Diritto e Fisco | Articoli

Studente-lavoratore: il fisco applica gli studi di settore. Come difendersi

29 Ottobre 2014
Studente-lavoratore: il fisco applica gli studi di settore. Come difendersi

Accertamenti fiscali anche per chi è all’università se il rendimento è scarso e tutto fa pensare che non si curi dei libri, dando privilegio all’attività lavorativa.

Già sembra di sentire i commenti dei lettori a questo articolo: “Il fisco se la prende sempre coi pesci più piccoli”. Fatto sta che l’amministrazione finanziaria ha effettuato accertamenti fiscali anche nei confronti degli studenti che hanno un lavoretto per potersi mantenere. E come? Attraverso gli studi di settore, nel caso di giovane impegnato anche in attività professionale. Insomma, sulla base delle presunzioni di reddito in uso all’Agenzia delle Entrate, anche lo studente-lavoratore subisce, di tanto in tanto, l’accertamento.

Ma da oggi non sarà più così. E questo perché una importante sentenza della Cassazione [1], depositata poche ore fa, ha chiarito una volta per tutte che gli studi settore non si applicano al lavoratore-studente, anche se il rendimento universitario è scarso.

Come noto, in base agli studi di settore, il fisco “presume” degli standard minimi di reddito da parte di determinate categorie di contribuenti. Così, per esempio, nei confronti dei professionisti. Dichiarare un reddito inferiore allo standard (nel gergo tecnico si dice “non essere congrui”) fa scattare il campanellino di allarme all’Agenzia delle Entrate che procederà poi con l’accertamento.

Di norma, chi ci tiene ad evitare problemi con il fisco, ha come prima priorità essere almeno “congrui” alla fine dell’anno. Un po’ come le squadre di calcio il cui primo obiettivo è la “salvezza”.

Ma cosa succede se parliamo di uno studente che si dedica anche ad altre attività lavorative? Secondo la Cassazione, non si può fare di tutti i contribuenti un fascio. E così non possono essere applicati gli standard al contribuente che lavora meno per via degli impegni universitari, anche se non ottiene buoni risultati.

La Suprema Corte, accoglierà quindi, le richieste della contribuente. Ma – per come è ovvio che sia –la speranza è che, già in primo o secondo grado, i giudici delle Commissioni tributarie sposino questo indirizzo. Che, in quanto “precedente” (e non legge) non è comunque vincolante nelle aule di tribunale.


note

[1] Cass. sent. n. 22949/14 del 29.10.14.

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube