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Così gli Usa vogliono chiudere il cerchio attorno alla Cina

12 Luglio 2022 | Autore:
Così gli Usa vogliono chiudere il cerchio attorno alla Cina

Gli Stati Uniti hanno annunciato l’apertura di due nuove ambasciate nelle Isole del Pacifico, a Kiribati e Tonga.

La lotta di supremazia tra Usa e Cina prosegue quasi senza intralci. Se da un lato vengono messe in campo sanzioni economiche alle aziende cinesi, dall’altro si fortifica il legame con la Russia. Tutto un ballo tra étoile che ha come scopo quello di danzare soli sul palco del Pacifico. Perché alla fine è tutto qui: il controllo dell’Oceano, nodo fondamentale per il commercio, e l’egemonia marittima di uno sull’altro.

Così gli Usa puntano a una maggiore presenza nel Pacifico, in cui si intensifica la rivalità tra grandi potenze. Un‘offensiva diplomatica per contrastare la crescente influenza della Cina. A Kamala Harris l’onere e l’onore dell’annuncio del nuovo impegno, in occasione di un intervento da remoto ai leader del Pacific Islands Forum (Pif, il Forum delle Isole del Pacifico) a Fiji. Un nuovo impegno che consiste in due nuove ambasciate, a Kiribati e Tonga (dove a maggio è stato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi), e nella promessa di aiuti triplicati. «Stiamo intensificando in modo significativo il nostro gioco nelle Isole del Pacifico», ha detto un funzionario dell’Amministrazione Usa citato dal Washington Post. Gli Stati Uniti, ha sottolineato, non chiedono a nessuno di scegliere tra Washington e Pechino «Ci concentriamo sul nostro impegno, sui nostri interessi e sul nostro sostegno».

L’Amministrazione Biden ha cercato di spostare il focus dal Medio Oriente all’Asia e gli Usa cercano di recuperare parte della loro influenza nella regione, tanto che definirà la sua prima strategia nazionale dedicata alle Isole del Pacifico. Tra le iniziative già in campo, il Quad (il Quadrilateral Security Dialogue che riunisce Usa, Giappone, Australia e India), con un’intensificazione del dialogo, e la nascita di Aukus (il patto con Australia e Regno Unito).

Le contromisure si sono rese necessarie per far fronte alla crescente assertività della Cina nell’Indo-Pacifico. Un gigante asiatico che, tra l’altro, lo scorso aprile ha concluso con le Isole Salomone (come Kiribati, che tre anni fa hanno smesso di riconoscere Taiwan a favore di Pechino) un accordo di sicurezza suscitando timori, non solo negli Usa, che appena due mesi prima avevano annunciato la riapertura dell’ambasciata a Honiara.

E nei giorni scorsi da Kiribati è arrivata la notizia del ritiro dal Pacific Island Forum, una scelta motivata – secondo una fonte dell’opposizione citata dal Guardian – da pressioni da parte di Pechino. Ricostruzione puntualmente smentita dal gigante asiatico. Intanto, gli Usa dovrebbero nominare il loro primo inviato al Pacific Islands Forum, che riunisce piccoli Stati insulari, insieme ad Australia e Nuova Zelanda. E, forse, non sarà un caso che dal segretario di Stato Usa, Antony Blinken, sono arrivati a Kiribati gli auguri in occasione della Festa nazionale, con l’auspicio di «continuare la nostra partnership e avvicinare ancor di più i nostri Paesi in aree di reciproco vantaggio».



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