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Quali soldi sono impignorabili?

7 Gennaio 2023 | Autore:
Quali soldi sono impignorabili?

In quali casi il denaro non può essere sottoposto a pignoramento: tutte le delucidazioni utili a debitori e creditori.

Avendo recentemente perso il lavoro ti trovi in difficoltà economiche e non riesci più a far fronte ai tuoi debiti; devi scegliere quali pagare e accantonarne altri. Stai dando la priorità a ciò che è necessario per vivere: oltre alla spesa alimentare, le utenze della luce e del gas e l’affitto di casa. Devi del denaro anche ad una finanziaria e ad alcuni negozianti presso i quali hai acquistato a credito, ma anche se questo ti provoca disagio non hai la possibilità di onorare i tuoi impegni. Temi che, prima o poi, i creditori perdano la pazienza e agiscano legalmente nei tuoi confronti. Non possiedi immobili o veicoli, ma ti preoccupa il denaro che si trova sul tuo conto corrente: potrebbe essere pignorato? In questo articolo vedremo quali soldi sono impignorabili e quali, invece, possono essere sottoposti a pignoramento; con quali modalità avviene l’espropriazione forzata del denaro e i limiti entro i quali essa è consentita.

Come avviene il pignoramento del denaro?

Per poter procedere al pignoramento, il creditore deve far notificare al debitore un titolo esecutivo [1]. Si tratta di un documento ufficiale dal quale risulta l’esatto importo del suo credito; può trattarsi di una sentenza, di un decreto ingiuntivo, di un assegno o una cambiale, di un atto notarile.

Insieme al titolo, oppure successivamente, deve essere notificato al debitore un atto di precetto [2]. Esso consiste nell’intimazione di pagamento delle somme dovute, oltre agli interessi e alle spese, nel termine di dieci giorni, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata.

Se il debitore non paga si procede al pignoramento dei suoi beni, che può avere ad oggetto mobili, immobili, veicoli, denaro oppure, entro certi limiti che vedremo, lo stipendio o la pensione. Le modalità sono diverse e il tramite è sempre l’ufficiale giudiziario. Qui ci soffermeremo sul pignoramento del denaro, che è per il creditore il modo più veloce e immediato per recuperare le somme che gli sono dovute.

Per quanto riguarda il contante, tuttavia, questa possibilità è solo teorica. Esso è considerato un bene mobile e pertanto dovrebbe essere sottoposto a un’esecuzione mobiliare. Ciò significa che l’ufficiale giudiziario dovrebbe recarsi presso l’abitazione del debitore e sottoporre a pignoramento i beni mobili che vi si trovano (dai quali, a meno che non siano di pregio, di solito si ricava ben poco), compresi i soldi che dovesse rinvenire [3]. S’intende facilmente che nessuno lascia nella propria abitazione somme rilevanti facili da trovare: piuttosto le conserva bene, in un luogo sicuro, oppure le affida ad altri.

Più realistico è pignorare il denaro che si trova in banca o lo stipendio del debitore. Per farlo si ricorre alla procedura detta pignoramento presso terzi [4]. A tal fine, si notifica un atto al debitore e al terzo presso il quale si trova il suo denaro: può trattarsi della banca, della posta oppure, nel caso di stipendi o pensioni, del datore di lavoro o dell’ente previdenziale che devono corrisponderli. In tale atto si intima al debitore e al terzo di non disporre del denaro fino alla concorrenza di un importo tale da coprire il credito, gli interessi e le spese di procedura; nel contempo, li si invita a comparire davanti al giudice dell’esecuzione in una data in cui quest’ultimo tiene udienza.

All’udienza il terzo dichiara la quantità di denaro del debitore che si trova presso di lui o, nel caso di stipendi e pensioni, l’importo che gli versa mensilmente. Il giudice provvede quindi ad assegnare al creditore una somma corrispondente al suo credito, agli interessi e alle spese di procedura sostenute.

Quali soldi possono essere pignorati?

Può essere sottoposto a pignoramento il denaro del debitore che si trova depositato in banca o alla posta, su un conto corrente o un libretto. Come vedremo più avanti, però, in alcuni casi, c’è un limite oltre il quale il creditore non può andare.

