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I genitori separati che litigano perdono l’affido dei figli?

13 Luglio 2022 | Autore:
I genitori separati che litigano perdono l’affido dei figli?

Quando la conflittualità di coppia è esasperata il tribunale può revocare l’affidamento condiviso e nei casi più gravi dichiarare la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Non tutti i genitori sono buoni padri o madri. Certo, nessuno è perfetto, ma molti genitori, troppi, sono gravemente manchevoli ai propri doveri, e così fanno mancare ai propri figli la necessaria assistenza, che non è solo materiale, ma deve essere anche affettiva ed educativa. È chiaro che in queste penose situazioni i bambini ed i ragazzi soffrono molto, e il disagio è destinato a ripercuotersi negativamente anche nella loro vita da adulti. Talvolta, lascia una ferita che rimane aperta per sempre.

Di solito, la legge non mette becco nelle questioni familiari, tranne che nei casi più gravi, come le violenze e i maltrattamenti nei confronti di minori. Ma la sofferenza dei bambini può essere anche psicologica e dovuta ad altri fattori, meno visibili ma che lasciano comunque tracce evidenti. Soprattutto nelle coppie separate o divorziate, gli ex coniugi spesso instaurano delle barriere reciproche, e si denigrano a vicenda, sminuendo la figura dell’altro genitore agli occhi dei figli. Bisogna chiedersi, in queste penose situazioni, se e quando i genitori separati che litigano perdono l’affido dei propri figli.

Separazione coniugi: affidamento condiviso o esclusivo dei figli?

Dal 2006, in base all’ultima riforma del diritto di famiglia [1], il regime ordinario di affidamento dei figli dopo la separazione coniugale o il divorzio è l’affidamento condiviso, detto anche affido congiunto, mentre l’affidamento esclusivo è diventato l’eccezione.

Con l’affidamento condiviso sia il padre sia la madre, anche dopo la separazione e il divorzio, continuano ad esercitare la responsabilità genitoriale sulla prole (quella che un tempo veniva chiamata «potestà genitoriale») e devono prendere – possibilmente, di comune accordo – le decisioni di maggiore importanza, come la scelta della scuola superiore da frequentare o eventuali cure mediche e interventi chirurgici da praticare in caso di problemi di salute. In sostanza, quando si è in regime di affidamento condiviso, in caso di problemi o necessità il genitore con cui i figli convivono deve sempre interpellare l’altro e non può decidere da solo. In caso di disaccordo sulle scelte da compiere, sarà il giudice a decidere.

L’affidamento esclusivo ad un solo genitore avviene solo in situazioni particolari: uno stato di tossicodipendenza, di patologie psichiatriche, di demenza o di alcolismo, che comporta l’incapacità di un genitore di prendersi cura del minore, oppure il compimento di abusi, violenze e altri traumi compiuti sui figli.

Genitori separati che litigano: possono perdere l’affido dei figli?

Anche la conflittualità esasperata all’interno della coppia, se genera tensioni che si ripercuotono sui figli, può far perdere l’affido congiunto che il giudice aveva precedentemente disposto, ed anche far decadere la responsabilità genitoriale: lo ha sancito il tribunale di Napoli [2] in una nuova sentenza. È una misura drastica ed estrema, ma il benessere psicofisico dei figli viene prima di tutto. Per ora quei genitori se la sono “cavata” con l’ammonimento del giudice a non perseverare nei litigi, e con la prescrizione di frequentare percorsi di terapia psicologica individuale e familiare, ma sono stati attivati i servizi sociali ed anche la Procura della Repubblica per monitorare l’evolversi della situazione familiare. Intanto, la bambina è stata affidata ai servizi sociali del Comune per almeno un anno.

In generale, la giurisprudenza nega in partenza l’affidamento condiviso quando nella coppia che si sta separando o divorziando emergono situazioni altamente conflittuali, in cui un genitore denigra la figura dell’altro agli occhi dei figli, oppure quando entrambi litigano continuamente e in maniera violenta; tale condotta può integrare anche gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia. Infatti i bambini che assistono a queste scene ne fanno le spese e a livello psicosomatico possono ingenerarsi stati di ansia o di paura e attacchi di panico; così il loro benessere è gravemente compromesso dalla protratta mancanza di serenità nell’ambiente familiare.

Per prevenire ed evitare tali fenomeni, la Corte di Cassazione [3] ha affermato che i genitori che si denigrano a vicenda perdono l’affidamento condiviso del figlio, che può essere affidato ai servizi sociali del Comune ed assistito da psicologi ed altre figure nominate dal tribunale, compreso un tutore che dovrà occuparsi della sua crescita al posto dei genitori risultati inidonei. Durante tale fase, i servizi sociali devono predisporre gli opportuni interventi di sostegno e, in caso di esito negativo, il giudice può disporre la sospensione o la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Sospensione e decadenza dalla responsabilità genitoriale

Quando il tribunale non ottiene dai servizi sociali elementi utili per formulare una prognosi favorevole, può adottare, a norma di legge, la sospensione [4] o la decadenza dalla responsabilità genitoriale [5]. Infatti se la condotta di uno, o di entrambi, i genitori risulta «pregiudizievole» per i figli minori, «il giudice, secondo le circostanze può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore».

Nei casi estremi, che si verificano «quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio», il giudice può dichiarare la decadenza dalla responsabilità genitoriale. Di solito i tribunali cercano, ove possibile, di adottare prima la strada dei provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale, senza eliminarla del tutto, e pervengono a quest’ultimo rimedio solo se è assolutamente necessario per tutelare i bambini.

Approfondimenti


note

[1] L. n. 54/2006 e art. 337 ter Cod. civ.

[2] Trib. Napoli Nord, sent. n. 2596/2022.

[3] Cass. ord. n. 5604/2020 e sent. n. 18833/2018.

[4] Art. 333 Cod. civ.

[5] Art. 330 Cod. civ.


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