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Che cos’è la verifica di maggioranza di Governo?

14 Luglio 2022 | Autore:
Che cos’è la verifica di maggioranza di Governo?

Come viene accertato il rapporto di fiducia tra l’Esecutivo e il Parlamento? Chi la può chiedere? E quali conseguenze può avere?

La teoria dice che un Governo nasce o perché un solo partito ha vinto le elezioni politiche o perché un insieme di partiti decide di sostenere un presidente del Consiglio. Nel primo caso, occorre avere una buona memoria per risalire ad una forza politica che abbia governato da sola in Italia: l’ultimo Governo monocolore (per di più, in minoranza) è stato l’Andreotti IV, sostenuto dalla sola Democrazia Cristiana dal 1978 al 1979. Molto più numerosi i premier che hanno avuto bisogno dell’appoggio di più partiti, in coalizione oppure messi insieme per necessità, com’è successo negli ultimi anni. Quest’ultima soluzione non sempre si rivela vincente e spesso non riesce ad arrivare a fine legislatura. Quando i partiti cominciano ad avere delle serie divergenze, si rende necessaria una verifica di maggioranza. Ma, tecnicamente, che cos’è la verifica di maggioranza di Governo?

Il vocabolario della Treccani attribuisce questo termine addirittura ai cronisti e agli addetti ai lavori. Definisce, infatti, la verifica di maggioranza di Governo «nel linguaggio politico e giornalistico, l’accertamento della sussistenza delle motivazioni di fondo e delle condizioni che hanno determinato un’alleanza, una intesa, una coalizione di Governo tra due o più partiti».

In termini più semplici (non per correggere la Treccani, per carità), ci deve essere un rapporto di fiducia tra il Governo e le forze politiche parlamentari che lo sostengono. Tale rapporto può essere verificato in qualsiasi momento in due modi:

  • su iniziativa del Parlamento, attraverso la presentazione alla Camera o al Senato di una mozione di sfiducia da parte di un decimo dei componenti. Inserita all’ordine del giorno dell’Assemblea, la mozione (che può riguardare anche un singolo ministro) apre un dibattito in Aula che si conclude con il voto;
  • su iniziativa del Governo stesso, quando pone la cosiddetta questione di fiducia su una determinata proposta all’esame delle Camere. Con questo strumento il Governo dichiara di voler collegare la propria permanenza in carica all’esito di una certa votazione di una delle Camere.

C’è, però, una terza via ed è quella della verifica di maggioranza. Può essere chiesta da una delle forze politiche che appoggiano l’Esecutivo per sapere se il Governo può contare ancora su un numero di parlamentari sufficiente a proseguire il suo lavoro. Il premier ed i suoi ministri, pertanto, si sottopongono al giudizio della Camera e del Senato.

Sarebbe piuttosto riduttivo pensare che una verifica di maggioranza abbia uno scopo prettamente statistico. Spesso, serve a mettere alle strette il capo del Governo affinché modifichi gli equilibri interni dell’Esecutivo, togliendo potere a un partito per rafforzare quello di un altro attraverso il cosiddetto «rimpasto». Cose che, evidentemente, i diretti interessati sanno ma non diranno mai nemmeno sotto tortura.



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