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Quanto è il limite per un bonifico?

13 Luglio 2022
Quanto è il limite per un bonifico?

Esiste un importo massimo per il bonifico? Può il fisco o la banca stabilire dei limiti non previsti dalla legge?

Esiste un limite per un bonifico e, in tal caso, qual è? La legge non dice nulla a riguardo. L’unico tetto potrebbe essere stabilito dalle condizioni contrattuali sottoscritte con la banca al momento dell’apertura del conto corrente. Ma è chiaro che, quando si ha a che fare con gli scambi di denaro tracciabili, c’è sempre il timore di destare l’attenzione del fisco e di subire accertamenti. Stabilire dunque qual è il limite per un bonifico impone di conoscere quali sono gli strumenti che l’Agenzia delle Entrate utilizza per stanare l’evasione fiscale. Ed eccoli dunque spiegati qui di seguito.

Limiti ai pagamenti 

Spesso, ci si chiede se esiste un limite ai pagamenti con bonifico, un importo massimo oltre il quale non si può andare, proprio come avviene con i pagamenti in contanti per i quali, come noto, dal 1° gennaio 2023, è vietato lo scambio a partire da 1.000,00 euro. 

In verità, la nostra legge vuol incoraggiare e non già ostacolare i pagamenti tramite strumenti tracciabili come appunto i bonifici, gli assegni, le carte di credito, i bancomat e i vaglia. E ciò perché, grazie ad essi, i controlli dello Stato sono più agevoli e ostacolano manovre illecite come l’evasione delle tasse, il riciclaggio del denaro sporco, il contrabbando e così via.

In quest’ottica, essendo i bonifici bancari e postali dei pagamenti tracciabili, la legge non ha mai fissato un limite oltre il quale non si può andare. Quindi, se anche l’importo del bonifico è elevato, non vi sono – almeno in astratto – pericoli sia per chi paga che per chi riceve. 

Importo massimo per bonifico: quali limiti di legge?

Se è vero che non esiste una legge che imponga un importo limite per pagamenti con bonifico, è anche vero che tale strumento non è completamente indifferente agli occhi dello Stato. Difatti, il rischio di un bonifico deriva dal fatto che, trattandosi di un pagamento “trasparente” agli occhi del fisco (ossia tracciabile), è necessario che il beneficiario possa giustificarlo: possa cioè spiegare al fisco – qualora un giorno chieda chiarimenti – per quale ragione ha ricevuto tale denaro. 

Tale rischio deriva dal fatto che l’ufficio delle imposte ha la possibilità di consultare un archivio telematico, la cosiddetta Anagrafe dei conti correnti (meglio detto “Archivio dei rapporti finanziari”): in esso risultano tutte le movimentazioni da un conto a un altro (appunto i bonifici e i giroconti), i versamenti di contanti e i prelievi (sia allo sportello che al bancomat). Queste operazioni vengono poi verificate al fine di contrastare operazioni illecite come, in particolar modo, l’evasione fiscale. 

A quel punto, il problema sarà non già per chi effettua il pagamento ma per chi riceve il denaro perché è su quest’ultimo che grava l’obbligo di dichiarare i redditi eventualmente percepiti. Egli pertanto, volendo evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate, dovrà optare per una di queste soluzioni:

  • se si tratta di denaro derivante da una vendita o da una prestazione di servizi, il contribuente dovrà dichiarare l’importo, ossia riportarlo nella propria dichiarazione dei redditi, pagando su di esso le relative tasse;
  • se si tratta di denaro che non costituisce reddito, e quindi esente (come una donazione di modico valore, un finanziamento, la vendita di un bene usato, un risarcimento e così via), il contribuente dovrà fornire la prova documentale di ciò, sempre che gli venga chiesta dal fisco. Non un documento qualsiasi ma uno munito di “data certa” ossia certificata da un pubblico ufficiale (ad esempio tramite la registrazione all’Agenzia delle Entrate). A tal fine, è bene sapere che l’ufficio delle imposte può azionare gli accertamenti entro massimo 5 anni dall’anno successivo a quello di presentazione della relativa dichiarazione dei redditi. 

In ogni caso, fatto salvo – come appena detto – l’obbligo dichiarativo o la dimostrazione che il denaro non era soggetto a tassazione, il fisco non può vietare pagamenti tracciabili oltre una determinata soglia. Nessun bonifico, neanche se dovesse essere di grosso importo, se adeguatamente giustificato, può determinare sanzioni o problemi col fisco.

Limiti ai bonifici previsti dalle banche  

Se è vero che né la legge né il fisco impongono dei limiti al pagamento tramite bonifico, l’unico tetto potrebbe essere previsto dalle condizioni contrattuali siglate con la propria banca. Spesso, infatti, l’istituto di credito applica delle limitazioni per evitare che, in caso di accesso abusivo al conto corrente online del proprio cliente, lo si possa prosciugare creando un danno eccessivo. Il che è a tutela sia del cliente stesso (che rimarrebbe senza soldi) che della banca (la quale, il più delle volte, indennizza il proprio cliente delle somme sottrattegli).

Ad esempio, Unicredit, Bnl e Banca Mediolanum stabiliscono un tetto massimo per il bonifico istantaneo di 15mila euro mentre con Credem e Banca Sanpaolo il limite sale a 25mila euro. Nulla però esclude che il correntista possa chiedere un aumento di tali limiti, firmando però una liberatoria alla banca. 

Banca Mediolanum stabilisce un limite di 15mila euro per i bonifici. Poste Italiane ha stabilito un limite per il bonifico SEPA istantaneo di 5mila euro al giorno per un massimo di due operazioni giornaliere.



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