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Che cos’è il tradimento virtuale?

13 Luglio 2022
Che cos’è il tradimento virtuale?

Infedeltà e chat su Internet: quando il coniuge è responsabile e scatta l’addebito nella separazione. 

La legge ammette anche la possibilità di un tradimento virtuale. Tale comportamento viene infatti considerato contrario ai doveri del matrimonio. Ma, più nel dettaglio, che cos’è il tradimento virtuale, quando scatta e quali sono i suoi effetti? 

Come si vedrà a breve, per potersi separare non è necessario fornire la prova di un tradimento, ben potendo ciò dipendere dalla semplice volontà, manifestata anche da un solo coniuge, di non voler più convivere con l’altro. Tuttavia, in presenza dell’infedeltà, scatta il cosiddetto addebito, ossia la responsabilità per la fine del matrimonio. Da questa discendono due effetti: l’impossibilità di chiedere il mantenimento e la perdita dei diritti ereditari sul patrimonio dell’ex (qualora questi deceda prima del divorzio). 

Procediamo con ordine e vediamo dunque cosa la giurisprudenza considera essere tradimento virtuale e quindi fonte di responsabilità.

Quando c’è tradimento virtuale? 

Il tradimento virtuale si verifica quando una persona sposata mostra interesse fisico o emotivo per un’altra persona che, ovviamente, non è il proprio coniuge. Non c’è bisogno di essere corrisposti: il semplice fatto di corteggiare – ad esempio tramite chat – un’altra persona, seppur senza conoscerla ed averla mai vista dal vivo, costituisce tradimento virtuale.

Da quanto appena appreso si intuisce che il tradimento non necessita di un rapporto fisico, potendo anche essere platonico, purché dimostri coinvolgimento. 

Il tradimento virtuale non è neanche il semplice innamoramento. Il fatto di essersi invaghiti di un’altra persona non costituisce tradimento se il fatto resta nella propria sfera e non viene comunicato all’oggetto del proprio desiderio. Affinché si possa parlare di tradimento infatti è necessario manifestare le proprie voglie o i sentimenti. 

Il fatto di esternare dei complimenti per un’altra persona non può integrare un tradimento, ma se questi complimenti sono chiaramente rivolti a ottenere un rapporto o comunque a intraprendere una relazione – sia pure virtuale, tramite web – si può parlare di tradimento.

È stato considerato tradimento virtuale una conversazione tramite chat o email intrattenuta con una donna ove erano evidenti le lusinghe e le avances, anche se tra i due non v’era mai stata alcuna conoscenza fisica o rapporto fisico.

Così il semplice fatto di “provarci”, cercando di ottenere i favori sessuali dell’altra persona, seppur non corrisposti, può ugualmente integrare l’infedeltà coniugale, seppur di tipo virtuale.

Allo stesso modo, la giurisprudenza considera tradimento virtuale l’iscrizione a un sito di incontri anche se non si è mai portato a termine il proposito di conoscere fisicamente una persona dell’altro sesso.

Invece, il fatto di consultare un sito porno non viene considerata una forma di tradimento.

Tradimento virtuale: quali conseguenze?

Il tradimento virtuale viene equiparato a quello fisico: esso è quindi fonte di responsabilità e, conseguentemente, di addebito. Con la conseguenza che il coniuge fedifrago:

  • non può chiedere l’assegno di mantenimento anche se disoccupato o se il proprio reddito è marcatamente più basso di quello dell’altro coniuge;
  • non può rivendicare lo stato di “erede legittimario” qualora l’altro coniuge dovesse morire prima del divorzio (di norma, infatti, la separazione non cancella il diritto a succedere all’ex).

Tradimento virtuale: come evitare l’addebito?

C’è un solo modo per evitare l’addebito in caso di tradimento, anche virtuale: dimostrare che la coppia era in crisi già prima della condotta fedifraga, per ragioni diverse e tali da aver ormai incrinato definitivamente il rapporto matrimoniale. Insomma, l’infedeltà non deve essere la causa della separazione ma la conseguenza di una causa pregressa, già consumatasi e non superata dalla coppia (ad esempio le vessazioni del marito sulla moglie, un precedente tradimento, l’abbandono del tetto coniugale, ecc.). Fornendo tale prova, il coniuge colto a tradire l’altro non viene considerato responsabile. 



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