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Avvocati: per avere praticanti in studio bisognerà ottenere il certificato

29 Ottobre 2014
Avvocati: per avere praticanti in studio bisognerà ottenere il certificato

L’Attestato di formazione continua come condizione per avere tirocinanti in studio.

 

Ci mancava anche questa!avranno esclamato migliaia di avvocati nel leggere il comunicato stampa apparso ieri sul sito del CNF. Il Consiglio Nazionale Forense, infatti, nell’approvare il nuovo regolamento sui crediti formativi (leggi “Nuova formazione forense: gli avvocati tornano a scuola”) ha lasciato di sasso tutti gli studi legali non tanto nell’istituire, con il rilascio dell’Attestato di formazione continua, un nuovo onere a carico degli iscritti (peraltro non è ancora chiaro se dovranno essere corrisposti diritti di segreteria, al C.D.O. locale, per la consegna dell’attestato), quanto piuttosto nel subordinare all’ottenimento dello stesso l’ammissione di tirocinanti alla frequenza del proprio studio.

Come in una moviola, che meglio ci servirà per comprendere le intenzioni dell’organo rappresentativo degli avvocati, riportiamo le esatte parole del comunicato:

“Il possesso dell’attestato di formazione continua costituisce titolo per l’iscrizione e il mantenimento della stessa negli elenchi previsti da specifiche normative o convenzioni, o comunque indicati dai Consigli dell’Ordine su richiesta di Enti pubblici, per accettare la candidatura per la nomina di incarichi o di commissario di esame, nonché per ammettere tirocinanti alla frequenza del proprio studio”.

Ci vorrà, comunque, il testo ufficiale per comprendere meglio di cosa si tratta, se saranno previste esenzioni, nonché gli eventuali costi e condizioni per ottenere il nuovo “bollino blu”. Certo è che, di fatto, l’introduzione di questa ennesima novità ha tutta l’aria di essere una sorta di sanzione all’avvocato che non adempia al dovere formativo.

In ogni caso, la previsione secondo cui l’attestato di formazione continua sarà rilasciato dal Consiglio dell’ordine su domanda dell’iscritto fa anche intravedere un ulteriore onere economico per gli avvocati.

Quote rosa

Passiamo alle società fra avvocati, che dovranno chiamarsi semplicemente “Sta”: non saranno dunque più necessari l’indicazione nominativa e il titolo professionale di tutti i soci o di un socio seguito da “altri”, il tutto per evitare “ritorsioni” dalla Commissione europea o addirittura una causa di fronte alla Corte di giustizia.

Quanto allo schema di regolamento sulle elezioni dei Coa, la Commissione Giustizia propone di prevedere un preciso spazio temporale per lo svolgimento delle operazioni elettorali (tra il 15 e il 30 novembre); sarebbe opportuno precisare che il numero degli iscritti, necessario per stabilire il numero dei consiglieri da eleggere, sia calcolato al giorno antecedente la delibera della convocazione dell’assemblea elettorale; vanno individuati meglio i requisiti dell’elettorato attivo e passivo; in materia di schede elettorali ed espressioni del voto, per garantire la tutela tendenzialmente paritaria dei generi, sarebbe necessario stabilire espressamente, nella sola ipotesi di voto destinato ai due generi, che le preferenze possano essere espresse anche in numero inferiore a quello complessivo dei componenti da eleggere, fermo restando il limite massimo dei due terzi per ciascun genere.


note

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Ma invece di ulteriori aggravi sugli avvocati, spostare tali costi in favore dello stato o del cnf sull’obbligo di pagare i praticanti proprio no?? Lo fanno in tutta europa ed andrebbe a beneficio di moltissimi giovani bravi ma poco tutelati

  2. e chi li prende i praticanti? praticante io stesso fino a pochi anni fa, a gratis, dovrei ora sobbarcarmi tale onere, quando a fatica mantengo me stesso? manco ci penso.

  3. i praticanti dovrebbero essere formati con altri mezzi non andare negli studi legali per essere sfruttati. questa non è formazione è spreco di tempo

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