato nell’articolo: “5 consigli per recuperare lo stipendio se il datore non paga la busta” ed a cui vi rinviamo per ulteriori utili consigli.

 

 

1 | La conciliazione davanti alla DTL

 

La prima soluzione è presentarsi davanti alla Commissione di conciliazione, istituita in forma permanente presso ciascuna Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) incaricandola di trovare una soluzione alla lite in corso. Le parti dovranno semplicemente redigere un accordo scritto (cosiddetto “compromesso”), indicando il termine entro cui deve essere emanato il lodo (massimo 60 giorni dopodiché l’incarico si intende revocato). Bisognerà poi precisare se si preferisce che la commissione decida in base alle norme di diritto o in base ad equità.

Al termine del procedimento, la commissione emette un lodo, che ha la stessa forza di una sentenza.

2 | L’arbitrato previsto dal CCNL

I contratti collettivi possono prevedere la possibilità, per lavoratori e datori, di risolvere l’eventuale controversia attraverso un arbitrato (per come disciplinato dal codice di procedura civile) nelle seguenti materie:

a) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all’esercizio di una impresa;

b) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato;

d) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica;

e) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici ed altri rapporti di lavoro pubblico, sempreché non siano devoluti dalla legge ad altro giudice.

3 | Il collegio arbitrale

La terza soluzione arbitrale è promossa su iniziativa di una delle parti, che propone di dirimere la lite affidandosi a un collegio di arbitri.

La parte che intende iniziare la controversia deve notificare alla controparte un ricorso (firmato da lei o da un suo rappresentante con mandato). Nel ricorso vanno indicati necessariamente i seguenti elementi: la nomina dell’arbitro di parte, l’oggetto della domanda, le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fonda la domanda, i mezzi di prova, il valore della controversia entro il quale si intende limitare la domanda, le norme a sostegno della domanda e l’eventuale richiesta di decidere secondo equità.

Se l’altra parte accetta di risolvere la questione attraverso gli arbitri, essa dovrà nominare il proprio arbitro, che nei successivi 30 giorni, d’intesa con l’arbitro di parte istante, concorda la scelta del presidente del collegio e la sede. La parte convenuta ha 30 giorni per il deposito di una memoria difensiva sottoscritta da un avvocato, nella quale espone le proprie difese e formula le eccezioni in fatto e diritto, nonché l’eventuale domanda riconvenzionale, indicando altresì i mezzi di prova. Il ricorrente ha 10 giorni per il deposito di una memoria di replica e il convenuto altri 10 giorni per le controrepliche. All’udienza il collegio tenta la conciliazione della lite e, se fallisce, interroga le parti e assume le prove, ove occorra, invitando, quindi, alla discussione orale. Nei successivi 20 giorni il collegio emana il lodo, i cui effetti sono gli stessi dell’arbitrato davanti alla commissione di conciliazione.

4 | Le commissioni di certificazione

L’ultimo strumento arbitrale è quello avanti le commissioni di certificazione previste dalla famosa Legge Biagi [2].

Le Commissioni di certificazione hanno il potere di svolgere:

– attività di consulenza e assistenza alle parti contrattuali sia al momento della stipulazione del contratto di lavoro sia, successivamente, per eventuali modifiche concordate in sede di attuazione del rapporto;

attività di certificazione di tutti i contratti in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro;

attività di conciliazione delle controversie tra datore e dipendente.

L’attività della Commissione ha inizio su istanza firmata congiuntamente dalle parti richiedenti che va inviata alla Commissione di Certificazione a mezzo raccomandata a.r. oppure con consegna a mano o con procedura telematica.

Sono requisiti essenziali dell’istanza, tra gli altri, l’indicazione dell’Attività richiesta alla Commissione; l’allegazione di copia dei contratti, anche in bozza, qualora la loro certificazione costituisca l’oggetto dell’Attività richiesta alla Commissione; la sottoscrizione in originale delle parti e, nel caso che una o entrambe le parti non siano persone fisiche, l’indicazione della legale qualità dei firmatari; l’allegazione di copia del documento di identità dei firmatari.


note

[1] L. 183/2010.

[2] D.lgs. n. 276/2003.

Autore immagine: 123rf com


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