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Cosa vuol dire registrazione solo in caso d’uso?

13 Agosto 2022 | Autore:
Cosa vuol dire registrazione solo in caso d’uso?

Quali sono gli atti che vanno registrati presso l’Agenzia delle Entrate solo al momento del loro utilizzo e non entro un termine fisso.

Hai in mano un contratto di lavoro autonomo che non è stato rispettato dal tuo datore di lavoro. È una semplice scrittura privata, con le firme di entrambi e la data. Sembra perfettamente valida e secondo te «carta canta»; ma il tuo avvocato ti ha detto che per utilizzare ufficialmente quel contratto e azionare il tuo credito bisogna registrarlo. Tu sapevi che per quel tipo di contratti la registrazione non è obbligatoria, ma lui ti ha risposto che, anche se non è prevista in partenza, diventa necessaria «in caso di uso» dell’atto. Cosa vuol dire registrazione solo in caso d’uso?

Imposta di registro: cos’è e come funziona

L’imposta di registro è una sorta di “tassa sugli atti”: lo Stato pretende un contributo economico dalle parti che li hanno formati, o che comunque intendono utilizzarli, per attribuire a tali documenti una data certa e per conservarli in forma ufficiale e intangibile.

La registrazione si esegue depositando l’atto presso l’Agenzia delle Entrate; ciò può avvenire direttamente allo sportello dell’ufficio oppure in forma telematica, utilizzando l’apposita procedura presente sul sito ufficiale dell’Agenzia. L’entità dell’imposta di registro da pagare può essere stabilita in misura fissa (ad esempio, 200 euro per i contratti di comodati gratuito) o proporzionale al valore dell’atto (il 2% del canone annuo per i contratti di locazione ad uso abitativo, con un minimo di 67 euro).

Gli atti soggetti all’imposta di registro

Gli atti soggetti all’imposta di registro possono essere registrati in termine fisso, come i contratti di locazione di durata superiore a 30 giorni, oppure in caso d’uso, o volontariamente, se non rientrano in nessuna delle due precedenti ipotesi.

L’espressione «in termine fisso» significa che la registrazione va richiesta obbligatoriamente entro un determinato numero di giorni, previsto per ogni categoria di atti. Ad esempio, i contratti di locazione vanno registrati entro 30 giorni dalla data di stipula, i contratti preliminari o definitivi di compravendita immobiliare – e in genere tutti gli atti notarili – entro 20 giorni, così come le scritture private formate in Italia, come un comodato gratuito; i contratti formati all’estero devono essere registrati entro 60 giorni.

In generale, devono essere registrati:

  • gli atti formati per iscritto nel territorio dello Stato elencati nell’apposita tariffa [1], esclusi quelli formati per l’applicazione, la riscossione, la rateazione e il rimborso di imposte e tasse, per la formazione del catasto terreni e fabbricati, i contratti di lavoro subordinato e i passaggi di proprietà per i veicoli iscritti al Pra (Pubblico registro automobilistico);
  • i contratti verbali di locazione o affitto di beni immobili esistenti in Italia, comprese le successive cessioni, risoluzioni e proroghe, anche tacite;
  • gli atti formati all’estero, che comportano trasferimento della proprietà o la costituzione e il trasferimento di altri diritti reali (come l’usufrutto e l’abitazione), anche di garanzia, su beni immobili o aziende esistenti in Italia, compresi quelli che hanno per oggetto la locazione o l’affitto di tali beni o aziende.

Atti soggetti a registrazione in caso d’uso: quali sono?

La legge sull’imposta di registro [2] dispone che: «Si ha caso d’uso quando un atto si deposita, per essere acquisito agli atti, presso le cancellerie giudiziarie nell’esplicazione di attività amministrative o presso le amministrazioni dello Stato o degli enti pubblici territoriali e i rispettivi organi di controllo, salvo che il deposito avvenga ai fini dell’adempimento di un’obbligazione delle suddette amministrazioni, enti o organi ovvero sia obbligatorio per legge o regolamento».

Dunque la registrazione in caso d’uso è una categoria residuale, che non comprende, da un lato, tutti gli atti soggetti a registrazione obbligatoria in termine fisso e, dall’altro lato, quelli che rimangono sottoposti alla registrazione volontaria, che può essere opportuna se si vuole attribuire all’atto data certa nei confronti dei terzi, ai sensi dell’art. 2704 del Codice civile. Un esempio tipico di registrazione volontaria è il regolamento di condominio.

Per il pagamento dell’imposta di registro, anche gli atti registrati in caso d’uso soggiacciono alla normale tassazione prevista per la categoria in cui rientrano, con un’unica particolarità: l’imposta è applicata in base alle disposizioni vigenti al momento della richiesta di registrazione, anziché a quelle vigenti al tempo della formazione dell’atto [3]. Questa disposizione si spiega per il fatto che, nel frattempo, il regime di imposizione potrebbe essere cambiato, ad esempio variando le aliquote d’imposta sul valore dell’atto.

Registrazione in caso d’uso: quando?

Come abbiamo visto, la registrazione in caso d’uso non è necessaria al momento della formazione dell’atto, e in ciò si differenzia dalla registrazione in termine fisso, ma diventa obbligatoria – e perciò comporta il pagamento dell’imposta di registro – quando l’atto viene depositato presso:

  • le cancellerie degli uffici giudiziari (Tribunale, Corte d’Appello, Commissione tributaria, Tar, Corte di Cassazione, Consiglio di Stato, ecc. ecc.), anche quando riguarda i procedimenti di “volontaria giurisdizione”, cioè quelli non contenziosi, come le autorizzazioni del giudice tutelare; non integra il caso d’uso, invece, il deposito di atti per l’acquisizione al fascicolo di un procedimento contenzioso ordinario, come una causa civile; la registrazione delle sentenze, o degli altri atti giudiziari, è richiesta dal cancelliere;
  • gli uffici di una Pubblica Amministrazione statale, come i Ministeri, o degli Enti pubblici territoriali (Regioni, Province e Comuni), a meno che il deposito avvenga per adempiere un’obbligazione richiesta dalle Amministrazioni stesse o sia obbligatorio per legge o per regolamento.

note

[1] Tariffa all. A al D.P.R. n. 131/1986.

[2] Art. 6 D.P.R. n. 131/1986.

[3] Art. 39 D.P.R. n. 131/1986.


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