Anche i soldi custoditi nelle cassette di sicurezza sono, in linea teorica, pignorabili, visto che nessuna norma lo vieta. Da un punto di vista pratico, tuttavia, l’operazione risulta impossibile perché né la banca né il creditore sanno esattamente la quantità di contante che vi si trova. Di conseguenza, per l’Istituto di credito è impossibile dichiarare al giudice un importo preciso.

Inoltre, il denaro convertito in alcuni investimenti è pignorabile. Precisamente, possono essere sottoposti ad esecuzione forzata:

  • le azioni;
  • le obbligazioni;
  • i titoli di Stato (come ad esempio Bot e Cct).

Infine, come abbiamo visto, possono essere pignorati stipendi e pensioni. In questo caso, non si tratta di somme attualmente presenti sul conto del debitore, ma che devono essergli ancora versate. A seguito di un preciso ordine del giudice il datore di lavoro o l’ente previdenziale provvedono ad effettuare il pagamento direttamente al creditore; se una sola mensilità non è sufficiente a coprire l’importo del credito il magistrato dispone che il versamento avvenga anche nei mesi successivi finché esso non è estinto.

Quali soldi non possono essere pignorati?

Vediamo adesso quali soldi sono impignorabili. Il denaro depositato in banca è in parte impignorabile se deriva da stipendi da lavoro dipendente e pensioni. La legge, infatti, stabilisce che, in questo caso, non possono essere pignorate le somme corrispondenti al triplo dell’assegno sociale [4].

L’importo dell’assegno sociale viene aggiornato ogni anno; nel 2022 esso è pari a 460,42 euro. Il triplo di tale importo è 1.381,26 euro. Pertanto, il creditore potrà pignorare il denaro depositato in banca che eccede tale importo. Se, applicando questa regola, il creditore non riesce a recuperare per intero le somme che gli sono dovute, potrà procedere al pignoramento dello stipendio o della pensione prima che vengano accreditate al debitore, ma entro il limite di un quinto del loro importo [5].

Facciamo un esempio per capire come questo funziona concretamente.

Vittorio è creditore nei confronti di Paolo dell’importo di 5.000,00 euro. Il debitore è un lavoratore dipendente e percepisce uno stipendio di 1.500,00 euro al mese. Paolo canalizza in banca il suo stipendio e sul conto sono presenti complessivamente 2.000,00 euro. Di questi, Vittorio potrà pignorare soltanto l’eccedenza di 1.381,26 euro, quindi 618,74 euro. Poiché il suo credito va ben oltre la suddetta cifra, Vittorio dovrà sottoporre a pignoramento anche gli stipendi successivi, prima che vengano accreditati a Paolo, nella misura di un quinto al mese. Poiché lo stipendio di Paolo ammonta a 1.500,00 euro, la cifra che il creditore potrà incassare mensilmente sarà di 300,00 euro, fino a quando il debito non risulterà integralmente pagato.

L’importo del denaro impignorabile cambia, però, se il creditore è l’Agenzia delle Entrate – Riscossione. in tal caso, infatti, lo stipendio o la pensione possono essere pignorati entro limiti variabili a seconda del loro importo [6]. Precisamente:

  • se essi ammontano fino a 2.5000,00 euro possono essere pignorati nei limiti di un decimo;
  • da 2.500,00 a 5.000,00 euro possono essere pignorati nei limiti di un settimo;
  • se il loro importo supera 5.000,00 euro possono essere pignorati nei limiti di un quinto.

La parziale impignorabilità che abbiamo descritto vale solo per i redditi da lavoro dipendente e per le pensioni; non invece per quelli provenienti da lavoro autonomo. Pertanto, imprenditori e liberi professionisti non possono godere di questo beneficio e rischiano che il denaro che hanno in banca, o che altri devono pagare come corrispettivo per le loro prestazioni, venga interamente pignorato.


note

[1] Art. 474 cod.proc.civ.

[2] Art. 480 cod.proc.civ.

[3] Art. 518 cod.proc.civ.

[4] Art. 545 co. 8 cod.proc.civ.

[5] Art. 545 co. 4 cod.proc.civ.

[6] Art. 72 ter D.P.R. n. 602/1972


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