Diritto e Fisco | Editoriale

Se vuoi cancellato il link, Google ti risponde così

28 Ottobre 2014 | Autore:
Se vuoi cancellato il link, Google ti risponde così

Diritto all’oblio: la cancellazione di notizie pertinenti a un procedimento penale anche datato non viene rispettata dal modulo di Google.

Uomo avvisato mezzo salvato”. Già in passato avevo mostrato tutte le mie perplessità sul funzionamento effettivo del modulo online, messo a disposizione da Google, per ottenere il cosiddetto diritto all’oblio, ossia la “de-indicizzazione” di link pregiudizievoli alla web-reputation. In altre parole, sebbene in ossequio alla ormai famosa sentenza della Corte di Giustizia Google sarebbe tenuto a cancellare la presenza, sul proprio motore di ricerca, di articoli con notizie vecchie lesive della reputazione, ciò di fatto non avviene. O meglio, non avviene proprio per quelle notizie per le quali opera il diritto all’oblio. Ossia i fatti di cronaca penale. E ciò nonostante siano passati diversi anni dall’evento, dalla sentenza di condanna, dall’esecuzione della pena.

Ecco un esempio di risposta fornita da Google con riferimento a un fatto di cronaca avvenuto circa cinque anni fa e la cui pena è stata ormai scontata da oltre 3 anni. Con questa importante precisazione: per gli stessi presupposti, invece, qualsiasi aula di Tribunale italiano concederebbe il diritto all’oblio (in molti casi, anche con un procedimento cautelare d’urgenza).

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In merito ai seguenti URL:

 

http://www.provacampionesenzasenso_56430_il-finanziere-che-si-e-fumato-la-canna-dopo-averla-sequestrata

 

Google ritiene che le informazioni relative alla sua persona presenti in corrispondenza degli URL in questione (riguardo a tutte le circostanze del caso di cui siamo a conoscenza) siano ancora pertinenti per le finalità dell’elaborazione dei dati, pertanto il riferimento al documento in questione nei nostri risultati di ricerca è giustificato dall’interesse pubblico.

 

Per il momento, Google ha deciso di non prendere provvedimenti riguardo gli URLs in questione.

 

Potrebbe avere il diritto di sottoporre la questione all’autorità per la protezione dei dati del suo Paese se non è soddisfatto della decisione presa da Google. Può includere nella comunicazione all’autorità il numero di riferimento 0-XXXXXXX ed una copia della conferma di invio del modulo relativo alla richiesta presentata a Google.

 

Può inviare la richiesta di rimozione direttamente al webmaster che gestisce il sito in questione. Il webmaster ha la possibilità di rimuovere i contenuti in questione dal Web, oppure di impedirne la visualizzazione nei motori di ricerca. Può visitare il sito all’indirizzo https://support.google.com/websearch/answer/9109?hl=it per sapere come contattare il webmaster di un sito.

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In buona sostanza, cosa fa Google? Di fronte a un diritto sacrosanto alla cancellazione del link, rinvia l’utente alternativamente al Garante della Privacy (italiano o dello Stato Membro interessato) oppure al proprietario del dominio che ospita il sito “incriminato”.

Nulla di nuovo sotto il sole. Google stesso lo aveva già anticipato dopo la storica sentenza dei giudici di Lussemburgo: “Non cancelleremo alcunché per i fatti di rilevanza penale” (leggi “Oblio su internet: la richiesta a Google non garantisce la cancellazione”). Come a dire che il 90% delle richieste di de-indicizzazione non saranno prese in considerazione.

E del resto erano stati i nostri stessi sentori, espressi in “Cancellazione link da Google o oblio su internet: 7 motivi per non fidarsi di Big G”.

Quindi? Non resta che tornare a fare la trafila di prima: affidarsi a uno studio legale che gestisca la lunga trafila del diritto all’oblio.


note

Autore immagine: 123rf com


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